Definizione: modello costante d’esperienza interiore e di comportamento che devia notevolmente le aspettative della cultura dell’individuo. Il modello di comportamento deve manifestarsi in almeno due delle seguenti aree: cognitiva, affettività, funzionamento interpersonale, controllo degli impulsi. Il comportamento deve essere persistente, inflessibile e pervasivo determinando disagio o compromissione significativa del funzionamento sociale e/o occupazionale. Il disturbo non deve essere conseguenza di un altro disturbo mentale ne dipendente dagli effetti di sostanze (sostanze d’abuso o farmaci) o di condizioni mediche generali (es. trauma cranico). La personalità riflette un determinato stile di porsi in relazione con gli altri. I disturbi di personalità possono essere considerati come espressioni estreme di caratteristiche che tutti noi possediamo. Per fare una diagnosi di disturbo di personalità, le modalità di comportamento devono essere costanti, stabili nel tempo e di lunga durata. Problemi di diagnosi e classificazione: i disturbi di personalità sono codificati sull’asse II del DSM IV e sono spesso in comorbidità con un disturbo d’asse I e possono fungere da contesto ai disturbi dell’asse I, plasmandoli in diversi modi (Millon, 1996). E’ spesso difficile fare una diagnosi di uno specifico disturbo di personalità, per via dell’ampia gamma di tratti che rende plausibile più di una diagnosi. I disturbi di personalità secondo il DSM IV:
Gruppo strano/eccentrico (Gruppo “ODD”). Sono: 1)Disturbo paranoide di personalità, 2) Disturbo schizotipico di personalità, 3) Disturbo schizoide di personalità (emotività coartata, scarsa fiducia nel prossimo, isolamento sociale, varianti meno gravi della schizofrenia). Gruppo Amplificativi/imprevedibile (Gruppo “Drammatic”). Sono: 1) Disturbo borderline di personalità, 2) Disturbo antisociale di personalità, 3) Disturbo narcisistico di personalità, 4) Disturbo istrionico di personalità (Comportamento deduttivo, scarso controllo degli impulsi, egocentrismo, ampia varietà dei sintomi). Gruppo ansioso/timoroso (Gruppo “Anxious”). Sono:1) Disturbo evitante di personalità, 2)Disturbo dipendente di personalità, 3) Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (Elevati livelli d’ansia, scarsa fiducia in se stessi , necessità di continue conferme).
Disturbo di personalità “ODD” ;(1) disturbo paranoide di personalità: diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi: sospettoso, privo di fiducia negli altri, diffidente verso gli amici, paura di essere sfruttato, permaloso, porta rancore, interpretazioni malevole. Comorbidità: disturbi schizotipico, borderline, evitante di personalità.(3)Disturbo schizoide di personalità: una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali ed una gamma ristretta di espressioni emotive, in contesti interpersonali, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi; in particolare non prova piacere in compagnia, non ricerca contatti affettivi o sessuali, non ha amici intimi, non prova emozioni forti, appare calmo, insensibile, estraniato, solitario, indifferente alle lodi e alla critica, non esprime sentimenti. Comorbidità: disturbo schizotipico, evitante e paranoie di personalità. (2) Disturbo schizotipico di personalità: stesse difficoltà interpersonali della personalità schizoide, con eccessiva ansia sociale. Sintomi bizzarri: pensiero magico, sospettosità, idee di autoriferimento, ideazione paranoie, comportamento eccentrico, linguaggio strano, appiattimento dell’affettività. Comorbidità: disturbo borderline, schizoide e paranoide di personalità. Geneticamente collegato alla schizofrenia; similarità dei sintomi con quelli della fase prodromica e residua della schizofrenia .Disturbo di personalità “dramatic”. (1)Disturbo borderline di personalità: si tratta di un disturbo di personalità altamente correlato con presenza di crescita in famiglie emotivamente disturbate, con scarsa coesione, con traumi, lutti in età evolutiva, abusi sessuali. Spesso è un disturbo difficile da trattare sia psicoterapeuticamente che farmacologicamente. Instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’umore e nell’immagine di sé, relazioni intense e instabili, comportamento ipocritico, impulsivo e imprevedibile, automutilazioni e minacce di suicidio, rabbia, aggressività, comportamento autolesivo (gioco d’azzardo, spese folli, promiscuità sessuale, abbuffate), mancanza di un’identità, cronico senso di vuoto, depressione, noia, comportamenti manipolativi e seduttivi, facile agli entusiasmi e agli scoraggiamenti. Epidemiologia: più frequente nelle donne, esordio nell’ adolescenza, comorbidità con disturbi dell’umore, abuso di sostanze, disturbi narcisistico, istrionico, evitante e paranoide di personalità. Eziologia: Otto Kernberg (Teorico delle relazioni oggettuali); esperienze infantili negative (es. mancanza d’affetto da parte