La metafora (dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto») è un tropo, ovvero una figura retorica che implica un trasferimento di significato. Si ha quando, al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui "essenza" o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario creando così, immagini di forte carica espressiva. Differisce dalla similitudine per l'assenza di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali ("come"). La metafora non è totalmente arbitraria; in genere si basa sulla esistenza di un rapporto di somiglianza tra il termine di partenza e il termine metaforico, ma il potere evocativo e comunicativo è tanto maggiore quanto più i termini di cui è composta sono lontani nel campo semantico.Utilizzata in psicoterapia, la metafora descrive la condizione mentale del paziente ossia : “il come mi sento”. Per metafora quindi si intendono quelle forme linguistiche che possono contribuire a generare esperienze che le persone hanno di se, degli altri e del mondo (metafore, paragoni, similitudini, allusioni, metonimie, assonanze, schemi, modelli, generi narrativi, discorsi). Metaforizzare vuol dire utilizzare un principio analogico che consente di trasferire un significato da un dominio concettuale ad un altro, attraverso un medium esperenziale.
Mappa : territorio = metafora : X
Dove mappa = schema, modello di lettura della realtà del paziente, territorio = paziente, X = ciò che non è altrimenti accessibile e che per essere comunicato necessita della metafora, ossia un medium comunicativo. Le metafore sono suggestive per riversare nel terapeuta la mia esperienza, sono quindi efficaci dal punto di vista comunicativo, ma necessitano di una condivisione del contesto. Il linguaggio metaforico è influenzato dalla “cultura” individuale di ciascuno e in qualche modo la riflette. Le metafore generate dal cliente/paziente portano alla luce la personale esperienza ed il sistema di significati di ciascun soggetto individualmente inteso, dato che la metafora tipicamente incorpora influenze culturali soggettive piuttosto che generalizzazioni e stereotipi culturali diffusi. Le metafore generate dal paziente sono “prossimali” all’ interazione tra cliente e terapeuta e dovrebbero quindi poter essere correlate a un risultato terapeutico positivo (Sue e Zane, 1987). Inoltre, dato che il processo di esplorazione e di trasformazione delle metafore generate dal cliente si verifica all’interno della sua visione del mondo, gli interventi metaforici da Questi generati, sembrano adattarsi particolarmente bene alla psicoterapia con popolazioni culturalmente differenti. La psicoterapia con le metafore offre un modo per esprimere empatia, ascoltare e accedere a processi inconsci, facilitare una maggiore comprensione ed un migliore contatto nella relazione terapeutica ed affina la capacità del terapeuta di “vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le orecchie di un altro e sentire con il cuore di un altro” (Adler, 1956). Tale metodo aiuta il terapeuta ad evitare gli atteggiamenti di onnipotenza, a fare attenzione sia al procedimento che al contenuto, mostrare rispetto e acquisire una comprensione dell’unicità di ogni cliente, aggirare la sua resistenza, dargli la capacità di iniziare un movimento e un cambiamento, aumentare la consapevolezza rispetto alle sue aspettative e ai suoi vissuti (controtransfert), nonché sviluppare abilità di psicoterapia breve.
Metafora protolinguistica : espressa in caso di forte esperienza legata alla dimensione somatico-sensoriale. Esempio: “ho un groppo in gola”, “mi fa rivoltare lo stomaco”.
Metafora letteralizzata o ontologizzata. Esempio : “sono emotivamente bloccato”, “ho un esaurimento nervoso”. Il paziente in questo caso sembra funzionare come una macchina, si sente difettoso o viene etichettato tale; deve essere quindi “aggiustato”.
Metafore di “su”, “giù”, “dentro”, “fuori”, di conflitto: “mi sento giù”. Vi è la necessità di ridefinire queste metafore.
Metafore tattili cinestesiche: sono tipiche di chi tende a somatizzare molto. Vi è anche in questo caso la necessità di far cambiare metafora, far passare cioè il paziente da metafore morte, che diventano sentenze, etichette, a metafore vive.
Comportamento sintomatico: tentativo del paziente di portare miglioramento al proprio disagio, di organizzare il proprio mondo difficile, disorganizzato (tentata soluzione = fobia). Se questo tentativo è contrario alla regola del senso comune, viene etichettato come sintomo e/o patologia. Se noi prendiamo ad esempio la stampella dell'infortunato, questa non può essere considerata un sintomo della malattia, ma la soluzione. In quest'ottica il comportamento sintomatico può essere visto come azioni di menti attive poste in essere al fine di porre rimedio alle loro disfunzioni. La gelosia quindi sarà vista come tentativo/strategia con cui il soggetto tende a mantenere in piedi un rapporto difficoltoso piuttosto che un tratto di personalità.























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