Per un costruttivista, i sogni non si possono interpretare se non conoscendo il contesto in cui vengono fatti. Non esiste un interpretazione in assoluto. Generalmente se vengono fatti in terapia, assumono le caratteristiche richieste dal terapeuta; infatti se qualche volta richiedo di raccontarmeli, mi accorgo che il cliente fa i sogni che io voglio. Se ho in mente un progetto per lui, faccio in modo che il sogno rafforzi il mio messaggio. Mi sono utili solo i sogni che fa da adesso in poi, cioè da quando è in terapia; quelli che ha fatto sino ad ora non mi servono. Comunico al paziente : “tenga presente che ogni personaggio nel sogno altro non è che una parte di se stesso; il luogo in cui sta sognado d’ essere è il posto in cui è metafisicamente, il suo io, la sua casa dell’io. Se sogna qualcuno che la minaccia, lei pensi che questa è la parte migliore di se e che lei ha respinto nella sua formazione ect.ect”.
E’ opportuno utilizzare i sogni con i clienti che hanno già fatto questo tipo di terapia; in questo modo sfruttiamo le cose che il paziente sa già, rivolgendole a nostro vantaggio.
Episodio occorso 15 anni fa quando ero in contatto con un Sufj mussulmano, uomo di grande cultura e con una conoscenza strana delle cose e dei sogni; conosceva infatti un tizio che non faceva ombra. E di questo aveva anche alcune foto, non si sa quanto originali o ritoccate.
Un cliente mi porta un problema abbastanza pesante e dopo tre mesi di terapia non accade assolutamente nulla e percepisco con chiarezza che il soggetto, quando è davanti a me, per qualche sua ragione è scettico, non si fida. Un giorno mi racconta un sogno:
“stavo pescando sul lago quando ho catturato un pesce, ma mentre lo sto tirando su, un altro più grande balza fuori dall’acqua e me lo prende”.
Non sapevo cosa dire, la seduta era finita e ho detto: “la prossima volta ne parliamo”. Ho così preso tempo per pensare. Telefono al mio amico Sufj e gli chiedo un consiglio : “mi dici qualcosa?”. “Vai tranquillo……, dì a quel cliente che lui ha avuto nella sua adolescenza invidia del pene paterno il quale era più grosso del suo”.
“Non è che sia una cazzata?”
“Ma no…….., vai tranquillo!”
Così quando arriva il cliente: “ah…. si ricorda il mio sogno? Mi dica, mi dica”. Quindi impallidisce e dice: “é vero! Caspita…. come hai fatto? E’ vero”.
“Beh il suo sogno era molto evidente”.
Dalla volta dopo erano spariti i problemi, non per il sogno azzeccato, ma perché il paziente ha visto finalmente lo psicologo diventare credibile.
“Questo è bravo, ha visto giusto, come cavolo ha fatto, ma se è bravo egli mi guarirà e quindi sto già meglio”. Le persone stanno meglio non grazie allo psicologo, alla terapia, ma grazie a se stessi; ci utilizzano. La bravura è gran parte data dal tipo di aura che si siamo costruiti, dalla fama che ci portiamo addosso, dalla credibilità costruita con tanti clienti. Alle sedute a scuola accadeva che un ragazzo con problemi venisse da me perché ero bravo, ma non essendoci posto libero, gli ho dato appuntamento dopo un mese, ma il giorno stabilito non aveva già più il problema, stava meglio. “Come va quella cosa là…..”
E’ sparita”. “Ma da quando?” “Dal giorno dell’appuntamento”.
La psicoterapia è una sorta di rituale sociale, ecco perché posso essere efficace facendo cose con non ricordo d’avere fatto. Non so cosa ho fatto, ma il cliente sta bene. La psicoterapia è una costruzione sociale; si dice alle gente che (in questi anni) se stai male, devi andare dallo psicoterapeuta per stare meglio. Indosso questo racconto, vado in psicoterapia e quindi sto meglio. Fine. Sufj = Jung; probabilmente c’è qualcosa di vero nel sogno archetipico e nei racconti comuni.
























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