martedì 27 aprile 2010

Spirometria

La spirometria è il test più comune per valutare la funzionalità polmonare; mediante lo spirometro è possibile misurare le variazioni di volume del sistema respiratorio. E’ possibile rappresentare la manovra d’espirazione forzata con una curva flusso-volume: ad ogni istante si riportano il flusso istantaneo (ordinate) ed il volume espirato (ascisse). Test statico: si calcolano i volumi polmonari statici; VC: Capacità vitale (massima quantità di aria mobilizzata in un atto respiratorio massimale, M: 4800 ml, F: 3200 ml.) VRE : Volume di riserva polmonare (Volume di Riserva Espiratoria VRE o ERV M: 1200, F: 800. Volume di riserva Inspiratoria VRI o IRV. Massimo volume inspirabile dalla fine della normale inspirazione M:3000, F: 1900). VR : Volume residuo (aria che resta nel polmone al termine di un’espirazione massimale; M: 1200, F: 1000).
Tecnica: dopo aver fatto compiere al paziente un’inspirazione massimale non brusca, si fa espirare tutta l’aria con una manovra lenta.



Test dinamico: si calcolano i volumi polmonari dinamici. FVC : Capacità Vitale Forzata (Valore normale: 80% del valore predetto); rappresenta il massimo volume di aria mobilizzabile con una profonda inspirazione seguita da una espirazione forzata (CV capacità vitale: massima quantità di aria mobilizzata in un atto respiratorio massimale M: 4800 ml., F: 3200 ml.). FEV 1 : Volume Espiratorio Forzato al 1° secondo (Forced Expiratory Volume in 1 s; Valore normale: 80% del valore predetto). Rappresenta il volume di espirazione massima al primo secondo (circa 80% della FVC nei soggetti che ricadono nella normalità). La sua misura è attendibile e riproduce lo stato di pervietà delle vie aeree. M: 4800, F: 3200). Una sua riduzione indica un processo broncostruttivo a carico dei bronchi di medio calibro; permette quindi di misurare la velocità di svuotamento dei polmoni. FEF 25 – 75% Flusso Massimo Espiratorio tra il 25% - 75% del FVC (Valore normale: 65% del valore predetto). Rappresenta la massima velocità di flusso aereo calcolata alla metà della FVC. La sua misura è indice della pervietà delle piccole vie aeree.
PEF Picco di flusso espiratorio (Valore normale: 78-85% del valore predetto) Rappresenta il massimo flusso nei primi 10-20 millisecondi di una espirazione forzata, quindi ci da informazioni sulla prima parte della curva flusso-volume. E’ indicativo del grado di sforzo compiuto dal paziente nella manovra e quindi per valutare il suo impegno collaborativi durante l’esame. E’ un indice poco sensibile.
MVV (Maximum Voluntary Ventilation) è la misura della quantità massima di aria che può essere inspirata ed espirata in un minuto espressa in litri / minuto; si determina inducendo il paziente a respirare con la massima profondità e frequenza possibili per 12 s. La MVV di regola si comporta in modo parallelo al FEV1 e può essere usata come test interno di concordanza e per valutare la cooperazione del paziente. Quando la MVV è sproporzionatamente bassa in un paziente apparentemente cooperante, si deve sospettare una debolezza neuromuscolare.
Tecnica: il paziente viene invitato a respirare normalmente attraverso un boccaglio monouso con il naso chiuso da uno stringinaso. In questo modo verrà registrato il volume corrente (VC). Successivamente il soggetto viene invitato a compiere un’inspirazione massimale (fino a CPT), seguita da una rapida, decisa e completa espirazione (fino a VR). La collaborazione del paziente durante la spirometria è quindi fondamentale. E’ importante ottenere almeno tre spirogrammi accettabili (FEV 1e FVC non devono differire piu’ di 200 ml o del 5%). Fasi: 1) Inspirazione completa prima del test. 2)Inizio soddisfacente della espirazione (massimo sforzo, nessuna esitazione). E’ necessaria l’assenza di tosse durante il primo secondo, una durata adeguata del test (espirazione non inferiore ai 6 secondi o ai 15 secondi in caso di ostruzione bronchiale), perfetta tenuta e pervietà del boccaglio (il paziente dovrà essere invitato a stringere con forza il boccaglio dello spirometro tra le labbra in modo da evitare perdite) .
Controindicazioni: precedenti episodi cerebrovascolari, infezioni polmonari, recenti interventi chirurgici toracici, addominali od oculari, infarto miocardico negli ultimi sei mesi o angina pectoris instabile, aneurismi, grave ipertensione arteriosa, presenza di sintomi che potrebbero interferire con la spirometria (nausea, vomito).
Complicanze: non sono descritte complicanze specifiche. Alcuni pazienti possono avvertire vertigini dopo lo sforzo, se particolarmente intenso; per questo motivo nella maggior parte dei centri l’esame si esegue seduti e non in piedi. Talvolta la forte espirazione o inspirazione può causare tosse o, indirettamente, dolori toracici. Si tratta però d’eventi rari e di lieve entità, paragonabili a quelli che possono derivare da un forte starnuto.
Appendice: i soggetti di razza caucasica hanno i valori più elevati di FEV1 e capacità vitale, i polinesiani tra i più bassi. La razza nera si caratterizza per valori inferiori del 10-15% rispetto a quella caucasica, in quanto a parità di età, altezza e sesso hanno un busto più corto e gambe più lunghe. Vi è invece scarsa differenza tra i vari gruppi etnici per quanto riguarda il PEF.
Il carattere di reversibilità dell'ostruzione bronchiale viene valutato in base ai risultati di una seconda spirometria effettuata dopo somministrazione di un broncodilatatore. Al paziente viene somministrato un farmaco (salbutamolo o ipratropio) che dilata i bronchi; quindi si ripete il test dopo 20 minuti: se il FEV1 aumenta almeno del 12% in valore percentuale e se tale incremento è superiore a 200 mL in valore assoluto, l'ostruzione bronchiale è completamente reversibile (asma bronchiale); se il FEV1 aumenta almeno del 12% in valore percentuale e se tale incremento è superiore a 200 mL in valore assoluto, ma resta comunque inferiore all'80% del predetto, si parla di deficit ventilatorio di tipo ostruttivo parzialmente reversibile (tipico della BPCO parzialmente reversibile). Se il FEV1 aumenta meno del 12% in valore percentuale o se tale incremento è inferiore a 200mL in valore assoluto si parla di deficit ventilatorio non reversibile (tipico della BPCO non reversibile).
Utilità ed indicazioni: la spirometria è uno strumento particolarmente utile anche nel monitorare l'evoluzione della BPCO (si raccomanda almeno una visita di controllo annuale) e nel valutare i soggetti a rischio (fumatori incalliti, lavoratori esposti ad inquinanti chimici o gassosi ecc.). Una diagnosi precoce di BPCO aiuta notevolmente il trattamento della patologia, bloccandola sul nascere. Viene inoltre eseguito per il monitoraggio di condizioni patologiche quali le fibrosi polmonari, la cifoscoliosi, le malattie degenerative neuromuscolari. Inoltre come valutazione preventiva del rischio operatorio e in coloro con esposizioni lavorative a rischio.


