Antonio Puccetti, ricercatore del laboratorio di immunologia clinica e sperimentale dell'Istituto Gaslini di Genova afferma: " spesso i medici pensano alla sclerosi multipla, diagnosi ulteriormente confermata dalla r.m.n. che evidenzia aree di demielinizzazione. Lo stesso effetto si può osservare in presenza di morbo celiaco, ma appena il paziente inizia la diete senza glutine, la mielina si ricostituisce ed i sintomi scompaiono". Il coinvolgimento del sistema nervoso rappresenta una tappa pressoché obbligata nel percorso della malattia celiaca. Sono state descritte manifestazioni cliniche e segni neurologici coinvolgenti sia il sistema nervoso periferico che centrale con una temporalità spesso indipendente dalla durata di malattia e dal suo grado di coinvolgimento di altri apparati. Lo spettro delle manifestazioni neurologiche include: epilessia, leucoencefalite multifocale progressiva, atassia cerebellare, dissinergia cerebellare mioclonica, mielopatie, polineuropatie, mononeuropatie multiple, miopatie e disautonomia. Le polineuropatie sensitivo-motorie, con parestesie, tremori e debolezza, sono dovute a deficit di tiamina, piridossina, riboflavina, vitamina B12 e, forse, tocoferolo; rari sono i danni a carico del sistema nervoso centrale, con encefalopatia demielinizzante, atrofia cerebellare con atassia ed epilessia con calcificazioni occipitali. Il malassorbimento di vitamina A è responsabile dell’insorgenza di cecità notturna o emeralopia. Disturbi psichiatrici, specie depressione e ansia reattiva, sono variamente descritti nei pazienti celiaci. L'epilessia è stata descritta la prima volta nel 1978 ed associata a calcificazioni intracraniche; si tratta di crisi a semeiologia focale con manifestazioni cliniche localizzate a livello occipitale, farmacoresistenti. Gobbi et al nel 92 descrissero una popolazione di 43 pazienti, 31 con calcificazioni occipitali ed epilessia che furono sottoposti allo studio diagnostico per malassorbimento (gruppo A) e 12 con morbo celiaco ed epilessia che furono sottoposti a TAC cerebrale (gruppo B); 24 pz del gruppo A risultarono affetti da morbo celiaco, e in 5 pz del gruppo B furono riscontrate calcificazioni cerebrali. Al termine dello studio furono individuati 29 pazienti con l'associazione: morbo celiaco, epilessia e calcificazioni cerebrali. In tutti i casi l'epilessia era esordita prima che fosse diagnosticata la malattia celiaca, inoltre la semeiologia delle crisi era prevalentemente focale con localizzazione occipitale; nelle crisi refrattarie alla terapia le calcificazioni risultavano sempre bilaterali ed in sede parieto-occipitale. Studi successivi documentano che una dieta priva di glutine contribuisce alla completa remissione delle crisi anche dopo sospensione della terapia antiepilettica. L'ipotesi etiopatogenetica più accreditata è di una carenza di folati probabilmente determinata dal malassorbimento; tuttavia non è chiara la spiegazione della scarsità di soggetti con calcificazioni nonostante l'elevata presenza di deficit di folati nella popolazione di affetti da m. celiaca, né il perché della localizzazione occipitale delle calcificazioni. Sebbene queste forme si manifestano durante le prime decadi di vita e precedono la diagnosi di m. celiaca, sono stati descritti casi ad esordio tardivo; si tratta di due soggetti con esordio di malattia neurologica a 40 e 53 anni: il primo con monoparesi brachiali ricorrenti, il secondo con mioclono progressivo, atassia, e crisi tonico cloniche generalizzate; in entrambi furono riscontrate calcificazioni occipitali e morbo celiaco. Atrofia cerebellare dentato rubrica con polimioclonie (dissinergia cerebellare mioclonica). Descritta originariamente da Rumsay Hunt, colpisce entrambe i sessi, è caratterizzata da una progressiva atassia, mioclonie spontanee favorite dal movimento volontario, con relativo risparmio delle facoltà cognitive, sporadicamente sono presenti crisi epilettiche. Di etiologia multifattoriale, recentemente sono state descritte forme legate a malattie mitocondriali (MERFF). Sono stati descritti circa 16 casi di dissinergia cerebellare associata a MC con associazione di atassia e mioclonie. Nel 50% dei casi la malattia ha preceduto la diagnosi di MC. Sindromi cerebellari ed atassiche. Disturbi cerebellari ed atassie di tipo cordonale, isolati o in associazione, sono stati descritti in corso di MC. Finelli nel 1980 descrisse un soggetto di sesso maschile di 57 anni con una sintomatologia ingravescente caratterizzata da atassia, mioclono palatale, disartria in associazione a MC. Nel 1991 è stato descritto un caso di sindrome cerebellare in donna adulta, affetta da MC, che non rispose a dieta priva di glutine ma ad alte dosi di vitamina E. Nel 1998 sono stati descritti 28 pazienti con caratteristiche peculiari per cui fu proposto il termine "atassia da glutine". Tutti manifestavano atassia dell'andatura e degli arti; la gravità dell'atassia era correlata alla durata di malattia. Erano inoltre presenti in 19 soggetti segni di coinvolgimento neuropatico documentabile