mercoledì 27 maggio 2009

Cambiare sesso: chirurgia per il transessualismo gino-androide (donna-uomo)

La trasformazione chirurgica da femminile a maschile non ha finora raggiunto risultati paragonabili a quelli ottenuti nella conversione andro-ginoide. Questo è comprensibile se si considerano i complessi aspetti tecnici legati alla creazione dei genitali maschili (falloplastiche). Si tratta di una chirurgia complessa, spesso iterativa (tecniche multi-stadio) che, a fronte di elevati rischi di complicanze, offre dei risultati che oggi non possono ancora definirsi completamente soddisfacenti. Gli obiettivi da raggiungere saranno essenzialmente di carattere: estetico : confronto tra immaginari stereotipi e reali possibilità chirurgiche, funzionale : sensibilità dei neo-genitali, erezione, penetrazione, minzione in stazione eretta, psicologico : confrontarsi con le aspettative della paziente. I diversi passaggi tecnici della conversione gino-androide possono essere così riassunti: mastectomia (asportazione del seno femminile).

Fasi intervento: 1° tempo, 1° fase: mastectomia con riposizionamento del capezzolo. 1° tempo, 2°fase : colpo istero annessiectomia (rimozione di utero, ovaie). Clitoridoplastica di allungamento (se si intende privilegiare l'aspetto funzionale). Falloplastica (se si intende invece propendere per l'aspetto estetico-psicologico).Impianto protesico scrotale e penieno. Chirurgia di conversione gino – aneroide. Obiettivi: aspettative funzionali (preferibile clitoridoplastica). Aspettative estetiche (preferibile neo falloplastica). Infatti, se dal punto di vista funzionale la clitoridoplastica rappresenta la soluzione ideale che, preservando la struttura dell'organo femminile, garantisce la conservazione della sensibilità e della capacità erettile, da punto di vista estetico (e quindi psicologico) offre risultati necessariamente limitati (lunghezza massima ottenibile di circa 6- 7 cm ) e presuppone in ogni caso una condizione favorevole di partenza (clitoride ben sviluppato). Clitorido plastica; vantaggi: sensibilità – capacità orgasmica. Fisiologica: capacità erettile. Limiti: dimensioni massime 6-7 cm. Passaggi tecnici: cavernolisi (ossia la liberazione dei corpi cavernosi del clitoride dalle strutture adiacenti per consentirne la mobilizzazione), sezione del legamento sospensore (per ottenere uno scivolamento del clitoride verso l'esterno, che si traduce praticamente in un “allungamento”) , uretroplastica.
Cavernolisi: fase A.
Sezione del legamento sospensore
Lembo fascio mio cutaneo addominale. La scelta tra plastica di allungamento clitorideo e falloplastica (confezionamento di un penoide o neo-fallo) dipenderà dalle richieste della paziente e dalle condizioni anatomiche di partenza.


Tecniche di neo fallo plastica: 1)lembo fascio mio cutaneo addominale, 2)lembo di muscolo retto addominale, 3)lembo anti brachiale condro mio cutaneo, 4)espansori cutanei. Neo fallo plastiche vantaggi:dimensioni 12-18 cm gratificazione psicologica, capacità coitale dopo innesto protesi. Limiti: assenza di sensibilità, difficoltà orgasmica (solo psicologica), impossibilità di erezione fisiologica. Lembo di muscolo retto addominale vantaggi: rapidità 3 ore, semplicità, procedura in tempo unico, (mastectomia, colpo isterectomia e fallo plastica), sensibilità con possibilità orgasmica(conservazione e riposizionamento del clitoride. Secondo tempo: opzionale:impianto protesico. Testicolare o penineo a distanza di 12 mesi.

La clitoridopessia alla base del neo pene (sec.Austoni 1990).






Cambiare sesso:chirurgia per il transessualismo andro-ginoide (uomo - donna)

Si attua un accesso chirurgico perineale che consente la creazione di uno spazio inter-prostato-vescico-rettale sufficientemente profondo ad ospitare la neovagina. L'asportazione del pene e dei testicoli non comporta particolari difficoltà tecniche e deve essere eseguita con il massimo rispetto delle strutture cutanee di rivestimento (la pelle del pene e lo scroto) che saranno utilizzate per la confezione dell'introito e della cavità vaginale.









