L'individuo nasce predisposto alla socialità, ma diventa membro effettivo di questa solo grazie ad un lungo processo di interiorizzazione delle oggettivazioni sociali. Il momento fondamentale di questo processo è la socializzazione primaria, che avviene in famiglia. Egli interiorizza identificandosi con le persone per lui importanti, assumendone i ruoli ed i comportamenti. Socializzazione: insediamento completo e coerente di un individuo nel mondo oggettivo di una società.
La primaria è la prima, la più importante; mediante questa l’individuo diviene membro della società. Il mondo è filtrato dalla percezione che ne hanno i genitori; è un mondo emotivo oltre che conoscitivo quello cui il bambino accede.
Interiorizzazione – identificazione “L’interiorizzazione avviene solo quando avviene l’identificazione; il bambino assume il ruolo delle persone per lui significative, li interiorizza e li rende propri. E' grazie a questa identificazione con le persone che si curano di lui che il bambino diventa capace di identificare se stesso, di acquistare un’identità soggettivamente coerente e plausibile”.
Il bambino assume ruoli e atteggiamenti importanti; si appropria così del loro mondo. La progressione della socializzazione primaria comporta l'astrazione dai comportamenti particolari, per giungere a generalizzazioni sui comportamenti altrui. Quando questa astrazione è compiuta, tra realtà soggettiva e realtà oggettiva v’è un rapporto simmetrico. Generalizzazione dei ruoli : da “il papà è arrabbiato con me ora perché ho disobbedito” a “il papà si arrabbia con me tutte le volte che disobbedisco!”e quindi “non si disobbedisce!”
La Secondaria è il processo successivo che introduce l’individuo già socializzato in nuovi ruoli del mondo oggettivo della sua società. Mentre la socializzazione primaria ha bisogno di una forte identificazione, quella secondaria può farne a meno; occorre identificarsi con i genitori, non certo con gli insegnanti. Nella socializzazione secondaria si crea una distanza tra l'io totale e l'io legato ad un ruolo particolare; è possibile cioè considerare una parte di sé come legata solo ad un determinato ruolo e ad una situazione specifica. Le realtà interiorizzate nella socializzazione secondaria sono più vulnerabili perché più superficialmente radicate nella coscienza. La conversazione è lo strumento che preserva la realtà, indebolendo od eliminandone alcuni elementi che non vengono più nominati. Si può conservare una realtà soggettiva solo all'interno di una struttura di plausibilità, in un contesto comunicativo che confermi la nostra percezione (ad esempio in una comunità religiosa, nel caso di un cattolico).Un individuo può anche mutare radicalmente la realtà soggettiva, con un processo di ristrutturazione. In questo caso (ad esempio nelle conversioni religiose) interviene una risocializzazione, simile alla socializzazione primaria, sostenuta da un'efficace struttura di plausibilità e mediata da persone significative. L'individuo si inserisce in una nuova struttura comunicativa, e re-interpreta la vecchia realtà alla luce della nuova situazione, concependo la ristrutturazione come una frattura biografica.
La sociologia della conoscenza: si occupa del modo in cui una realtà viene costruita socialmente e viene data per scontata. Non ha interessi teorici, quanto empirici. Conoscenza = ciò che tutti sanno della realtà in cui vivono. I fondamenti della conoscenza della vita quotidiana. Come si costruisce la conoscenza che regola la condotta nella vita quotidiana? In che modo la realtà viene resa oggettiva (vera per tutti) ma continua a conservare i significati soggettivi?
Berger (Boston) e Luckmann (Francoforte) si occupano del problema della nostra conoscenza della realtà, intendendo per realtà tutti i fenomeni che consideriamo indipendenti dalla nostra volontà, e prescindendo dalla questione della validità o meno di questa conoscenza.
La nostra coscienza ha sempre un carattere intenzionale, si dirige verso oggetti; gli oggetti si presentano alla coscienza come appartenenti a diverse sfere di realtà. Tra queste sfere di realtà ve n'è una che ha un ruolo dominante: la realtà della vita quotidiana. Le altre sfere di realtà sono circoscritte, inserite nella realtà della vita quotidiana e inevitabilmente meno familiari. L'entrata in questi mondi (come quello del sogno o del pensiero astratto) è una sorta di escursione oltre la realtà quotidiana. La realtà è data, si auto-proclama, è auto-evidente; le routine della vita quotidiana sono condivise da tutti. Si può transitare da una sfera di realtà ad un’altra mediante una “tensione di coscienza” diversa.