elettrofisiologicamente. Non fu riscontrato tremore né altri segni extrapiramidali; lo studio con Risonanza Magnetica evidenziò un quadro di atrofia cerebellare in 6 pazienti. Lo studio necroscopico effettuato in due pazienti dimostrò un'infiltrazione linfocitica del cervelletto, un danno a livello dei cordoni posteriori del midollo ed un'infiltrazione linfocitica asimmetrica dei nervi periferici; per tali reperti si ipotizzò che l'atassia da glutine, apparentemente idiopatica, in realtà è causata da un meccanismo immunomediato a carico del cervelletto e dei cordoni posteriori. Neuropatie periferiche. La polineuropatia viene considerata come una complicanza naturale della MC in quanto malattia da malassorbimento come causa di una sofferenza del nervo periferico di tipo carenziale (B12, folati, Vit E), ma alla luce dei dati relativi ai reperti autoptici di soggetti celiaci descritti precedentemente e clinici del caso, l'aspetto etio-patogenetico delle neuropatie va rivalutato. Intanto bisogna osservare che vengono descritte neuropatie, assonali, demielinizzanti, motorie e sensitive pure, il che fa presupporre che coesistono cause multifattoriali che possono prevalere in uno o l'altro, e per tale motivo tale complicanza neurologica potrebbe essere espressione di un'interazione a più stadi tra un processo infiammatorio immunomediato e quello carenziale. Nel 76 Bernier ha descritto 2 casi di pazienti di sesso femminile con una polineuropata sensoriale atassica; furono esclusi deficit vitaminici. Studi bioptici documentarono lesioni infiammatorie su nervo e muscolo a distribuzione segmentale, indicative di un processo microvasculitico. In altri casi descritti si trattava di forme prevalentemente carenziali e disautonomiche. E' in corso un protocollo di studio prospettico nel nostro gruppo per valutare le complicazioni neurologiche e cardiovascolari disautonomiche in pazienti affetti da MC. Cesare Iani; Clinica Neurologica II, Università Tor Vergata, Roma . Depressione. Nel 1932 Thaysen aveva notato una caratteristica astenia persistente in soggetti affetti da disturbi intestinali; nel 1950 Dicke notò come questo stesso tipo di pazienti manifestasse un miglioramento del tono generale e dell'umore in particolare se posti a dieta senza glutine (GFD). Tra il '59 e il '66 numerose osservazioni aneddotiche riguardano l'eccessivo nervosismo, l'instabilità, depressione e schizofrenia (Pauley; Dohan); nasce così l'ipotesi di un rapporto tra ceiachia e schizofrenia. Goldberg nel 1970 ha osservato in 46 adulti celiaci un'alta incidenza di tratti depressivi senza rapporto con i sintomi intestinali e lo stato nutrizionale (folati). Nel 1992 Vaitl & Stouthamer-Geisel conclusero che i celicaci mostrano un distinto "stato psicovegetativo" di esaurimento con l'aspetto di un quadro depressivo. Notarono inoltre che i soggetti MC diagnosticati tardivamente o non osservanti la dieta priva di glutine erano a rischio di malattia mentale o di problemi psicologici. Wurtman nel 1979 ha osservato che il controllo dietetico (GFD) sulla produzione di monoamine nel cervello agisce anche sulle condizioni psichiche. Allert nell '82 mise in evidenza la normalità del passaggio nel cervello di precursori monoaminici nei soggetti MC. Il 5% di 44 giovani celiaci controllati da Nowowiejska presentava un evidente ritardo mentale da attribuire a interruzione della GFD, frequenti errori dietetici e scarsa collaborazione da parte dei genitori. L'esperienza clinica ha dato valore all'impiego della vitamina B6 nella MC per la sua efficacia nella regolazione della sintesi delle monoamine. Autismo Nel 1961 viene fatta l'osservazione del miglioramento della sintomatologia dell'autismo dopo GFD e il successivo peggioramento a dieta libera. La difficoltà dello studio fu rappresentata dalla gastroscopia. "Battaglie reali" vengono definite le difficoltà incontrate per eseguire una gastroscopia in un bambino autistico. Comunque i pochi esami istologici risultarono normali e gli anticorpi assenti anche in presenza di steatorrea vera. Lanzi et al. non hanno trovato differenze significative tra soggetti autistici e controlli nelle concentrazioni plasmatiche di dopamina, norepinefrina ed epinefrina. Non c'è quindi evidenza di un impegno del sistema noradrenergico e adrenergico. Doan nel 1980 aveva proposto una correlazione tra glutine, caseina e schizofrenia. Si sosteneva che nelle culture alimentari dove non venisse impiegato il glutine la schizofrenia è assente! Il siero degli schizofrenici inibisce i movimenti chemiotattici dei linfociti, un'inibizione esercitata dalla gliadina che contiene le sequenze della gliadin-morfina capace di occupare i recettori degli oppioidi. Nei maschi schizofrenici aumentano in modo significativo gli anticorpi IgA contro la gliadina, la beta-lactoglobulina e la caseina. Stesso fenomeno si riscontra negli autistici. Le osservazioni più importanti suggeriscono che: negli schizofrenici c'è un alto livello di peptiduria e di iperpeptidemia, ma c'è anche una grande variabilità della morfologia dei