dei genitori) determina un Io fragile e insicurezza. Per proteggersi dall’ansia che l’insicurezza provoca, il paziente borderline mette in atto un meccanismo di difesa ossia la scissione (vede il mondo diviso in bianco e nero). (4)Disturbo istrionico di personalità: un quadro pervasivo di emotività eccessiva e di ricerca di attenzione, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti: comportamenti drammatici e teatrali, ricerca di lodi ed approvazione, ricerca dell’attenzione, eccessi nel dimostrare le emozioni, preoccupazione eccessiva dell’apparenza, egocentrismo, sessualmente seducente, volubilità, eloquio impressionistico ma povero di dettagli. Eziologia: seduttività parentale (padre verso figlia). (3)Disturbo narcisistico di personalità: un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi: esagerata autostima, fantasie megalomaniche, ricerca continua di lodi, insofferenza alle critiche, mancanza di empatia, invidia , non rispetta le regole sociali, manipolativo e sfruttatore. Eziologia: la personalità narcisistica è il prodotto dei nostri tempi e valori. Henz Kohut (teorico della psicologia del Sé): bambini che non ricevono la giusta approvazione dai genitori, cercano di rafforzare il proprio sé con la perpetua ricerca di amore e approvazione, evolvendo in personalità narcisistiche.(2)Disturbo antisociale di personalità: si tratta di un disturbo di personalità altamente correlato con la presenza di una crescita all'interno di un nucleo familiare problematico, disgregato, patologico. E' notevolmente resistente alla totalità degli interventi psicoterapeutici attualmente conosciuti . Esiste qualche margine per intervenire terapeuticamente solo quando le caratteristiche di personalità pongono la persona nella assoluta necessità di curarsi (es. tossicodipendenti in comunità). Criteri diagnostici (DSM IV): 1) disturbo della condotta prima dei 15 anni, 2) protrarsi nell’età adulta di queste modalità antisociali (condotta antisociale, irresponsabile, incapace di tenere un lavoro in maniera continuativa, non fa fronte ai propri impegni, irritabile, aggressivo, impulsività, bugiardo, autocritico). Comorbidità: si associa a numerose altre diagnosi in particolare con disturbi d’abuso di sostanze.
La psicopatia (sociopatia): termine interscambiabile con “disturbo di personalità antisociale”, ma con importanti differenze. Criteri diagnostici formulati da Hervey Cleckley: povertà d’emozioni, sia negative, sia positive (distacco emotivo), il comportamento antisociale non è motivato in maniera adeguata (impulsività e irresponsabilità). Eziologia: fattori genetici, ruolo della famiglia, emozione e psicopatia. Studio di Lykken: 1) gli psicopatici apprendono a fatica di evitare uno shock, hanno modeste reazioni di allarme, 2) hanno bassi livelli di ansia e una FC più elevata, per cui sono in grado di escludere dalla percezione stimoli avversivi, 3) hanno difficoltà a modificare le loro risposte, anche se il loro comportamento non produce conseguenze desiderabili. Disturbo di personalità “anxious”. (1)Disturbo evitante di personalità: un quadro pervasivo d’ inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti: acutamente sensibile alle critiche, ai rifiuti, alle disapprovazioni, paura di sbagliare, si ritiene incompetente, riluttante alle relazioni interpersonali: ha pochi amici, difficoltà ad entrare in contatto con estranei, rifiuto di situazioni sociali, amplificazione di difficoltà e pericoli. Comorbidità: disturbo dipendente di personalità, fobia sociale generalizzata (criteri diagnostici simili). (2)Disturbo dipendente di personalità: una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti: mancanza di sicurezza e fiducia in sé, subisce le decisioni altrui anche se pensa che siano sbagliate, esegue compiti sgradevoli, disagio e difficoltà a stare o agire da solo, paura di essere abbandonato, reazioni esagerate nel caso succeda, ipersensibilità alle critiche. Comorbidità: disturbo evitante, disturbo borderline di personalità, disturbi asse I, scarsa salute fisica. (3)Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: un quadro pervasivo di preoccupazione per l'ordine, perfezionismo, e controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta: perfezionismo, maggiore importanza ai dettagli e alle regole, rispetto al fine reale, non portano mai a termine un progetto, rigidità nel ragionamento, eccessiva scrupolosità, inflessibilità, eccessiva dedizione al dovere, difficoltà a prendere decisioni, a dimostrare affetto, a gettare via oggetti vecchi ed inutili. Questa diagnosi si differenzia dal disturbo Ossessivo-Compulsivo per l’assenza di ossessioni e compulsioni. Eziologia del gruppo “Anxious”: esperienze infantili negative, trasmissione dei timori dal genitore al bambino (disturbo evitante di personalità), disgregazione del rapporto genitore-bambino (disturbo dipendente di personalità).