Per quanto riguarda la creazione della neovagina, il chirurgo dovrà porsi due obiettivi: funzionale (in relazione alla profondità e ampiezza della cavità creata) ed estetico (di grande importanza psicologica per il paziente).


martedì 26 maggio 2009

Paziente terminale: trattamento e sedazione palliativa

La sedazione palliativa: riduzione intenzionale della vigilanza con mezzi farmacologici fino alla perdita di coscienza, allo scopo di ridurre o abolire la percezione di un sintomo altrimenti intollerabile per il paziente, nonostante siano stati messi in opera i mezzi più adeguati per il controllo del sintomo che risulta quindi refrattario.E’ etica ? E’ moralmente lecito attuare un trattamento che abbia un effetto positivo e un possibile o prevedibile effetto negativo, purchè quest’ultimo non sia intenzionalmente ricercato. La sopravvivenza media dopo sedazione palliativa migliora. Questa non comprende: la sedazione occasionale, la terapia ansiolitica, la terapia analgesica con oppioidi, la terapia di modulazione del sonno (aloperidolo 1-2 mg. e.v. o s.c., clorpromazina 25-50 mg., promazina 25-50 mg.). La sedazione palliativa in generale è volta a ridurre lo stato di coscienza. Sedazione palliativa degli ultimi giorni (o sedazione terminale): è effettuata quando la morte è attesa entro un lasso di tempo compreso tra poche ore e pochi giorni ed in situazione acute con rischio di morte imminente (distress respiratorio refrattario ingravescente con senso di morte imminente e crisi di panico angosciante, sanguinamenti massivi refrattari al trattamento). Inoltre in caso di sintomi refrattari: dispnea, delirium, dolore, vomito incoercibile, stato di male epilettico, sofferenza totale. Farmaci utilizzati : midazolam in bolo 2.5-5 mg., in infusione 0.2-1 mg./h s.c. e.v., lorazepam s.c. e.v., flunitrazepam s.c. e.v., diazepam (difficile e.v.), prometazina 50 mg. t.i.d. e.v. i.m., clorpromazina 50 mg. e.v. i.m.1-12.5 mg./h per mantenimento, promazina 25–50 mg. q.i.d. e.v. i.m. Problemi del cavo orale: xerostomia; molto frequente (40-77%). Cause: candidosi, farmaci, rt, pct, disidratazione, o2, respirazione orale, ipercalcemia ed ipeglicemia. Trattare con : 1) cubetti ghiacciati di succo di frutta acidulo 2) in assenza di ulcerazioni, ananas, 3) vitamina c, 4) idratazione, 5) cibi aciduli, 6) burro cacao, 7) pilocarpina 5 mg. q.i.d.,, 8) antifungini, 9) nebulizzazioni di acqua e/o triticum. Salagen (pilocarpina): indicazioni, riduzione della sintomatologia da ipofunzione della ghiandola salivare in pazienti con xerostomia grave dopo irradiazione per neoplasia cervico-cefalica; trattamento della sintomatologia da secchezza della bocca e da secchezza della congiuntiva nei pazienti affetti dalla sindrome di sjogren. Altri problemi del cavo orale. Scialorrea: amitriptilina e belladonna, disgeusia: zinco 25 mg. t.i.d., alitosi: igiene del cavo orale q.i.d., ulcere del cavo orale (aciclovir se erpetiche), soluzione satura di acqua e bicarbonato, xylocaina 2% in maalox o simili (1:3), betametasone sciolto in collutorio, sucralfato se rt o pct, yogurt freddi. Singhiozzo:riflesso respiratorio patologico per contrazione del diaframma, inspirazione improvvisa e chiusura della glottide. Cause: distenzione gastrica (piu’ frequente), irritazione del diaframma irritazione del n. frenico e del n. vago (k collo e mediastino), neoplasia cerebrale 1° o 2° o ictus, infezione, disionie,farmaci. La cura è rivolta al singhiozzo persistente intrattabile: si posiziona un sondino naso gastrico o naso esofageo, si utilizzano carminativi, rebreathing, clorpromazina, metoclopramide e domperidone, baclofene, valproato e gabapentina (tentativi temporanei). Nausea e vomito: in 40-60% dei pazienti. Cause centrali e periferiche: tossiemia, ipertensione endocranica, pct e