picchi di peptici. A giustificazione di questa variabilità gli esperti sostengono che schizofrenia e autismo sono sindromi causate da differenti comportamenti enzimatici che in pazienti diversi danno luogo a catene di peptidi di differente lunghezza ma con la stessa bioattività. Un aumentato assorbimento di esorfine, quale può verificarsi nella MC, potrebbe essere causato da un deficit dell'enzima peptidasi. La conseguenza dell'incremento degli oppioidi cerebrali determina un'inibizione nella maturazione del sistema nervoso centrale. Un' indagine di Sandri e Giorgetti su 56 schizofrenici e 32 pazienti affetti da disturbi affettivi ha evidenziato: aga IgG elevate in due pazienti, uno dei quali con conferma di atrofia villare, familiarità per MC in altri due pazienti schizofrenici AGA-negativi, uno dei quali aveva un fratello schizofrenico e celiaco. Questi risultati sono in linea con quelli che indicano un'ipotesi di rapporto fra schizofrenia e celiachia e perlomeno non la escludono. Knivsberg nel 1997 ha voluto studiare le ragioni di una possibile associazione tra disturbi psichiatrici e dislessia. 3 bambini dislessici su 15 presentavano alti livelli di IgA nell urine, AEA Sierici + e conferma di atrofia villare Sorprendente la lettura del summary di un lavoro a firma Kozlowska ZE che nel 1991 ha riferito di una incidenza di vari sintomi psichiatrici nel 48,8% dei ragazzi celiaci su un campione il cui numero non è precisato, oltre anomalie dell'EEG nel 70 %. Un caso a parte ancora è quello dell'insorgenza di anoressia nervosa che complica il trattamento della celiachia come accade nel diabete giovanile o nella sclerosi multipla e nella cecità cioè in tutte le patologie croniche. In questo caso bisogna affidare la paziente ai centri specializzati per i disturbi del comportamento alimentare trattandosi di casi difficili. Conclusioni: non abbiamo prove provate di una possibile associazione tra MC e malattia mentale anche in presenza di vari casi clinici che segnalano questa associazione. C'è poi l'esperienza consolidata del vantaggio ottenuto in alcune patologie mentali gravi sottraendo il glutine dalla dieta indipendentemente dal riscontro del quadro istologico e anticorpale tipico della MC. Convergenza di opinioni circa l'incidenza di disturbi depressivi nei celiaci non trattati in presenza o meno di disturbi intestinali. Molti celiaci non trattati sono stati avviati in passato a psicoterapie, psicofarmaci e ES. Si tratta sicuramente di una depressione secondaria dovuta alla sofferenza fisica e al malassorbimento. Mario Mazzetti di Pietralata.Commissione Ministeriale per i disturbi del comportamento alimentare.Questo blog ha uno scopo esclusivamente informativo oltre che di raccordo mnestico per l'autore. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto eterogeneo; tuttavia non è possibile escludere eventuali omissioni ed errori, come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.
sabato 28 novembre 2009
Neuroceliachia
Antonio Puccetti, ricercatore del laboratorio di immunologia clinica e sperimentale dell'Istituto Gaslini di Genova afferma: " spesso i medici pensano alla sclerosi multipla, diagnosi ulteriormente confermata dalla r.m.n. che evidenzia aree di demielinizzazione. Lo stesso effetto si può osservare in presenza di morbo celiaco, ma appena il paziente inizia la diete senza glutine, la mielina si ricostituisce ed i sintomi scompaiono". Il coinvolgimento del sistema nervoso rappresenta una tappa pressoché obbligata nel percorso della malattia celiaca. Sono state descritte manifestazioni cliniche e segni neurologici coinvolgenti sia il sistema nervoso periferico che centrale con una temporalità spesso indipendente dalla durata di malattia e dal suo grado di coinvolgimento di altri apparati. Lo spettro delle manifestazioni neurologiche include: epilessia, leucoencefalite multifocale progressiva, atassia cerebellare, dissinergia cerebellare mioclonica, mielopatie, polineuropatie, mononeuropatie multiple, miopatie e disautonomia. Le polineuropatie sensitivo-motorie, con parestesie, tremori e debolezza, sono dovute a deficit di tiamina, piridossina, riboflavina, vitamina B12 e, forse, tocoferolo; rari sono i danni a carico del sistema nervoso centrale, con encefalopatia demielinizzante, atrofia cerebellare con atassia ed epilessia con calcificazioni occipitali. Il malassorbimento di vitamina A è responsabile dell’insorgenza di cecità notturna o emeralopia. Disturbi psichiatrici, specie depressione e ansia reattiva, sono variamente descritti nei pazienti celiaci. L'epilessia è stata descritta la prima volta nel 1978 ed associata a calcificazioni intracraniche; si tratta di crisi a semeiologia focale con manifestazioni cliniche localizzate a livello occipitale, farmacoresistenti. Gobbi et al nel 92 descrissero una popolazione di 43 pazienti, 31 con calcificazioni occipitali ed epilessia che furono sottoposti allo studio diagnostico per malassorbimento (gruppo A) e 12 con morbo celiaco ed epilessia che furono sottoposti a TAC cerebrale (gruppo B); 24 pz