L’interazione sociale nella vita quotidiana. La realtà quotidiana è intersoggettiva, fondata soprattutto su interazioni faccia a faccia, nelle quali l'altro si presenta come più reale di me stesso (l'altro è immediatamente presente, mentre l'incontro con me stesso richiede riflessione). Gli incontri diretti sono guidati da schemi di tipizzazione. La percezione altrui avviene mediante tipizzazioni che tendono a irrigidirsi e diventare anonime nelle relazioni indirette e ad essere più flessibili in quelle dirette. La struttura sociale altro non è che la somma di tutte queste tipizzazioni, e dei modelli ricorrenti di interazioni stabilite per loro tramite. Le significazioni. La realtà quotidiana è fatta di oggettivazioni, tra le quali una importanza cruciale va riconosciuta alle significazioni, ossia ai sistemi di segni. Questi sistemi possono differenziarsi in base al grado di distacco possibile dalla situazione dell'incontro diretto. Una danza è più distaccabile di un'espressione di ira, ed un manufatto è più distaccabile di una danza. Il Linguaggio è il più importante sistema di segni; nasce nella vita quotidiana e fa riferimento soprattutto alla realtà della vita quotidiana, ma ha anche la capacità di trascendere il qui ed ora e di rendere presenti realtà lontane. Esso opera dunque come elemento di collegamento tra sfere di realtà differenti. Il linguaggio può anche elaborare sistemi di rappresentazioni simboliche senza riferimento alla realtà della vita quotidiana: è ciò che avviene con la religione, la filosofia, l'arte e la scienza.
La distribuzione sociale della conoscenza. La mia conoscenza della vita quotidiana è legata agli oggetti cui dò importanza; ha dei confini ben precisi, oltre i quali v’è una zona oscura. La conoscenza è socialmente distribuita e comporta dei sistemi di competenza molto complessi. Constatato il limite della mia conoscenza della vita quotidiana, io devo ricorrere ad un esperto; della conoscenza della vita quotidiana fanno anche parte, dunque, indicazioni sulla distribuzione sociale della conoscenza (sugli esperti cui devo rivolgermi per risolvere i problemi).
Le istituzioni. Le istituzioni nascono dalle consuetudini quando dei gruppi tipizzano reciprocamente delle azioni consuetudinarie. Perché si possa parlare di istituzione occorre inoltre che queste tipizzazioni abbiano uno sviluppo storico e che forniscano dei modelli di comportamento, fungendo dal controllo della condotta individuale. Una volta creato, un mondo istituzionale si presenta al singolo come una realtà oggettiva; tuttavia il mondo istituzionale, oggettivato, non è mai indipendente dall'azione umana che l'ha prodotto. Il mondo istituzionale e l'uomo, il prodotto ed il produttore, interagiscono dialetticamente: la società è un prodotto umano, e l'uomo è un prodotto sociale.
Come si origina l’istituzionalizzazione? Mediante l’abitualizzazione di schemi o routines. Mediante la tipizzazione delle azioni reciproche e degli attori
Il compimento di azioni tipizzate comporta una sorta di scissione interiore: l'io che ha compiuto l'azione non è l'io intero, ma un io sociale. Questo io sociale è il ruolo, con il quale l'istituzione viene incorporata nell'esperienza individuale. Ogni ruolo rappresenta l'ordine istituzionale, ma vi sono ruoli che lo rappresentano di più: sono ruoli che rappresentano l'integrazione di tutte le istituzioni in un mondo significativo. Tali sono il giudice ed il monarca.