Visualizzazione dei dati spirometrici: triangolo grigio = area dei valori teorici del paziente in esame; freccia = andamento curve test FVC. Indice di Tiffenau : FEV1/FVC x 100 (Valore normale: 75-80% del valore predetto e non risente delle variabili statistiche di sesso, età e statura). E’ un parametro sensibile e consente di differenziare un deficit respiratorio ostruttivo da uno restrittivo. Nella patologia a carattere ostruttivo è presente una riduzione sia della FVC sia del FEV1; ciò si ritrova nelle forme ostruttive croniche come la Bpco, l’asma e l’ enfisema polmonare. L’Indice di Tiffenau rimane costante come conseguenza della riduzione simmetrica della FVC e del FEV. Nella patologia restrittiva si evidenzia una riduzione proporzionale tra FVC e FEV1, dunque si avrà un Tiffenau costante o aumentato.
Insufficienza polmonare di tipo restrittivo: le vie aeree hanno un calibro normale, ma i polmoni hanno una ridotta capacità d’espansione, oppure vi è una riduzione della superficie ventilatoria polmonare (obesità , miopatie, pleurite, poliomelite, edema polmonare ecc.). La capacità vitale ed i vari volumi diminuiscono in modo proporzionale.
Insufficienza polmonare di tipo ostruttivo: all'interno delle vie aeree è presente un ostacolo al deflusso dell'aria inspirata oppure i calibri di queste vie si restringono diventando inferiori alla norma. Tutto ciò può essere dovuto alla presenza di secrezioni o all'ispessimento e distruzione della componente elastica (fibrosi polmonare interstiziale, BPCO, asma, bronchite acuta, bronchite cronica).
PIF Picco di flusso inspiratorio (Velocità con la quale l'aria entra nei polmoni all'inizio dell'espirazione forzata).