Terapie dei disturbi di personalità. I vari approcci terapeutici: psicoterapia cognitiva a lungo termine. Il trattamento è volto ad individuare non solo i comportamenti disfunzionali, ma anche il tessuto di cognizioni, aspetti affettivi e strategie che caratterizzano il disturbo. Si tratta dell’analisi approfondita della struttura disadattiva del paziente che si riflette nel suo modo di pensare, agire, provare emozioni, fronteggiare i problemi. Fondamentale è l’analisi degli schemi di base o profondi (core schema).Gli scopi della terapia e il processo di cambiamento richiedono: 1)che la struttura disadattiva venga abbandonata; 2) che venga adottata una struttura maggiormente adattiva; 3)che la nuova struttura si generalizzi nei pensieri, nei modi di provare emozioni, nei comportamenti, e sia mantenuta nel tempo. Terapia della psicopatia: “e’ praticamente impossibile trattare la psicopatia” (Cleckley, 1976, McCord e McCord, 1964, Palmer, 1984). Valutazione dei disturbi di personalità: 1)mediante le interviste strutturate sviluppate negli ultimi anni sulla base del sistema diagnostico categoriale in uso nel DSM è possibile diagnosticare con una certa affidabilità i disturbi di personalità; è buona soprattutto l’attendibilità interrater, mentre quella test-retest risulta in genere meno soddisfacente. 2) Le diagnosi di disturbo della personalità presentano comunque ampie sovrapposizioni tra loro, ed è comune che un singolo paziente soddisfi i criteri diagnostici per più di un disturbo di personalità. 3)Dal momento che i disturbi della personalità possono essere considerati l‘espressione estrema di tratti della personalità presenti in tutti in varia misura, è stato proposto di sviluppare un modello dimensionale anziché categoriale per classificare questi disturbi. 4)Nonostante i problemi che presenta la loro diagnosi,sarebbe sbagliato sottovalutare l’esistenza dei disturbi della personalità dal momento che essi sono diffusi e pregiudicano gravemente l’esistenza di molte persone.