Il ruolo
L’identificazione dell’io con il senso oggettivo dell’azione. Un aspetto dell’io si identifica nell’autore di questa azione, con l’intero io ancora relativamente disidentificato dall’azione compiuta. All’accumulo di queste oggettivazioni, sempre più saranno le parti dell’io che si identificano, dando forma ad un “io sociale”, che si presenta all’esperienza soggettiva come distinto e separato dall’intera personalità. … una sorta di “conversazione” interiore tra differenti segmenti dell’io si attiverà a quel punto. I ruoli partecipano al carattere di controllo dell’istituzionalizzazione (appena l’attore viene tipizzato come titolar di un ruolo, la loro condotta è suscettibile di costrizione). I ruoli rappresentano l’ordine istituzionale e lo legittimano. Ad es: l’istituzione della legge viene rappresentata da: Ruoli giuridici (avvocato, magistrato, giudice) ma anche dal linguaggio giuridico, dai codici legali, dalle teorie della giurisprudenza, ma anche dalle norme di pensiero etico, religioso e mitologico. E’ vero che i ruoli rappresentano l’oggettivazione pratica della struttura sociale ma allo stesso tempo ciascun ruolo porta con sé un annesso di conoscenza socialmente definito. Con la progressiva divisione del lavoro si genera una segmentazione delle istituzioni. Il ruolo è elemento chiave nel rappresentare la dialettica individuo – società (Il rapporto tra i macroscopici universi di significato oggettivati in una società e i modi in cui questi universi sono oggettivamente reali per gli individui): La società esiste solo in quanto gli individui ne sono consapevoli. La coscienza individuale ha base sociale. E’ probabile si creino sub-universi di significato sorretti da particolari collettività, che possono essere tra loro in conflitto … nascono dalla specializzazione della conoscenza legata ai ruoli … posso divenire del tutto esoterici rispetto alla cultura dominante (es: la medicina tradizionale e quella naturale, l’omeopatia o la chiroterapia .. ). Aumentano così i punti di vista rispetto alla società.
La “protezione” dei sub-universi. Il numero e la complessità dei sub-universi li rendono sempre più inaccessibili agli estranei. Bisogna riuscire a tenerli fuori, e nello stesso tempo riuscire a far loro riconoscere la legittimità del proprio modo di agire (tramite intimidazioni, propagande). Gli iniziati al contrario devono essere tenuti dentro (“Ecco cosa succede a chi non segue i consigli del medico!” “I ciarlatani dicono che …”). In che modo l’ordine istituzionale viene oggettivato? Mediante la reificazione: un prodotto dell’attività umana viene visto come se non fosse prodotto umano, è la forma estrema di oggettivazione. I significati umani non sono più visti come qualcosa che produce il mondo, ma come prodotti della “natura delle cose”. (Anche se percepisce il mondo in termini reificati, l’uomo continua a produrlo, l’uomo è capace di produrre, paradossalmente, una realtà che lo nega). La reificazione dei ruoli avviene nello stesso modo in cui avviene quella istituzionale, in tal caso si restringe la distanza soggettiva che l’individuo può stabilire tra se stesso e la sua attività (la persona comincia a pensare a se stessa come se non potesse essere altro che quel ruolo). La trasmissione dell’istituzione ad una nuova generazione. Non potendosi più avvalere della memoria e delle abitualizzazioni, serve “spiegare” e “giustificare” l’ordine istituzionale.
Ecco a cosa serve la Legittimazione: A) A fornire una “conoscenza”, B) A rinforzare dei “valori”. Quindi a sancire le azioni giuste o sbagliate entro quel sistema etico
Sistemi per legittimare la realtà
• I livello: un sistema di oggettivazioni linguistiche dell’esperienza umana (quando si trasmette un vocabolario di parentela, ad esempio). Vi sono alcune informazioni incorporate nel vocabolario stesso: è tuo “cugino”!!
• II livello: rudimentali affermazioni teoriche (ad esempio nei proverbi. “A chi ruba al cugino vengono le verruche sulle mani”, “Donna e buoi dei paesi tuoi”, “Se ti chiama tua moglie vai, se ti chiama tuo cugini corri”).
• III livello: teorie esplicite, che giustificano espressamente un sistema istituzionale. Teoria che regola diritti e doveri tra “cugini”. Si profilano degli specialisti della scienza della cuginanza.
Gli universi simbolici: : teorie che danno senso e coerenza al vivere
• Sono la quarta forma di legittimazione: essi integrano diverse sfere di significato, sono onnicomprensivi e distaccati dall'esperienza quotidiana. L'universo simbolico consente di ordinare l'esperienza individuale, dividendo le varie fasi della biografia personale ed intergrado la stessa morte in una visione totale..
• È un corpo di tradizione teoretica che integra diverse sfere di significato e abbraccia l’ordine istituzionale in una totalità simbolica (dove si intende per processi simbolici processi di significazione che si riferiscono a realtà diverse da quelle della vita quotidiana).
• E’ nell’esperienza teoretica al di fuori del quotidiano che assume senso il quotidiano e viene legittimato.