Classificazione di gravità della BPCO : (linee guida Gold 2003); stadio Gravità Caratteristiche clinico-funzionali.
0 A rischio - Spirometria normale - Sintomi cronici (tosse, espettorato)
I Lieve - FEV1/CVF <> 80% del teorico - Con o senza sintomi cronici (tosse, espettorato).
II Moderata - FEV1/CVF <>50 % del teorico - con o senza sintomi cronici (tosse, espettorato).
III Grave - FEV1/CVF <> 30 % del teorico e <>IV Molto Grave - FEV1/CVF <>
Algoritmo diagnostico dell'asma bronchiale

domenica 4 aprile 2010

Tiroide e parotide. Corso di ecografia: lezione 8

Tiroide: forma a farfalla. Eco: forma a ferro di cavallo. Dimensioni: larghezza 12-20 mm.; spessore 16-17 mm.Ghiandola endocrina: T4(T3 minima, si forma per degradazione periferica T4). Calcitonina (da cellule C). Scansioni: trasversale, longitudinale dx-sx.Anatomia ecografica: la trachea è visualizzata dorsalmente, l'esofago a sinistra in sede paratracheale e dorsalmente al lobo tiroideo sinistro. Reperto ecografico normale: la ghiandola è facilmente delimitabile dalle strutture circostanti data la capsula che la circonda; appare granulare, omogenea ed iperecogena in particolare rispetto la muscolatura circostante. Struma o morbo di Basedow: ecocolordoppler = presente ipervascolarizzazione (inferno vascolare). La scintigrafia è consigliata solo in caso di rilievo all'ecografia di ulteriori alterazioni focali. Tiroideite subacuta di De Quervain: presenza di granulomi a cellule giganti e ridotta vascolarizzazione all'ecodoppler. Chiazze grossolane iporiflettenti, focali o diffuse nei lobi. Da infezione virale (adeno-mixo-paramixovirus); sintomatologia: aumento di volume della ghiandola associato a dolore o fastidio al collo, febbre e malessere generale.

Tiroidite sclerotica invasiva o struma di Riedel: presenza di diffusa ipoecogenicità a causa del tessuto ialino e dell'infiammazione in atto.
Tiroidite di Hashimoto: struttura omogenea intensamente ipoecogena; isoecogena rispetto al tessuto muscolare e con intensa vasxolarizzazione all'ecodoppler.
A sx: tiroidite di Hahimoto; a dx: gozzo di Basedow.
Adenoma: neoplasia benigna follicolare con apporto vascolare autonomo; possono essere formati da microfollicoli, normofollicoli o macrofollicoli (grazie alle spesse pareti follicolari, quest'ultimi sono iperecogeni).
a)Carcinoma a cellule C (processo espansivo ipoecogeno con macchia di calcio zollosa con ombra acustica).b) Carcinoma a cellule C con vascolarizzazione intensa ed incompleta all'ecocolordoppler.c) Carcinoma squamocellulare con microcalcificazioni. d) Metastasi da melanoma maligno con intensa vascolarizzazione all'ecocolordoppler.
Lesioni sospette in attesa diagnosi con agoaspirato


Parotide normale in sezione obliqua. Tutte le ghiandole salivari hanno margini lisci e netti, una struttura omogenea e mostrano, alla stregua della tiroide, una intensa ecogenicità. Tecnica d'esame : in decubito supino con eventualmente collocato sollo le spalle un cuscino. Collo iperesteso e capo ruotato lateralmente. Sotto: tumore di Warthin.
Parotite epidemica: tumefazione diffusa isoecogena. Tumefazione ipoecogena: generalmente scialoadenite batterica.