Disturbo bordeline della personalità I:caratteristiche cliniche. In origine il termine “borderline” stava ad indicare che il paziente si trovava al limite tra nevrosi e schizofrenia ma nel DSM, in cui è entrato come diagnosi ufficiale dal 1980, il concetto non ha più questa connotazione.L’individuo con personalità borderline è caratterizzato dall’instabilità ed estrema mutevolezza delle emozioni e del comportamento. Elementi tipici sono l’instabilità nelle relazioni interpersonali (con alternanza di idealizzazione e svalutazione dell’altro), nell’umore, nelle emozioni e nell’immagine di sé, il comportamento imprevedibile ed impulsivo, talvolta autolesivo; la capacità di esame di realtà è conservata. Il disturbo borderline di personalità esordisce nell’adolescenza, ha un tasso di prevalenza che va dall’ 1 al 2% (negli USA) ed è più frequente nelle donne. Il disturbo borderline di personalità si associa spesso a disturbi dell’umore, all’abuso di sostanze, ai disturbi di personalità istrionico, narcisistico, dipendente, evitante e paranoide. Disturbo bordeline della personalità II; eziologia: secondo i teorici delle relazioni oggettuali (Kernberg 1985) esperienze infantili negative, con sostegno emotivo incostante, fanno sì che il bambino sviluppi un io incerto e possa adottare un meccanismo di difesa detto scissione, che consiste nel dicotomizzare gli oggetti in totalmente buoni o cattivi e nell’incapacità di integrare in un tutt’uno gli aspetti positivi e negativi degli altri. Numerosi studi, che riportano bassi livelli di cure ed affetto da parte dei genitori dei pazienti, suffragano queste teorie. E’ stato ipotizzato che la personalità borderline sia una componente del PTSD o del disturbo dissociativo dell’identità derivati da gravi e traumatizzanti abusi subiti nell’infanzia. Dalla ricerca biologica relativa al disturbo borderline di personalità è emerso che: tale disturbo ricorre all’interno delle stesse famiglie, il che testimonierebbe a favore di una componente genetica del disturbo; i pazienti borderline sembrano compromessi nel funzionamento dei lobi frontali; variazioni nei livelli del neurotrasmettitore serotonina influenzano le manifestazioni di rabbia nei pazienti borderline.
Il disturbo antisociale di personalità e la psicopatia I; caratteristiche cliniche: preponderanza nella struttura dell’essere psichico di alcune dimensioni istintuali distruttive alle quali il paziente aderisce in maniera più o meno completa. Tale atteggiamento può essere a volte causa ed a volte effetto di una deficitaria struttura dell’Io, istanza che regola tramite il principio della realtà, l’interazione tra il soggetto ed il mondo. Deficitaria o anomala strutturazione del Super-Io che comporta una labilità o una mancanza totale del senso di colpa: è questa una delle caratteristiche fondamentali che spiega gran parte del comportamento psicopatico. Mancanza di identificazione con modelli validi e pertanto incapacità ad assumere dei comportamenti costruttivi. Tono dell’umore prevalentemente ipertimico. Intelligenza nei limiti della norma. Distruttività sempre presente e spesso spiccata: indice di una incapacità a modulare la vita istintiva. Coscienza di malattia assente: lo psicopatico vive in genere la propria abnormità senza accorgersene. Se i dati sopra esposti configurano la struttura della personalità psicopatica, tale struttura si manifesta sul piano comportamentale con le seguenti caratteristiche: vivere momento per momento, senza una vera dimensione temporale, strumentalizzazione degli altri, conseguenza dell’incapacità a stabilire un vero rapporto interpersonale. I rapporti interpersonali sono molto labili e disturbati: ogni legame è improntato all’inganno, alla strumentalizzazione ed il partner in genere o soccombe o si ritrae. Può perdurare solo il legame con una personalità simile: la compensazione reciproca comporta un adattamento minimo, rifiuto dell’autorità sia parentale che sociale con tendenza ad atteggiamenti disgregatori.