del gruppo A risultarono affetti da morbo celiaco, e in 5 pz del gruppo B furono riscontrate calcificazioni cerebrali. Al termine dello studio furono individuati 29 pazienti con l'associazione: morbo celiaco, epilessia e calcificazioni cerebrali. In tutti i casi l'epilessia era esordita prima che fosse diagnosticata la malattia celiaca, inoltre la semeiologia delle crisi era prevalentemente focale con localizzazione occipitale; nelle crisi refrattarie alla terapia le calcificazioni risultavano sempre bilaterali ed in sede parieto-occipitale. Studi successivi documentano che una dieta priva di glutine contribuisce alla completa remissione delle crisi anche dopo sospensione della terapia antiepilettica. L'ipotesi etiopatogenetica più accreditata è di una carenza di folati probabilmente determinata dal malassorbimento; tuttavia non è chiara la spiegazione della scarsità di soggetti con calcificazioni nonostante l'elevata presenza di deficit di folati nella popolazione di affetti da m. celiaca, né il perché della localizzazione occipitale delle calcificazioni. Sebbene queste forme si manifestano durante le prime decadi di vita e precedono la diagnosi di m. celiaca, sono stati descritti casi ad esordio tardivo; si tratta di due soggetti con esordio di malattia neurologica a 40 e 53 anni: il primo con monoparesi brachiali ricorrenti, il secondo con mioclono progressivo, atassia, e crisi tonico cloniche generalizzate; in entrambi furono riscontrate calcificazioni occipitali e morbo celiaco. Atrofia cerebellare dentato rubrica con polimioclonie (dissinergia cerebellare mioclonica). Descritta originariamente da Rumsay Hunt, colpisce entrambe i sessi, è caratterizzata da una progressiva atassia, mioclonie spontanee favorite dal movimento volontario, con relativo risparmio delle facoltà cognitive, sporadicamente sono presenti crisi epilettiche. Di etiologia multifattoriale, recentemente sono state descritte forme legate a malattie mitocondriali (MERFF). Sono stati descritti circa 16 casi di dissinergia cerebellare associata a MC con associazione di atassia e mioclonie. Nel 50% dei casi la malattia ha preceduto la diagnosi di MC. Sindromi cerebellari ed atassiche. Disturbi cerebellari ed atassie di tipo cordonale, isolati o in associazione, sono stati descritti in corso di MC. Finelli nel 1980 descrisse un soggetto di sesso maschile di 57 anni con una sintomatologia ingravescente caratterizzata da atassia, mioclono palatale, disartria in associazione a MC. Nel 1991 è stato descritto un caso di sindrome cerebellare in donna adulta, affetta da MC, che non rispose a dieta priva di glutine ma ad alte dosi di vitamina E. Nel 1998 sono stati descritti 28 pazienti con caratteristiche peculiari per cui fu proposto il termine "atassia da glutine". Tutti manifestavano atassia dell'andatura e degli arti; la gravità dell'atassia era correlata alla durata di malattia. Erano inoltre presenti in 19 soggetti segni di coinvolgimento neuropatico documentabile elettrofisiologicamente. Non fu riscontrato tremore né altri segni extrapiramidali; lo studio con Risonanza Magnetica evidenziò un quadro di atrofia cerebellare in 6 pazienti. Lo studio necroscopico effettuato in due pazienti dimostrò un'infiltrazione linfocitica del cervelletto, un danno a livello dei cordoni posteriori del midollo ed un'infiltrazione linfocitica asimmetrica dei nervi periferici; per tali reperti si ipotizzò che l'atassia da glutine, apparentemente idiopatica, in realtà è causata da un meccanismo immunomediato a carico del cervelletto e dei cordoni posteriori. Neuropatie periferiche. La polineuropatia viene considerata come una complicanza naturale della MC in quanto malattia da malassorbimento come causa di una sofferenza del nervo periferico di tipo carenziale (B12, folati, Vit E), ma alla luce dei dati relativi ai reperti autoptici di soggetti celiaci descritti precedentemente e clinici del caso, l'aspetto etio-patogenetico delle neuropatie va rivalutato. Intanto bisogna osservare che vengono descritte neuropatie, assonali, demielinizzanti, motorie e sensitive pure, il che fa presupporre che coesistono cause multifattoriali che possono prevalere in uno o l'altro, e per tale motivo tale complicanza neurologica potrebbe essere espressione di un'interazione a più stadi tra un processo infiammatorio immunomediato e quello carenziale. Nel 76 Bernier ha descritto 2 casi di pazienti di sesso femminile con una polineuropata sensoriale atassica; furono esclusi deficit vitaminici. Studi bioptici documentarono lesioni infiammatorie su nervo e muscolo a distribuzione segmentale, indicative di un processo microvasculitico. In altri casi descritti si trattava di forme prevalentemente carenziali e disautonomiche. E' in corso un protocollo di studio prospettico nel nostro gruppo per valutare le complicazioni neurologiche e cardiovascolari disautonomiche in pazienti affetti da MC. Cesare Iani; Clinica Neurologica II, Università Tor Vergata, Roma . Depressione. Nel 1932 Thaysen aveva notato una caratteristica astenia persistente in soggetti