Parotite batterica acuta

Celiachia e complicanze

Vincent van Gogh (1853 - 1890) : campo di grano con cipressi (messaggio dell'opera: il grano porta al cimitero il celiaco) 94 x 73 cm. Tecnica Olio su tela esposizione Zurich Privatbesitz.Ipoacusia percettiva. Scandinavian Journal of Gastroenterology, 2007; 42: 1209_1213. Il morbo celiaco è associato a molteplici manifestazioni extraintestinali tra le quali disordini neurologici. Attualmente non sono disponibili dati riguardo la presenza di perdita d’udito in pazienti con MC. Sono stati esaminati 24 soggetti celiaci adulti e altrettanti sani, selezionati per sesso, età ed abitudini di fumatore e bevitore. Tra i soggetti celiaci, 6 costituiscono una nuova diagnosi di enteropatia, mentre i rimanenti 18 sono già da un anno in terapia con dieta priva di glutine. Risultati: una perdita di udito è stata trovata in 10 (47, 1%) pazienti celiaci ed in 2 dei casi controllo. Tutti i soggetti con morbo celiaco con perdita di udito presentano una perdita di tipo neurosensoriale. La prevalenza di perdita di udito è significativamente più alta nei soggetti con morbo celiaco rispetto a quelli controllo, ma non vi è una significativa differenza tra coloro che sono in dieta priva di glutine(44,4%) e chi non ancora (33,3%). Conclusioni: sebbene il basso numero di casi valutati, lo studio in questione dimostra una più alta prevalenza di perdita di udito nei pazienti celiaci rispetto i casi controllo, suggerendo una relazione tra le due condizioni cliniche. Processi immunologici con anticorpi specifici e non specifici e fenomeni di vasculite potrebbero essere alla base di tale fenomeno.
Coeliac disease (CD), an autoimmune gluten-dependent enteropathy, can be associated with several extraintestinal manifestations, including neurological disorders. At present, no data are available on the presence of hearing loss disorder in coeliac patients. The aim of the present study was to investigate the prevalence of hearing loss in coeliac patients compared with that in healthy controls. Material and methods. Twenty-four adult coeliac patients and 24 healthy subjects matched for gender, age, smoking and drinking habits were enrolled in the study. Among the coeliac patients, 6 were newly diagnosed and 18 patients were on a gluten-free diet for at least one year. Results. A hearing loss was found in 10 (47.1%) coeliac patients and 2 (9.1%) healthy controls. All CD patients with hearing loss presented a sensorineural hearing loss. The prevalence of hearing loss was significantly higher in coeliac patients than in healthy controls (p_0.01) but it was not significantly different between untreated (33.3%) and treated (44.4%) coeliac patients (p: NS). Conclusions. Despite the low number of subjects evaluated, the present study showed a higher prevalence of hearing loss in coeliac patients than in healthy controls, suggesting an association between CD and hearing loss. Immunological processes such as ear-specific and non-specific autoantibodies and vasculitis could be the basis of this association. Further longitudinal investigations on a larger sample size will be necessary to confirm the present data. Key Words: Autoantibodies, coeliac disease, gluten-free diet, hearing loss, immune-mediated mechanisms, vasculitis. University of Rome. Coeliac disease and hearing loss: Preliminary data on a new possible association. Institutes of 1Internal Medicine, and 2Otorhinolaryngology, Catholic University of Rome, Rome, Italy.Lorenzo Leggio, Gabriella Cadoni, Cristina D’angelo, Antonio Mirijello, Simona Scipione, Anna Ferrulli, Stefania Agostino, Gaetano Paludetti, Giovanni Gasbarrini & Giovanni Addolorato.
Gliosi cerebrale Manifestazioni extraintestinali possono coinvolgere anche il sistema nervoso. Uno studio italiano ha proposto negli anni scorsi una associazione tra celiachia ed epilessia in pazienti con calcificazioni occipitali bilaterali (.Gobbi G, Bouquet F, Greco L, et al. Celiac disease, epilepsy, and cerebral calcifications. Lancet 1992; 340: 439-43); in tali pazienti la dieta senza glutine modifica positivamente il decorso della epilessia, ma solo se iniziata precocemente dopo il suo esordio. Inoltre si ritiene oggi che l'intolleranza al glutine sia comune in pazienti con malattie neurologiche idiopatiche. Un esempio è la atassia glutine-dipendente ( Hadjivassiliou M, Gibson A, Davies-Jones GAB, et al. Does cryptic gluten sensitivity play a part in neurological illness? Lancet 1996; 347: 369-71), una condizione recentemente descritta, che sembra coinvolgere il 60% delle atassie non classificate, caratterizzata da un titolo elevato di anticorpi antigliadina; in oltre il 40% dei casi è presente celiachia; in alcuni casi si tratta di celiachia potenziale (evidenziandosi solo un aumento dei linfociti intraepiteliali). Nei pazienti con atassia glutine-dipendente è stata dimostrata una infiltrazione T cellulare di cervelletto, colonne posteriori e nervi periferici e nel 40 % dei pazienti la presenza di anticorpi rivolti contro le cellule di Purkinje. Infine, il titolo anticorpale si riduce a dieta senza glutine e, in alcuni casi, i sintomi neurologici regrediscono. Sono infine state descritte neuropatie periferiche di tipo assonale o demielinizzante che rispondono alla eliminazione del glutine dalla dieta. Atrofia cerebrale: "un pò aumentati gli spazi subaracnoidei della volta).Disturbi neurologici e psicologici (estremità deboli, tremori, parestesie con distribuzione a calza e a guanto, raramente atrofi a cerebrale, demenza presenile, depressione) possono talvolta essere più fastidiosi per il paziente dei sintomi gastrointestinali.Malattie neurologiche e psichiatriche sindromi cerebellari, epilessia farmaco resistente con o senza calcificazioni endocraniche, autismo, demenza con atrofia cerebrale, encefalopatia progressiva, leucoencefalopatia. Una diagnosi tardiva o il non rispetto di dieta priva di glutine comporta facilmente l’insorgenza di alcune malattie legate al malassorbimento: osteoporosi, infertilità, aborti ripetuti, bassa statura nei ragazzi, diabete mellito, tiroidite autoimmune, alopecia, epilessia con calcificazioni cerebrali e linfoma intestinale.