Il disturbo antisociale de personalità e la psicopatia II; eziologia ed aspetti biologici. Le ricerche condotte sulle famiglie di origine di questi soggetti indicano che i loro padri manifestavano anch’essi comportamenti antisociali, e che in genere gli psicopatici sono stati allevati in totale assenza di disciplina o con uno stile disciplinare incoerente. Gli studi genetici suggeriscono l’esistenza di una predisposizione ereditaria alla psicopatia. Il problema centrale degli psicopatici può forse essere ravvisato nel fatto che la prospettiva di una punizione non li trattiene dal commettere atti antisociali. Molte prove di diversa natura suffragano questo punto:gli psicopatici apprendono a fatica ad evitare uno shock, e presentano modeste reazioni di allarme; gli psicopatici manifestano bassi livelli d’ansia e sembrano essere maggiormente in grado rispetto alle persone normali di escludere dalla percezione gli stimoli avversivi; gli psicopatici hanno difficoltà a modificare le proprie risposte, anche quando il loro comportamento non produce conseguenze desiderabili. Differenza tra disturbo antisociale e disturbo borderline: il borderline si caratterizza per il suo senso cronico di vuoto che non è necessariamente presente nel disturbo antisociale di personalità. In quest’ultimo prevalgono i comportamenti antisociali e non si manifesta l’autolesionismo che è il sintomo esclusivo del borderline. Inoltre nel disturbo borderline le relazioni appaiono instabili ma intense, caratterizzate da idealizzazione e svalutazione verso l’oggetto scisso in buono o cattivo. Il borderline tende ad essere adesivo (senza riuscire a mantenere il legame) e a soffrire l’angoscia abbandonica. Nel disturbo antisociale di personalità, invece, non vi è questa capacità dell’Io, anche se immatura, di investire nelle relazioni e l’introietto è esclusivamente aggressivo. Terapia della personalità Borderline : la psicoterapia basata sulle relazioni oggettuali. Kernberg (1985) parte dall’assunto che la personalità borderline abbia un io debole e quindi difficoltà a tollerare il fatto di rivivere analizzandoli, i conflitti infantili, come normalmente avviene nel trattamento psicoanalitico.La modifica al trattamento psicoanalitico classico introdotta da Kernberg ha come scopo principale di rafforzare l’Io del paziente in modo che questi non cada nella scissione, ovvero della dicotomia fra tutto-buono e tutto-cattivo, ma giunga ad accettare il fatto che le persone e gli eventi hanno sia qualità positive che negative.Si ritiene che la scissione sia dovuta all’incapacità di elaborare idee complesse che non si adattano a un semplice modello dicotomico buono-cattivo. Le tecniche impiegate sono essenzialmente interpretative, ossia il terapeuta fa notare al paziente che egli sta permettendo alle sue emozioni e al suo comportamento di essere regolati da difese come la scissione. Kenberg usa un approccio più direttivo di quanto non faccia la maggioranza degli analisti: oltre a interpretare l’atteggiamento difensivo, egli dà al paziente suggerimenti concreti su come comportarsi in modo più adattivo.
La terapia dialettica del comportamento. Marsha Linehan (1987) ha sviluppato un metodo che combina l’empatia dell’approccio centrato sul paziente con le tecniche cognitivo-comportamentali finalizzate alla soluzione dei problemi con l’addestramento alle abilità sociali. Questo metodo terapeutico s’incentra sulla totale accettazione da parte del terapeuta del paziente borderline. L’aspetto cognitivo-comportamentale del trattamento si esplica nell’aiutare il paziente ad apprendere strategie di soluzione dei problemi e di controllare le proprie emozioni. Parte dell’intervento è rivolto anche a migliorare le capacità di relazione interpersonale e di controllo della rabbia e dell’ansia. Dopo molti mesi di trattamento il terapeuta inizia a porre limiti al comportamento del paziente, in accordo a quanto sostiene Kernberg.
La terapia dinamico-cognitivo-comportamentale. Turner (1993) fonde le procedure cognitive con quelle interpretative per chiarire ai pazienti in che modo essi stanno opponendo resistenza ai tentativi del terapeuta di aiutarli a cambiare. Il terapeuta cerca di insegnare ai pazienti migliori strategie per gestire lo stress, risolvere gli inevitabili problemi dell’esistenza e stabilire relazioni interpersonali più appaganti. La terapia cognitiva. Anche gli approcci cognitivi sottolineano le difficoltà che sorgono quando si cerca di stabilire una relazione di fiducia con i pazienti borderline: la loro tendenza a mettere alla prova l’affidabilità del terapeuta con minacce o richieste di altro tipo, la scarsa tolleranza all’intimità, accompagnata da un’esacerbata sensibilità al rifiuto, e il continuo ripresentarsi, ad ogni seduta, dell’emergere di una crisi, il che rende molto difficile per il terapeuta focalizzare il lavoro su un numero limitato di temi e di scopi. Beck (1990) e i suoi collaboratori mettono in guardia contro le reazioni di transfert da parte del paziente borderline. Beck cita come esempio il caso di una paziente, convinta che tutte le figure dotate di autorità tendessero a manipolarla e a controllarla, un residuo delle