mercoledì 13 luglio 2011

Dislessia: un approccio diverso

Le persone sono tutte diverse tra loro; a voi capita di battere un testo al computer e di invertire il senso delle lettere? Siete dislettici, disgrafici. Nessuno però vi accusa di questo. Non lo siete abbastanza.Non avete un insegnante che si scoccia e perde tempo e quindi……… si può fare. Ieri vi raccontavo che alcune doti vengono viste come tali se cadono nel tempo giusto. Michelangelo nasce in quegli anni in cui appariva sensato disegnare il vero. Trecento anni prima, non si copiava il vero, si disegnava simbolicamente qualcosa e quindi non c’era da essere bravi nel  copiare, ma essere bravi a ricordare come si faceva la figura umana in quel modo lì. Trecento anni prima, Michelangelo sarebbe apparso un pessimo disegnatore.  La scuola è un contesto che per ragioni storiche, economiche e tecniche è obbligata a selezionare e omologare. La scuola inventa l’aula scolastica e quindi la classe, inventa il concetto di programma circa 250 anni fa, inventa qualcosa che renda facile parlare ad una classe e quindi tra le cose che mette in pratica risulta evidente il tentativo di omologare, formare ragazzi e ragazze uguali e siccome ogni ragazzo ha il proprio tempo di apprendimento, di riflessione, di lettura eccetera, la scuola dice :”non posso fare questa cosa con tutti voi e nella mia curva di Gauss taglio via le zampette esterne. Lavoro solamente con la parte alta della curva, della campana”. La scuola in pratica dovrebbe dire: "io ho un limite, non posso seguire quelli che sono nella parte bassa della campana, perchè non ce la faccio. Non ho gli strumenti". Quindi riconosco il mio limite e dico: "ce la faccio con questi e se mi date altri strumenti e altra gente, altre competenze, potrei fare qualcosa anche per gli altri". Se dicesse questo, sarebbe una scuola onesta  e corretta; la scuola non dice questo, la scuola non dice "io non ce la faccio", ma dice : "tu che sei in questa zona della curva di Gauss non sei apposto. Sei disturbato, hai il disturbo d’apprendimento". E quindi per legge, siccome sono buono, ti faccio il sostegno, ma il messaggio che ti mando è che tu non sei apposto, mentre io non sbaglio. Questo è il grande torto della scuola, questa è la barbarie scolastica. Non riuscire a trovare, fare alcune cose, è umano.Va bene che la scuola oggi, a cui hanno tagliato i fondi, che si trova senza laboratori mentre dovrebbe farli, dica urlando in pubblica piazza : "vorremo farcela, ma non ce la possiamo fare con questi mezzi";  non va bene che dica urlando che i ragazzini sono soggetti limitati, non vanno bene. Sono disturbati. Siccome marchia, crea l‘etichetta, crea danni. Abbiamo al giorno d’oggi il paradosso che, mentre anni fa la dislessia non veniva vista, diventava una colpa della scuola severa, ora la scuola spaccia per bontà,  per il suo essere al passo con i tempi, il fatto che una legge riconosca la dislessia. E’ un’ipocrisia. Non riconosce ancora i propri limiti, ma ancora indica il disturbo negli altri. Nel far questo ha degli alleati, generalmente rozzi, che devono lavorare e quindi apprendono che c’è è il test per vedere se il ragazzo è dislessico e lo applicano. Fare un test per vedere qualcosa è semplicisimo; si stabilisce una soglia di valori, se tu ne esci, decido che sei dislessico, ma è una decisione, non è cosa scientifica, è un accordo intorno ad un tavolo. Dove mettiamo il limite? Dove la curva di Gauss mi dice che questi altri sono non disturbati? Mettiamola qui…d’accordo, mettiamola qui ed è questo quello che avviene. Risultato: siccome in qualche modo le mamme disperate credono che facendo così e dichiarando ufficialmente dislessico il figlio,la legge obbliga la scuola a dargli un sostegno di altro tipo, ecco che in poco tempo, in classi dove non ve ne erano, appaiono 5 – 6 dislessici. La questione quindi nasce in maniera ipocrita e si sviluppa in maniera ipocrita, costruendo i dislessici.
Lectio magistralis Dr.Masoni

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