rt, ipercalcemia, stimolazioni di organi periferici (glissoniana, parete intestinale), ostruzione viscerale, farmaci. Nausea e vomito da farmaci. Stimolo bulbare: da macrolidi, tm-smtx, oppioidi, digossina, antiepilettici, azolici, pct, gastrolesivita’: fans, fe, pct, antibiotici, ipotonia gastrica: fenotiazine, triciclici, oppioidi, antispastici. Terapia: aloperidolo, metoclopramide, clorpromazina, cortisonici, ondasetron e simili, diazepam, antitussigeni, scopolamina e joscina, mannitolo, glicerolo e diuretici. Dispnea: valutare la prognosi, ipossia > o2 (saturimetro), ivs > diuretici, ostruzione della vena cava superiore > rt, cortisonici, stridor > rt, cortisonici, visita orl, pnx > drenaggio, tep > o2, eparine, morfina, panico > bdz, rantolo agonico > scopolamina. Stridor: suono sibilante e raschiante delle prime vie respiratorie. Terapia con desametazone e.v. lentamente 12-24 mg., poi 16 mg. per infusione al di; se necessario midazolam 5-10 mg. i.m. o e.v.. Stent. Emorragia: grande impatto emozionale. Causa terminale nelle neoplasie del distretto cervico-faciale:
(foto: tumore della base della lingua)
usare telini vere scuro o blu, coperte calde; il malato ha freddo, sedazione. Emottisi: coagulanti, ricovero per tecniche emostatiche. Ematemesi: ppi, stop fans. Epistassi: tamponare. Cavo orale: sucralfato. Rettorragia o ginecorragia: pasta di sucralfato + acido tranexamico, acido tranexamico. Ematuria: etamsilato (evitare acido tranexamico per coaguli). Trasfondere ? Pro: migliora l’astenia soggettiva, migliora la dispnea. Contro: immunodepressione, recidive tumorali, nessuna evidenza di beneficio. Trasfondere se: hb <> 3 (il paziente deve essere allettato per meno del 50% del tempo), problematiche organizzative. Occlusione intestinale; escludere:fecaloma, stipsi, ileo paralitico. Consulenza chirurgica e se inoperabile: clorpromazina, aloperidolo, anticolinergici, morfina, loperamide. Prurito.Cute: xerosi, macerazione, dermatite da contatto, farmaci: allopurinolo, cbz, asa, oppioidi, colestasi da farmaci, malattie: irc, stasi biliare, linfomi, sideropenia, ipertiroidismo, policitemia, metastasi cutanee. Terapia: xerosi: olii, acqua tiepida, tamponare, macerazione: ossido di zinco, uremia: terapia specifica, colestasi: colestiramina, stent, oppioidi: rotazione, linfoma: rt, sideropenia: ferro p.o., infiltrazione cutanea: rt, infiltrazione cutanea di ca. mammario: fans. Trattamento della febbre: ipercatabolismo > vomito acetonemico, diabete, magrezza, ipertiroidismo, disidratazione > vomito e diarrea, poliuria, disionie > dialisi, o2 terapia, bpco, sindromi cerebrali acute > epilessia, tachicardia > scompenso cardiaco, angina a medio ed alto carico. Quando ricoverare? Vale anche per il paziente terminale ?Applicabilita’ linee giuda/contesti: in caso di segni e sintomi di shock, segni di meningismo, convulsioni, valvulopatia, segni di cardite. Le ultime ore: mantenere adeguato igiene del cavo orale, mantere la dignità del paziente, preparare e sostenere i familiari, non rallentare ne’ accellerare il processo di morte, parlare in modo dolce al paziente: l’udito è conservato ed una voce dolce e familiare è di aiuto. In caso di presenza di respiro affannoso e rantoli, incontinenza o ritenzione d’urina, dolore, agitazione ed irrequietezza, dispnea, nausa, vomito, turbe della deglutizione, sudorazione, contratture, confusione: sospendere i fans, corticosteroidi***, lassativi, antidepressivi, antibiotici, broncodilatatori, nad e continuare con morfina, aloperidolo, metoclopramide, joscina, levomepromazina, ipodermoclisi. Morfina, ½ dose p.o., levomepromazina, efficace nell’angoscia terminale e nella nausea da oppioidi, joscina, efficace in caso di rantolo e dolore addominale, 500 cc. di soluzione fisiologica; ottenere una blanda disidratazione, midazolam a.b.