sue passate relazioni con i genitori. I suggerimenti offerti dal terapeuta su come modificare taluni comportamenti, si scontravano con reazioni di rabbia e forti resistenze, dato che questi tentativi evocavano nella paziente le esperienze sensibilizzanti dell’infanzia. Il terapeuta affrontò queste reazioni di transfert assumendosi ogni volta il compito di spiegare con grande chiarezza e pazienza quali fossero e quali non fossero le ragioni implicite dei suoi suggerimenti. Secondo quanto teorizzato da Beck, l’individuo con personalità borderline opera in base a uno o più dei tre seguenti schemi di pensiero negativo: 1) il mondo è pericoloso e malevolo, 2) lui stesso è vulnerabile e impotente, 3) non può essere accettato dagli altri. Un principio guida per i terapeuti è quello di essere più flessibili di quanto sarebbero con qualsiasi altro paziente, e di adattare le tecniche e la scelta dei problemi da mettere a fuoco alle peculiari idiosincrasie di ogni singolo caso. Ad esempio Beck raccomanda che, nel raccogliere le informazioni sui pensieri negativi del paziente, il terapeuta solleciti il paziente stesso a dare suggerimenti a riguardo, anziché ricorrere alle solite procedure (basate su elenchi standardizzati).Questo modo direttivo di procedere, infatti, mentre può tranquillizzare un depresso infondendogli una sensazione di sicurezza, può risultare minaccioso per un pz. Borderline e provocarne reazioni di rabbia, perché gli fa probabilmente vedere il terapeuta come una figura respingente e critica. Per quanto riguarda la scissione o pensiero dicotomico, la strategia consiste nel mostrare senza forzature al paziente borderline che il suo modo di pensare è di fatto dicotomico, quindi nel persuaderlo che sarebbe nel suo interesse provare a vedere il mondo nelle sue tante tonalità di grigio piuttosto che unicamente in bianco e nero. Man mano che il pensiero del paziente si fa meno dicotomico, anche le rapide ed estreme fluttuazioni emotive, tipiche della personalità borderline, tendono ad attenuarsi. Le terapie per la psicopatia: a quanto propongono Beck e collaboratori (1990) la psicopatia andrebbe concettualizzata in termini di particolari convinzioni e modalità di pensiero.Le convinzioni specifiche comprendono la giustificazione (il semplice fatto di volere qualcosa giustifica qualunque azione per ottenerla), l’infallibilità personale (la certezza di compiere sempre scelte giuste), l’impotenza degli altri (ciò che gli altri pensano non conta nulla) e lo scarso impatto delle conseguenze (vi possono essere conseguenze negative, ma la cosa non ha alcuna importanza). Lo scopo generale della terapia cognitiva è mettere in discussione tali convincimenti e cercare di portare le idee e le convinzioni del paziente a riallinearsi con le regole di una società in cui le persone rispettano i diritti e la sensibilità degli altri. Il terapeuta deve cercare di dimostrare a questi pazienti che possono raggiungere con maggiore facilità i loro scopi modificando il proprio comportamento in modo da renderlo meno impulsivo, più empatico, e in generale più conforme ai canoni sociali accettati, e che tenere in considerazione i sentimenti altrui potrebbe rivelarsi più vantaggioso per loro del continuare ad ignorarli. Dato che molti psicopatici vengono rinchiusi in carcere per i crimini commessi, i risultati scoraggianti della detenzione come mezzo di riabilitazione vengono attribuiti, almeno in parte, all’incapacità di modificare il comportamento psicopatico. Come i criminologi hanno ripetutamente affermato, il nostro sistema carcerario sembra funzionare più come una scuola del crimine che come un luogo nel quale chi si è reso colpevole di atti criminosi, psicopatici compresi, può veramente arrivare a riabilitarsi. Nell’istituto di pena potrebbero avvenire degli incontri di gruppo ad approccio prevalentemente supportivo. È importante favorire la condivisione di regole, responsabilità sociale, cooperazione, sviluppo della dimensione affettivo-relazionale e percezione degli altri all’interno del gruppo.Nell’analisi della domanda difficilmente si individua una motivazione intrinseca al colloquio, ma emergono piuttosto rabbiose aspettative di rivendicazione. Bisogna considerare che spesso il colloquio si svolge nel contesto carcerario, vissuto come estremamente costrittivo e fonte di insofferenza. Ne consegue che il colloquio stesso può essere percepito come un’ingiusta imposizione o strumentalmente come una situazione da sfruttare per ottenere dei vantaggi materiali. Quindi raramente sono presenti i presupposti per un intervento d’aiuto.