• L'universo simbolico non ha bisogno di essere legittimato; occorreranno procedimenti di mantenimento quando esso diventa un problema. Un universo simbolico può essere scosso dalla presenza interna di visioni differenti (ad esempio le eresie) o dal confronto con un universo simbolico alternativo. In questo caso la vittoria dell'uno o dell'altro universo simbolico dipenderà dalla potenza più che dalle capacità teoriche dei sostenitori.
• L’U.S. Integra tutti i settori dell’ordine istituzionale in una struttura di riferimento che li include e che costituisce un universo nel senso letterale della parola, perché tutta l’esperienza umana può essere vista come avente luogo all’interno di esso. Le situazioni marginali della vita dell’individuo vengono comprese anch’esse nell’U.S. (sogni, fantasie e lì vengono “spiegati” e “giustificati”). Una sorta di teoria generale sul cosmo, che include una teoria generale sull’uomo in grado di dare senso ed esperienza ad ogni evento.
U.S. e identità
L’universo simbolico consente di rendere più solida l’identità, di per sé precaria .“Chi sono io?”Lo sanno gli dei, la psichiatria, il partito. Una funzione legittimante di grande importanza per la biografia dell’individuo è la “collocazione della morte” (la situazione marginale per eccellenza). Le legittimazioni della morte consentono all’individuo di continuare a vivere nella società dopo la morte di persone importanti con un terrore mitigato, quello che gli consente di continuare ad occuparsi delle routine. A livello di significato, l’ordine istituzionale rappresenta uno scudo contro il terrore. Essere fuori dalle convenzioni significa perciò non avvalersi di questo scudo ed essere esposti, soli, agli assalti dell’incubo. L’U.S. ha bisogno di meccanismi di conservazione (ovvero di forme di concettualizzazione) quando diventa un problema, ovvero quando la società non è armoniosa e non funziona alla perfezione, cioè …. sempre! La difesa dell’U.S. contro forme di eresia è fonte di arricchimento per nuove concettualizzazioni, che si fanno sempre più raffinate quando si tratta di lottare contro un’intera società. L’U.S. non viene solo legittimato, ma anche cambiato dalle nuove concettualizzazioni nate per respingere gli attacchi dei gruppi eretici. L’esistenza di un U.S. lternativo è comunque una minaccia perché dimostra che il nostro universo non è inevitabile, inoltre può attirare a sé uomini del nostro o renderli sovversivi. Tuttavia la vittoria di una potenza sull’altra dipende dal potere, non dalla forza della teoria legittimante (vincono coloro che hanno armi migliori piuttosto di coloro che hanno ragioni migliori). Lo strumento più antico per il mantenimento degli universi simbolici è la mitologia. Con la creazione di sistemi mitologici, che superano le incoerenze, ci si avvicina alla teologia. Quest’ultima porta le forze sacre lontano dalla vita quotidiana, e costituisce un settore di conoscenza non comprensibile da tutti. Altri strumenti di mantenimento degli universi simbolici sono la filosofia e la scienza. Altro modo per mantenere l’universo simbolico: la terapia. Dalla psicanalisi all’esorcismo, impedisce al deviante di migrare in un altro U.S; crea un meccanismo concettuale per spiegare queste deviazioni e difendere la realtà che le devianze sfidano. Include: teoria della deviazione, diagnosi, sistema concettuale per la cura delle anime. Il deviante, sotto la pressione di coloro che gli dicono che sta sbagliando (gli “specialisti”) interiorizza il meccanismo concettuale sottostante la definizione del suo problema. La diagnosi diventa soggettivamente reale. Un altro metodo per mantenere un universo simbolico è l'annichilazione, che può avvenire in due modi: negando qualunque fenomeno o interpretazione che non rientri nell'universo simbolico, o spiegando ogni realtà deviante con i concetti di quell'universo, incorporandola.
La sociologia della conoscenza: si occupa del modo in cui una realtà viene costruita socialmente e viene data per scontata. Non ha interessi teorici, quanto empirici. Conoscenza = ciò che tutti sanno della realtà in cui vivono. I fondamenti della conoscenza della vita quotidiana. Come si costruisce la conoscenza che regola la condotta nella vita quotidiana? In che modo la realtà viene resa oggettiva (vera per tutti) ma continua a conservare i significati soggettivi?
Le sfere di realtà
Berger (Boston) e Luckmann (Francoforte) si occupano del problema della nostra conoscenza della realtà, intendendo per realtà tutti i fenomeni che consideriamo indipendenti dalla nostra volontà, e prescindendo dalla questione della validità o meno di questa conoscenza.