domenica 24 maggio 2009

Elettroshock in psichiatria

La terapia elettroconvulsivante (TEC) continua ad essere uno dei trattamenti più controversi utilizzati in medicina. Consensus Conference, JAMA 1985. L’immagine che l’opinione pubblica ha della TEC spesso riflette procedure che sono state abbandonate da più di 40 anni. Si immagina il paziente supplicante che viene trascinato nella stanza del trattamento, dove viene forzatamente somministrata la corrente elettrica, il pazienze serra le mascelle, inarca la schiena, e tutto il suo corpo inizia a scuotere, mentre viene tenuto fermo da dei robusti infermieri. Tutto questo può risultare particolarmente drammatico ma è totalmente falso. Elettroshock, Restoring the Mind, M. Fink 1999. La moderna TEC si avvale delle seguenti procedure: impiego della anestesia generale, di farmaci miorilassanti, della ventilazione assistita, del monitoraggio EEG e ECG. Eticità della TEC; giudizio etico: espresso in base a beneficio (efficacia),effetti avversi (effetti collaterali), automonia (consenso informato) e giustizia (disponibilità del trattamento). Ethics in Electroconvulsive Therapy, Ottosson and Fink, 2004). Indicazioni: depressione maggiore, mania/ stato misto, disturbi dello spettro schizofrenico. Disturbi Mentali dovuti ad una condizione medica generale: disturbi affettivi, psicotici, catatonici, delirium (tossico o metabolico). Patologie somatiche in cui è indicata la TEC: Morbo di Parkinson, Sindrome Maligna da Neurolettici, Epilessia Resistente, Disturbi in cui la TEC non è efficace, Demenza, Disturbi da Uso di sostanze, Disturbi Fittizi, Disturbi Dissociativi, Disturbi del controllo dell’impulsi, Disturbi di Personalità (M. Fink, 1999). Trattamento di prima scelta: necessità di una rapida remissione della sintomatologia, buona risposta alla TEC negli episodi precedenti, resistenza /intolleranza ai trattamenti farmacologici (già accertata), rapporto rischio/ beneficio favorevole alla TEC, preferenza del paziente. Trattamento di seconda scelta: mancata risposta alla farmacoterapia, intolleranza agli effetti collaterali, aggravamento del quadro psicopatologico. Rischi dell’impiego della TEC come “ultima spiaggia”:priva il paziente di un trattamento efficace, ritarda la remissione della sintomatologia, favorisce lo sviluppo di forme resistenti. Depressione; predittori di risposta alla TEC: rallentamento psicomotorio (Hickie et al, 1990),sintomi psicotici (Sobin et al, 1996), sintomi catatonici (Bush et al, 1996), durata dell’episodio (Kho et al, 2005), forme unipolari e bipolari (Prudic, 2001), età (Sackeim, 1998). Predittori di risposta: forme unipolari e bipolari :i pz UP e BP presentano una risposta alla TEC sovrapponibile (Black, 1996). I pz UP hanno mostrato una risposta > alla TEC (Homan, 1982). Il decorso (UP o BP) non sembra avere significato prognostico ma i pazienti BP hanno una più rapida risposta alla TEC e necessitano di un numero di trattamenti inferiore (Grunhaus et al, 2001; Dally, 2001.) Predittori di risposta: età; i pazienti > 65 anni presentano risposta migliore rispetto a quelli di età inferiore. Caratteristiche della depressione nei pz > 65 anni: intolleranza ai trattamenti, comorbidità con patologie mediche, sintomi psicotici.La durata inferiore dell’episodio indice e percentuali più basse di farmacoresistenza sono predittori di una buona risposta alla TEC. La minore comorbidità con disturbi di asse II può contribuire ad una migliore risposta al trattamento con la TEC. Sackeim, 1998.) TEC e Depressione Resistente. La TEC è ancora, dopo 60 anni dalla sua nascita, il trattamento più efficace nella Depressione Resistente, con risposte comprese tra il 50% e l’80%. Sebbene la percentuale di risposta alla TEC sia, in alcuni casi, inferiore a quella osservata nei pazienti non farmacoresistenti, questo trattamento risulta superiore a qualsiasi altro strumento terapeutico oggi disponibile. Mania e TEC. La TEC è utilizzata in pazienti in fase espansiva che non rispondono ad un adeguato trattamento farmacologico. In pazienti