Caso I
A.B. in età d'anni 44. Uomo robusto e che in tutta la sua vita non aveva avuto alcuna infermità, si pose nelle mie mani per essere medicato da un idrocele che aveva nel lato sinistro dello scroto.
Dicembre 1733: vuotai l'acque con un taglio della lunghezza d'incirca quattro pollici, che feci attraverso i tegumenti. La sera l'infermo ebbe la febbre, e non dormì. Lo scroto e il testicolo da quella parte incominciò ad infiammarsi, e le arterie capillari dilatandosi, mandarono fuori molto sangue. Di più fu sorpreso da violento dolore nel dorso, ma un sospensorio che si pose allo scroto, lo diminuì considerevolmente.
Dallì 3 fino ai 7 fu sempre in uno stato molto pericoloso, dopo di che la febbre passò alla crisi con la suppurazione della piaga, e al testicolo.
Dai 7 fino ai 14. L'infermo ogni giorno riprese forze, ma lo scolo della materia che proveniva dal testicolo, accrescendosi, e il seno allora penetrando profondamente verso lo spartimento dello scroto, pensai d'aprile il corpo del testicolo in tutta la lunghezza dell'ascesso.
Dopo li 24, la suppurazione diminuì in un modo meraviglioso; talmente che in sei giorni, la superficie della maggior parte del testicolo s'univa collo scroto e non restava che una piaga superficiale che fu interamente cicatrizata il 10 gennaio 1734.
Li 31 marzo 1734 cotesto uomo continuava a godere perfetta sanità.
Caso II
A.C. d'anni 37 e d'un ottimo temperamento, ebbe un tumore a un lato dello scroto, il quale continuando a crescere per sei anni, si addrizzò ad un chirurgo il quale applicò un piccolo caustico sopra la parte superiore del tumore; ed avendo aperta l'escara, cavò quasi oncie quarantasei d'acqua; ma l'infermità essendo ritornata poco dopo la prima operazione, io intrapresi la cura radicativa.
Li 15 dicembre 1736. applicai sopra la parte anteriore e superiore dello scroto un caustico di circa sei pollici di lunghezza e d'un pollice di larghezza.
Li 16 dicembre avendo fatta una piccola apertura attraverso l'escara, cavai più d'oncie trenta d'acqua.
Dai 17 fino ai 24 l'infermo travagliò sempre molto, non solo nella parte offesa, ma ancora nel dorso, e nei lombi e dormiva pochissimo. Lo scroto in tal sito estremamente si infiammò, e si rese grosso, e la febbre sintomatica si fè violentissima, senza che la piaga desse verun segno di suppurazione.
La sera dei 24 l'infermo si ritrovò un poco meglio, e continuò ad andar meglio fino alli 29. che l'escara si separò. Ma la piaga aveva sempre cattiva apparenza, e non comparivano fiocchi di carne nella superficie. Dopo li 29 dicembre fino ai 5 gennaio restò nel medesimo stato.Dai 5 fino ai 13 il tumore, ed il dolore s'accrebbero alquanto, e la notte dei 13 l'infermo fu attaccato da un accesso di febbre che ritornò ancora due volte, e ciò di due in due giorni.
Dallì 17 fino alli 26 avendo cessato la febbre incominciò ad andare molto meglio, essendosi aperti in quello tempo due ascessi nello scroto.
Verso li 2 febbraio cessò interamente il dolore, si diminuì molto il tumore, e sì ammollì la durezza. La piaga cicatrizzò in assai pochi giorni, e li 24 febbraio lo lasciai in perfetta salute. Come nei casi precedenti fu in pericolo la vita degli infermi, volli adoprare il seguente rimedio, avendo inteso dire che era stato utile ad altri.
Tratto da: Manuale di Terapia chirurgica 1751.Collezione personale.