La nostra coscienza ha sempre un carattere intenzionale, si dirige verso oggetti; gli oggetti si presentano alla coscienza come appartenenti a diverse sfere di realtà. Tra queste sfere di realtà ve n'è una che ha un ruolo dominante: la realtà della vita quotidiana. Le altre sfere di realtà sono circoscritte, inserite nella realtà della vita quotidiana e inevitabilmente meno familiari. L'entrata in questi mondi (come quello del sogno o del pensiero astratto) è una sorta di escursione oltre la realtà quotidiana. La realtà è data, si auto-proclama, è auto-evidente; le routine della vita quotidiana sono condivise da tutti. Si può transitare da una sfera di realtà ad un’altra mediante una “tensione di coscienza” diversa.
L’interazione sociale nella vita quotidiana. La realtà quotidiana è intersoggettiva, fondata soprattutto su interazioni faccia a faccia, nelle quali l'altro si presenta come più reale di me stesso (l'altro è immediatamente presente, mentre l'incontro con me stesso richiede riflessione). Gli incontri diretti sono guidati da schemi di tipizzazione. La percezione altrui avviene mediante tipizzazioni che tendono a irrigidirsi e diventare anonime nelle relazioni indirette e ad essere più flessibili in quelle dirette. La struttura sociale altro non è che la somma di tutte queste tipizzazioni, e dei modelli ricorrenti di interazioni stabilite per loro tramite. Le significazioni. La realtà quotidiana è fatta di oggettivazioni, tra le quali una importanza cruciale va riconosciuta alle significazioni, ossia ai sistemi di segni. Questi sistemi possono differenziarsi in base al grado di distacco possibile dalla situazione dell'incontro diretto. Una danza è più distaccabile di un'espressione di ira, ed un manufatto è più distaccabile di una danza. Il Linguaggio è il più importante sistema di segni; nasce nella vita quotidiana e fa riferimento soprattutto alla realtà della vita quotidiana, ma ha anche la capacità di trascendere il qui ed ora e di rendere presenti realtà lontane. Esso opera dunque come elemento di collegamento tra sfere di realtà differenti. Il linguaggio può anche elaborare sistemi di rappresentazioni simboliche senza riferimento alla realtà della vita quotidiana: è ciò che avviene con la religione, la filosofia, l'arte e la scienza.
La distribuzione sociale della conoscenza. La mia conoscenza della vita quotidiana è legata agli oggetti cui dò importanza; ha dei confini ben precisi, oltre i quali v’è una zona oscura. La conoscenza è socialmente distribuita e comporta dei sistemi di competenza molto complessi. Constatato il limite della mia conoscenza della vita quotidiana, io devo ricorrere ad un esperto; della conoscenza della vita quotidiana fanno anche parte, dunque, indicazioni sulla distribuzione sociale della conoscenza (sugli esperti cui devo rivolgermi per risolvere i problemi).
Le istituzioni. Le istituzioni nascono dalle consuetudini quando dei gruppi tipizzano reciprocamente delle azioni consuetudinarie. Perché si possa parlare di istituzione occorre inoltre che queste tipizzazioni abbiano uno sviluppo storico e che forniscano dei modelli di comportamento, fungendo dal controllo della condotta individuale. Una volta creato, un mondo istituzionale si presenta al singolo come una realtà oggettiva; tuttavia il mondo istituzionale, oggettivato, non è mai indipendente dall'azione umana che l'ha prodotto. Il mondo istituzionale e l'uomo, il prodotto ed il produttore, interagiscono dialetticamente: la società è un prodotto umano, e l'uomo è un prodotto sociale.
Come si origina l’istituzionalizzazione? Mediante l’abitualizzazione di schemi o routines. Mediante la tipizzazione delle azioni reciproche e degli attori
Il compimento di azioni tipizzate comporta una sorta di scissione interiore: l'io che ha compiuto l'azione non è l'io intero, ma un io sociale. Questo io sociale è il ruolo, con il quale l'istituzione viene incorporata nell'esperienza individuale. Ogni ruolo rappresenta l'ordine istituzionale, ma vi sono ruoli che lo rappresentano di più: sono ruoli che rappresentano l'integrazione di tutte le istituzioni in un mondo significativo. Tali sono il giudice ed il monarca.