affetti da disturbi intestinali; nel 1950 Dicke notò come questo stesso tipo di pazienti manifestasse un miglioramento del tono generale e dell'umore in particolare se posti a dieta senza glutine (GFD). Tra il '59 e il '66 numerose osservazioni aneddotiche riguardano l'eccessivo nervosismo, l'instabilità, depressione e schizofrenia (Pauley; Dohan); nasce così l'ipotesi di un rapporto tra ceiachia e schizofrenia. Goldberg nel 1970 ha osservato in 46 adulti celiaci un'alta incidenza di tratti depressivi senza rapporto con i sintomi intestinali e lo stato nutrizionale (folati). Nel 1992 Vaitl & Stouthamer-Geisel conclusero che i celicaci mostrano un distinto "stato psicovegetativo" di esaurimento con l'aspetto di un quadro depressivo. Notarono inoltre che i soggetti MC diagnosticati tardivamente o non osservanti la dieta priva di glutine erano a rischio di malattia mentale o di problemi psicologici. Wurtman nel 1979 ha osservato che il controllo dietetico (GFD) sulla produzione di monoamine nel cervello agisce anche sulle condizioni psichiche. Allert nell '82 mise in evidenza la normalità del passaggio nel cervello di precursori monoaminici nei soggetti MC. Il 5% di 44 giovani celiaci controllati da Nowowiejska presentava un evidente ritardo mentale da attribuire a interruzione della GFD, frequenti errori dietetici e scarsa collaborazione da parte dei genitori. L'esperienza clinica ha dato valore all'impiego della vitamina B6 nella MC per la sua efficacia nella regolazione della sintesi delle monoamine. Autismo Nel 1961 viene fatta l'osservazione del miglioramento della sintomatologia dell'autismo dopo GFD e il successivo peggioramento a dieta libera. La difficoltà dello studio fu rappresentata dalla gastroscopia. "Battaglie reali" vengono definite le difficoltà incontrate per eseguire una gastroscopia in un bambino autistico. Comunque i pochi esami istologici risultarono normali e gli anticorpi assenti anche in presenza di steatorrea vera. Lanzi et al. non hanno trovato differenze significative tra soggetti autistici e controlli nelle concentrazioni plasmatiche di dopamina, norepinefrina ed epinefrina. Non c'è quindi evidenza di un impegno del sistema noradrenergico e adrenergico. Doan nel 1980 aveva proposto una correlazione tra glutine, caseina e schizofrenia. Si sosteneva che nelle culture alimentari dove non venisse impiegato il glutine la schizofrenia è assente! Il siero degli schizofrenici inibisce i movimenti chemiotattici dei linfociti, un'inibizione esercitata dalla gliadina che contiene le sequenze della gliadin-morfina capace di occupare i recettori degli oppioidi. Nei maschi schizofrenici aumentano in modo significativo gli anticorpi IgA contro la gliadina, la beta-lactoglobulina e la caseina. Stesso fenomeno si riscontra negli autistici. Le osservazioni più importanti suggeriscono che: negli schizofrenici c'è un alto livello di peptiduria e di iperpeptidemia, ma c'è anche una grande variabilità della morfologia dei picchi di peptici. A giustificazione di questa variabilità gli esperti sostengono che schizofrenia e autismo sono sindromi causate da differenti comportamenti enzimatici che in pazienti diversi danno luogo a catene di peptidi di differente lunghezza ma con la stessa bioattività. Un aumentato assorbimento di esorfine, quale può verificarsi nella MC, potrebbe essere causato da un deficit dell'enzima peptidasi. La conseguenza dell'incremento degli oppioidi cerebrali determina un'inibizione nella maturazione del sistema nervoso centrale. Un' indagine di Sandri e Giorgetti su 56 schizofrenici e 32 pazienti affetti da disturbi affettivi ha evidenziato: aga IgG elevate in due pazienti, uno dei quali con conferma di atrofia villare, familiarità per MC in altri due pazienti schizofrenici AGA-negativi, uno dei quali aveva un fratello schizofrenico e celiaco. Questi risultati sono in linea con quelli che indicano un'ipotesi di rapporto fra schizofrenia e celiachia e perlomeno non la escludono. Knivsberg nel 1997 ha voluto studiare le ragioni di una possibile associazione tra disturbi psichiatrici e dislessia. 3 bambini dislessici su 15 presentavano alti livelli di IgA nell urine, AEA Sierici + e conferma di atrofia villare Sorprendente la lettura del summary di un lavoro a firma Kozlowska ZE che nel 1991 ha riferito di una incidenza di vari sintomi psichiatrici nel 48,8% dei ragazzi celiaci su un campione il cui numero non è precisato, oltre anomalie dell'EEG nel 70 %. Un caso a parte ancora è quello dell'insorgenza di anoressia nervosa che complica il trattamento della celiachia come accade nel diabete giovanile o nella sclerosi multipla e nella cecità cioè in tutte le patologie croniche. In questo caso bisogna affidare la paziente ai centri specializzati per i disturbi del comportamento alimentare trattandosi di casi difficili. Conclusioni: non abbiamo prove provate di una possibile associazione tra MC e malattia mentale anche in presenza di vari casi clinici che segnalano questa associazione. C'è poi l'esperienza consolidata del vantaggio ottenuto in alcune patologie mentali gravi sottraendo il glutine dalla dieta indipendentemente dal riscontro del quadro istologico e anticorpale tipico della MC. Convergenza di opinioni circa l'incidenza di disturbi depressivi nei celiaci non trattati in presenza o meno di disturbi intestinali. Molti celiaci non trattati sono stati avviati in passato a psicoterapie, psicofarmaci e ES. Si tratta sicuramente di una depressione secondaria dovuta alla sofferenza fisica e al malassorbimento. Mario Mazzetti di Pietralata.Commissione Ministeriale per i disturbi del comportamento alimentare.giovedì 5 novembre 2009