Il ruolo
L’identificazione dell’io con il senso oggettivo dell’azione. Un aspetto dell’io si identifica nell’autore di questa azione, con l’intero io ancora relativamente disidentificato dall’azione compiuta. All’accumulo di queste oggettivazioni, sempre più saranno le parti dell’io che si identificano, dando forma ad un “io sociale”, che si presenta all’esperienza soggettiva come distinto e separato dall’intera personalità. … una sorta di “conversazione” interiore tra differenti segmenti dell’io si attiverà a quel punto. I ruoli partecipano al carattere di controllo dell’istituzionalizzazione (appena l’attore viene tipizzato come titolar di un ruolo, la loro condotta è suscettibile di costrizione). I ruoli rappresentano l’ordine istituzionale e lo legittimano. Ad es: l’istituzione della legge viene rappresentata da: Ruoli giuridici (avvocato, magistrato, giudice) ma anche dal linguaggio giuridico, dai codici legali, dalle teorie della giurisprudenza, ma anche dalle norme di pensiero etico, religioso e mitologico. E’ vero che i ruoli rappresentano l’oggettivazione pratica della struttura sociale ma allo stesso tempo ciascun ruolo porta con sé un annesso di conoscenza socialmente definito. Con la progressiva divisione del lavoro si genera una segmentazione delle istituzioni. Il ruolo è elemento chiave nel rappresentare la dialettica individuo – società (Il rapporto tra i macroscopici universi di significato oggettivati in una società e i modi in cui questi universi sono oggettivamente reali per gli individui): La società esiste solo in quanto gli individui ne sono consapevoli. La coscienza individuale ha base sociale. E’ probabile si creino sub-universi di significato sorretti da particolari collettività, che possono essere tra loro in conflitto … nascono dalla specializzazione della conoscenza legata ai ruoli … posso divenire del tutto esoterici rispetto alla cultura dominante (es: la medicina tradizionale e quella naturale, l’omeopatia o la chiroterapia .. ). Aumentano così i punti di vista rispetto alla società.
La “protezione” dei sub-universi. Il numero e la complessità dei sub-universi li rendono sempre più inaccessibili agli estranei. Bisogna riuscire a tenerli fuori, e nello stesso tempo riuscire a far loro riconoscere la legittimità del proprio modo di agire (tramite intimidazioni, propagande). Gli iniziati al contrario devono essere tenuti dentro (“Ecco cosa succede a chi non segue i consigli del medico!” “I ciarlatani dicono che …”). In che modo l’ordine istituzionale viene oggettivato? Mediante la reificazione: un prodotto dell’attività umana viene visto come se non fosse prodotto umano, è la forma estrema di oggettivazione. I significati umani non sono più visti come qualcosa che produce il mondo, ma come prodotti della “natura delle cose”. (Anche se percepisce il mondo in termini reificati, l’uomo continua a produrlo, l’uomo è capace di produrre, paradossalmente, una realtà che lo nega). La reificazione dei ruoli avviene nello stesso modo in cui avviene quella istituzionale, in tal caso si restringe la distanza soggettiva che l’individuo può stabilire tra se stesso e la sua attività (la persona comincia a pensare a se stessa come se non potesse essere altro che quel ruolo). La trasmissione dell’istituzione ad una nuova generazione. Non potendosi più avvalere della memoria e delle abitualizzazioni, serve “spiegare” e “giustificare” l’ordine istituzionale.
Ecco a cosa serve la Legittimazione: A) A fornire una “conoscenza”, B) A rinforzare dei “valori”. Quindi a sancire le azioni giuste o sbagliate entro quel sistema etico
Sistemi per legittimare la realtà
• I livello: un sistema di oggettivazioni linguistiche dell’esperienza umana (quando si trasmette un vocabolario di parentela, ad esempio). Vi sono alcune informazioni incorporate nel vocabolario stesso: è tuo “cugino”!!
• II livello: rudimentali affermazioni teoriche (ad esempio nei proverbi. “A chi ruba al cugino vengono le verruche sulle mani”, “Donna e buoi dei paesi tuoi”, “Se ti chiama tua moglie vai, se ti chiama tuo cugini corri”).
• III livello: teorie esplicite, che giustificano espressamente un sistema istituzionale. Teoria che regola diritti e doveri tra “cugini”. Si profilano degli specialisti della scienza della cuginanza.
Gli universi simbolici: : teorie che danno senso e coerenza al vivere
• Sono la quarta forma di legittimazione: essi integrano diverse sfere di significato, sono onnicomprensivi e distaccati dall'esperienza quotidiana. L'universo simbolico consente di ordinare l'esperienza individuale, dividendo le varie fasi della biografia personale ed intergrado la stessa morte in una visione totale..
• È un corpo di tradizione teoretica che integra diverse sfere di significato e abbraccia l’ordine istituzionale in una totalità simbolica (dove si intende per processi simbolici processi di significazione che si riferiscono a realtà diverse da quelle della vita quotidiana).
• E’ nell’esperienza teoretica al di fuori del quotidiano che assume senso il quotidiano e viene legittimato.
• L'universo simbolico non ha bisogno di essere legittimato; occorreranno procedimenti di mantenimento quando esso diventa un problema. Un universo simbolico può essere scosso dalla presenza interna di visioni differenti (ad esempio le eresie) o dal confronto con un universo simbolico alternativo. In questo caso la vittoria dell'uno o dell'altro universo simbolico dipenderà dalla potenza più che dalle capacità teoriche dei sostenitori.
• L’U.S. Integra tutti i settori dell’ordine istituzionale in una struttura di riferimento che li include e che costituisce un universo nel senso letterale della parola, perché tutta l’esperienza umana può essere vista come avente luogo all’interno di esso. Le situazioni marginali della vita dell’individuo vengono comprese anch’esse nell’U.S. (sogni, fantasie e lì vengono “spiegati” e “giustificati”). Una sorta di teoria generale sul cosmo, che include una teoria generale sull’uomo in grado di dare senso ed esperienza ad ogni evento.
U.S. e identità
L’universo simbolico consente di rendere più solida l’identità, di per sé precaria .“Chi sono io?”Lo sanno gli dei, la psichiatria, il partito. Una funzione legittimante di grande importanza per la biografia dell’individuo è la “collocazione della morte” (la situazione marginale per eccellenza). Le legittimazioni della morte consentono all’individuo di continuare a vivere nella società dopo la morte di persone importanti con un terrore mitigato, quello che gli consente di continuare ad occuparsi delle routine. A livello di significato, l’ordine istituzionale rappresenta uno scudo contro il terrore. Essere fuori dalle convenzioni significa perciò non avvalersi di questo scudo ed essere esposti, soli, agli assalti dell’incubo. L’U.S. ha bisogno di meccanismi di conservazione (ovvero di forme di concettualizzazione) quando diventa un problema, ovvero quando la società non è armoniosa e non funziona alla perfezione, cioè …. sempre! La difesa dell’U.S. contro forme di eresia è fonte di arricchimento per nuove concettualizzazioni, che si fanno sempre più raffinate quando si tratta di lottare contro un’intera società. L’U.S. non viene solo legittimato, ma anche cambiato dalle nuove concettualizzazioni nate per respingere gli attacchi dei gruppi eretici. L’esistenza di un U.S. lternativo è comunque una minaccia perché dimostra che il nostro universo non è inevitabile, inoltre può attirare a sé uomini del nostro o renderli sovversivi. Tuttavia la vittoria di una potenza sull’altra dipende dal potere, non dalla forza della teoria legittimante (vincono coloro che hanno armi migliori piuttosto di coloro che hanno ragioni migliori). Lo strumento più antico per il mantenimento degli universi simbolici è la mitologia. Con la creazione di sistemi mitologici, che superano le incoerenze, ci si avvicina alla teologia. Quest’ultima porta le forze sacre lontano dalla vita quotidiana, e costituisce un settore di conoscenza non comprensibile da tutti. Altri strumenti di mantenimento degli universi simbolici sono la filosofia e la scienza. Altro modo per mantenere l’universo simbolico: la terapia. Dalla psicanalisi all’esorcismo, impedisce al deviante di migrare in un altro U.S; crea un meccanismo concettuale per spiegare queste deviazioni e difendere la realtà che le devianze sfidano. Include: teoria della deviazione, diagnosi, sistema concettuale per la cura delle anime. Il deviante, sotto la pressione di coloro che gli dicono che sta sbagliando (gli “specialisti”) interiorizza il meccanismo concettuale sottostante la definizione del suo problema. La diagnosi diventa soggettivamente reale. Un altro metodo per mantenere un universo simbolico è l'annichilazione, che può avvenire in due modi: negando qualunque fenomeno o interpretazione che non rientri nell'universo simbolico, o spiegando ogni realtà deviante con i concetti di quell'universo, incorporandola.


