Cambiare sesso: criteri diagnostici D.S.M. IV e normativa vigente
Criteri diagnostici del DSM-IV per il disturbo dell’Identità di Genere negli Adulti e negli Adolescenti. Presenza di: una forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto).Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come desiderio dichiarato di essere dell’altro sesso, farsi passare spesso per un membro dell’altro sesso, oppure la convinzione di avere sentimenti e reazioni tipici dell’altro sesso.Persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso. Negli adolescenti e negli adulti, l’anomalia si manifesta con sintomi come preoccupazione di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie o secondarie (per es. richiesta di ormoni, interventi chirurgici, o altre procedure per alterare fisicamente le proprie caratteristiche sessuali, in modo da assumere l’aspetto di un membro del sesso opposto) Convinzione di essere nati del sesso sbagliato.L’anomalia causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre aree importanti del funzionamento.Codificare sulla base dell’età attuale:F64.2 Disturbo dell’Identità di Genere in Bambini [302.6]F64.0 Disturbo dell’Identità di Genere in Adolescenti o Adulti [302.85]Specificare se (per soggetti sessualmente maturi):Sessualmente Attratto da Maschi, Sessualmente Attratto da Femmine, Sessualmente Attratto sia da Maschi che da Femmine, Non Attratto Sessualmente né da maschi né da Femmine.LEGGE 14 aprile 1982, n. 164
Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso.Una sentenza della corte costituzionale italiana del 1985 ammette e tutela gli interventi chirurgici se sono finalizzati a tutelare anche a salute psichica del paziente. Fase preliminare: accesso al servizio di adeguamento tra identità psichica e fisica: esami fisici e colloquio psichiatrico. Indagine genetica (mappa cromosomica): può essere effettuata presso qualsiasi struttura/istituto oppure presso l'Istituto di Genetica universitario. Indagine psichiatrica: valutazione dell’assenza o eventuale presenza di patologie di interesse psichiatrico. Può essere effettuata presso la ASL di appartenenza, c/o Dipartimento Salute Mentale. Ecografia pelvica/renale (con studio dell’apparato uro-genitale): può essere effettuata presso la ASL di appartenenza. Accertamenti endocrinologici ed internistici iniziali: possono essere effettuati presso la ASL di appartenenza. 1. assetto ormonale: dosaggio di FSH, LH, Testosterone totale, Estradiolo, FT3, FT4, TSH, 17 alfa OH, Progesterone, Prolattina, Cortisolo; 2. esami ematochimici: Emocromo, Sideremia, Colesterolo totale, HDL, LDL, Trigliceridi, Glicemia, Creatininemia, Sodio, Potassio, Transaminasi, Elettroforesi proteica, Fibrinogeno, Antitrombia III; 3. elettrocardiogramma. Le certificazioni di tutti gli accertamenti effettuati devono essere consegnate in fotocopia.Percorso psicologico: Prima fase: la Psicodiagnosi. Il consenso informato (colloqui specifici di disamina sulle procedure e le terapie, sui rischi che queste comportano e sull’irreversibilità di alcune di esse).Seconda fase : il counselling ( individuale, di coppia e familiare: a richiesta.In gruppo un incontro con frequenza settimanale).Sono previsti colloqui psicologici e somministrazione di test finalizzati a raccogliere la storia di vita della persona e a delinearne il profilo psicologico, sviluppo del potenziale individuale ed assunzione di responsabilità delle proprie scelte. Terza fase : la psicoterapia (Eventuale Perizia del CTU per RCS). Percorso medico- chirurgico• 1. La terapia ormonale: può essere intrapresa solo dopo aver iniziato un percorso di sostegno psicologico e deve essere assolutamente prescritta e periodicamente controllata da endocrinologi esperti nel trattamento ormonale del D. I. G. Nell’adeguamento Femmina- Maschio (FtM): entrambi gli obiettivi possono essere ottenuti con l’uso del solo ormone mascolinizzante (testosterone). Adeguamento Maschio- Femmina (MtF) è quasi sempre necessario unire agli estrogeni femminilizzanti un farmaco antiandrogeno associati ad un derivato del progesterone.Intervento chirurgico Iter Chirurgico Maschio-femmina (MtF). Mastoplastica additiva+Vaginoplastica. Iter chirurgico femmina-maschio (FtM). Adenectomia sottocutanea+Istero – annessectomia+Falloplastica (Falloplastica con lembo antibrachiale o lembo cinese. Metaoidoplastica: Falloplastica con lembo soprapubico, Falloplastica con lembo anterolaterale di coscia+Scrotoplastica).
Farmaci da non usare durante l’allattamento
Analgesici,antipiretici, antinfiammatori: Indoxen, MetacenLassativi: Falquilax, Pursennid
Vitamina A : Roaccutan
Vitamina B6: Benadon
Antiaritmici: Cordarone
Antiasmatici: Deltacortene
Corticosteroidi:tutti tranne Clenil (Beclometasone)
Antiemicranici: Diidergot, Cafergot, Sandomigran
Antimicotici: tutti
Antibiotici: Acido Nalidixico, Chemicetina, Eritrocina, Furadantin, Furedan, ecc.Tetracicline:utte.
Anticoagulanti: Sintrom, Coumadin
Anticolinergici: Atropina
Antidepressivi: Carbolithium
Antidiabetici: Glucophage (Biguanidi), Daonil, Minidab ( Sulfolinuree)
Antigottosi: Zyloric, Colchicina
Antipertesivi: Diuretici (tutti), Proglicem, Capoten, Enapren, Naprilene
Antiparkinsoniani:tutti
Antiprotozoari: Deflamon, Flagyl, Vagilen, Fasigin
Antitiroidei:Tapazole
Antitubercolari: Miambutol, Nicizina.
Antivirali: Zovirax (Aciclovir)
Ipnosedativi: Quanil
Ipoprolattinemizzanti:Parlodel
mercoledì 4 novembre 2009
Miasi

La diffusione è favorita da un clima caldo-umido, quando le mosche del genere Diptera sono attive, quindi particolarmente in estate, nelle aree a clima tropicale, subtropicale o temperato; inoltre in paesi in via di sviluppo ed in aree rurali. In alcune specie di mosche, lo sviluppo della larva nei tessuti è indispensabile all'insetto per completare il suo ciclo vitale: si parla allora di miasi obbligatorie. È il caso per esempio di molte specie della famiglia Oestridae, specializzate in questo tipo di parassitismo e che sono in grado di penetrare anche in tessuti integri. In molte altre specie, le miasi sono comportamenti occasionali, spesso favorite dalla presenza di ferite sulla cute dell'ospite, nelle quali l'insetto adulto depone le uova dalle quali hanno origine le larve; si parla in questi casi di miasi facoltative. Numerose specie di mosconi della famiglia Calliphoridae possono causare miasi, per lo più a danno della cute. Le mosche che sono in grado di causare miasi a livello dell’orecchio, naso, alveoli dentali, denti cariati e tasche parodontali, hanno un colore bluastro e sono attirate da secrezioni tissutali purulente e maleodoranti tipiche di tessuti necrotici. Le loro larve hanno un aspetto a cavatappi. La miasi orale è una malattia rara, essendo descritti in letteratura solo 15 casi e si sviluppa accidentalmente quando una mosca depone le uova nella bocca aperta di un individuo con scarsa igiene orale.
Il paziente nella figura è un agricoltore di 69 anni israeliano che accusava da alcuni giorni un senso di prurito a livello gengivale nell’arcata inferiore, dove si potevano repertare a livello di una profonda tasca gengivale, una trentina di larve vive (foto da Dr, R. Zeltser, Gerusalemme, Israele. Tratto da Atlante delle malattie della mucosa orale J. J. Pindborg. Masson Editore 1995).
martedì 3 novembre 2009
Cure odontoiatriche e profilassi antibiotica. Il classico e la novità
A)La batteriemia consecutiva a cure odontoiatriche (chirurgia, cure periapicali o parodontali, rimozione di placca e tartaro) su mucose o altre strutture orali infette ha una durata che generalmente non supera i 15 minuti, tempo tuttavia sufficiente perché i batteri raggiungano le superfici valvolari danneggiate, l'endocardio o l'endotelio provocando un'endocardite o un'endoarterite. Anche in portatori di protesi totale possono verificarsi episodi di batteriemia in seguito ad ulcerazioni della mucosa provocate da incongruità delle protesi stesse. Gli streptococchi alfa-emolitici (Viridans) sono i più comuni responsabili dell'endocardite; tutte le misure preventive, quindi, compresa la terapia antibiotica, debbono mirare all'eliminazione di questo ceppo batterico (Altri patogeni: Pneumococco, Haemophilus influenzie, anaerobi e stafilococco). Le condizioni cardiache più spesso associate ad endocarditi per le quali si raccomanda una profilassi sono: presenza di valvole protesiche cardiache, comprese le valvole biprotesiche e da omotrapianto, endocardite batterica pregressa, anche in assenza di malattia cardiaca, disfunzioni valvolari reumatiche ed altre acquisite, anche dopo chirurgia valvolare, la maggioranza delle malformazioni cardiache congenite, cardiomiopatia ipertrofica, prolasso mitralico con rigurgito valvolare (da Agrestini C., Mariani G. 6).Una profilassi razionale deve cominciare mezz'ora prima dell'intervento e terminare 48 ore dopo (la così detta profilassi perioperatoria di breve durata). Una profilassi di maggior durata non è più efficace, ma può indurre maggiori effetti collaterali (Chirurgia odontoiatrica ambulatoriale. F.Aderhold, Leilich, Raetzke).
Tatuaggi, piercing e tratti di personalità

E' plausibile che pazienti con problemi inerenti all’alimentazione (bulimia – anoressia) abbiano un rapporto d’odio-amore con i propri corpi. Ma perché alcuni di loro si decorano con tatuaggi e piercing, mentre alcuni altri si feriscono deliberatamente e rendono poco attraenti parti del loro corpo? Abbiamo esaminato 101 pazienti eating-disordered per mezzo di questionari sulla presenza e sulle caratteristiche dei loro tatuaggi, piercing o self-injuring (ferite autoinferte). Inoltre, abbiamo studiato la co-morbilità di comportamenti impulsivi come pure di tratti di personalità. Nel nostro campione paziente, l'11.9% ha uno o più tatuaggi, il 25.7% un piercing e il 64.9% ha evidenziato qualche forma di comportamento self-injurious (SIB). Il tatuaggio ed il piercing è mosso chiaramente da ragioni estetiche, mentre il SIB può avere diverse spiegazioni. Tutti e tre i comportamenti sono significativamente e più spesso collegati con uso di sostanze. In riferimento a tratti di personalità, il piercing è stato collegato positivamente con l’estroversione (affettività positiva) ed apertura e negativamente alla coscienziosità. Il SIB, al contrario, era collegato positivamente ad un’affettività e coscienziosità negativa, e negativamente all’estroversione. Il tatuato non manifesta correlazioni significative con particolari tratti di personalità (probabilmente a causa del piccolo numero di pazienti tatuati). In sintesi, il piercing ed il tatuaggio sembra riflettere più self-care (cura di se stessi) e potrebbe proteggere alcuni pazienti da autolesionismi maggiori. European Eating Disorders Review Eur. Eat. Disorders Rev. 13, 11–18 (2005) Self-Care Versus Self-Harm: Piercing, Tattooing, and Self-Injuring in Eating Disorders Laurence Claes*, Walter Vandereycken and Hans Vertommen Department of Psychology, Catholic University Leuven, Belgium.
Eating disordered patients seem to have a love–hate relationship with their bodies. Why do some decorate their bodies by means of tattooing and piercing, while others deliberately injure themselves and make parts of their body unattractive? We have explored this question in 101 eating-disordered patients by means of selfreporting questionnaires about the presence and characteristics of tattooing, piercing and self-injuring as well as the underlying motives. Furthermore, we studied the co-occurrence of impulsive behaviours as well as personality traits. In our patient sample, 11.9 per cent had one or more tattoos, 25.7 per cent a piercing and 64.9 per cent showed some form of self-injurious behaviour (SIB). Tattooing and piercing are clearly driven by esthetical reasons, whereas SIB can have various explanations. All three behaviours were significantly more often linked to substance (ab)use. With respect to personality traits, piercing was positively linked to extraversion (positive affectivity) and openness, and negatively to conscientiousness. SIB, on the contrary, was positively linked toneuroticism (negative affectivity) and conscientiousness, and negatively to ù extraversion and openness. Tattooing did not show significant correlations with particular personality traits (probably due to the small number of tattooed patients). In summary, piercing and tattooing seem to reflect more self-care, and might protect some patients against more self-harm. Copyright # 2005 John Wiley & Sons, Ltd and Eating Disorders Association. Keywords: tattooing; piercing; self-injury; self-harm; eating disorders.
lunedì 2 novembre 2009
Gravidanza e farmaci
I farmaci che si possono usare in tutto il periodo gestazionale (sempre in caso di reale necessità), sono:Analgesici, Antifebbrili, Antinfiammatori :Tachipirina - Piros.
Antitosse: Sinecod, Broncovanil, Sobrepin.
Lassativi: Lattulosio.
Mucolitici: Fluimucil.
Antiacidi: Maalox.
Antidiarroici: Enterogermina.
Antivomito: Motilium, Peridon, Plasil.
Ipnosedativi: Valium, Rivotril, Gardenale, Luminale.
Cortisonici: Becotide, Clenil, Fluspiral, Solu-Cortef, Flebocortid, Solu-Medrol, Deltacortene.
H2 antagonisti (antiulcera): Tagamet, Ranidil.
Antiasmatici: Aminomal, Tefamin, Dosberotec, Iprafen, Alupent, Ventolin, Frenal, Lomudal, Deltacortene.
Antidiabetici: Actrapid, Monotard, altre insuline.
Antibiotici: tutte le penicilline, tutte le cefalosporine, Rovamicina (Macrolide-spiramicina); Dalacin C (Clindamicina), Lincocin (Lincomicina).
Antimalarici (antiprotozoari): Clorochina.
Antitubercolari: Miambutol.
Antiipertensivi: Clonidina, Metildopa. Beta bloccanti :(Tenormin, Trandate, Lopresor, Visken, Blocadren). Calcioantagonisti: Adalat, Isoptin.
Digitalici: tutti.
Antiaritmici: Xylocaina, Mexitil.
Anticoagulanti: Calciparina.
Analgesici narcotici: Temgesic, Fentanest, Eptadone,Talwin.
Antiepilettici: Maliasin, Gardenale, Luminale.
Ormoni tiroidei: Eutirox, Ti-Tre.






