resistenti, dopo la TEC, il decorso è migliore rispetto al trattamento con litio+aloperidolo (Mukherjee, 1989). La resistenza al trattamento è predittiva di una minore risposta alla TEC (Mukherjee, 1994). La TEC si è dimostrata efficace nelle forme a decorso a rapida ciclicità (Berman 1987,Vanelle, 1994). Indicazioni per l’impiego della TEC nello Stato Misto. Necessità di una rapida remissione della sintomatologia, elevato rischio autolesivo, scarsa risposta ai trattamenti, rapporto rischio/ beneficio favorevole alla TEC. Stato Misto e TEC. Efficacia: i pz trattati con TEC presentano una risposta superiore e più rapida rispetto ai pz trattati con Sali di litio (Small, 1988). Anche i pz farmacoresistenti mostrano una elevata risposta alla TEC (Gruber, 2000). Sono necessari un numero di trattamenti superiore rispetto ai pz depressi e maggiori giorni di degenza(Devanand, 2000). I pz in fase mista presentano una risposta superiore rispetto ai pz in fase depressiva, miglioramento della sintomatologia depressiva (MADRAS), riduzione della attivazione motoria (BPRS -ACTV), riduzione della ideazione autolesiva (MADRAS). Ciapparelli e coll.2001. Forme schizofreniche: indicazioni. a) trattamento dei sintomi psicotici nella schizofrenia :esordio acuto o recente insorgenza. Tipo catatonico; precedente risposta favorevole alla TEC. b) Trattamento dei sintomi psicotici dei D. schizofreniforme o schizoaffettivo. c) Trattamento dei Disturbi psicotici NAS. Forme schizofreniche: predittori di risposta alla TEC: presenza di sintomi affettivi, esordio acuto, episodi di malattia di breve durata (Dodwell, 1989), presenza di sintomi positivi (Landmark, 1987), presenza di sintomi catatonici (Pataki, 1992), tratti di personalità schizoidi o paranoici sono associati ad una prognosi meno favorevole (Dodwell, 1989). Forme schizofreniche: bassa risposta alla TEC: assenza di sintomi affettivi, forme croniche ,prevalenza di sintomi negativi (Landmark, 1987), tratti di personalità schizoidi o paranoici (Dodwell, 1989).The Practice of Electroconvulsive Therapy, APA, 2001. Controindicazioni : non vi sono controindicazioni “assolute” all’impiego della TEC, tuttavia la presenza di patologie somatiche può determinare un incremento del rischio di complicanze pertanto per questi pazienti deve essere attentamente valutato il rapporto rischio/beneficio. Modificazione fisiologiche indotte dalla TEC. L’impulso elettrico induce una stimolazione parasimpatica (vagale) con: bradicardia, ipotensione, asistolia; l’insorgenza della crisi epilettica determina una attivazione simpatica con: tachicardia, ipertensione. Incremento del tono parasimaptico di compenso. Al risveglio dall’anestesia piccola scarica simpatica.A livello cardiaco: incremento consumo di O2 del miocardio (200-300%), incremento della pressione arteriosa (30-40%), incremento delle aritmie, contrazioni ventricolari premature, tachicardia ventricolare, tachicardia sopraventricolare.Raramente la fibrillazione atriale è convertita in ritmo sinusale. A livello cerebrale: incremento del flusso ematico cerebrale, incremento del consumo di ossigeno cerebrale, incremento della pressione intracranica, aumento della pressione oculare. Valutazione rischio/beneficio: gravità e durata della disturbo psichico, probabilità di risposta alla TEC, rischio della TEC e procedure di riduzione rischio, benefici e rischi dei trattamenti alternativi o del non trattamento. Patologie somatiche con incremento del rischio: infarto del miocardio recente (sei mesi), insufficienza coronarica, scompenso cardiaco, aneurismi o altre malformazioni vascolari, tumori cerebrali, patologie respiratorie acute o croniche, pazienti con ASA di 4 o 5. Impiego della TEC in presenza di patologie neurologiche; basso rischio: neoplasie o ematomi senza incremento pressione endocranica, patologie cerebrovascolari pregresse e stabilizzate, demenza, epilessia, traumi cranici, sclerosi multipla (non in fase attiva), miastenia grave , morbo di Parkinson , sindrome maligna da neurolettici. Rischio molto elevato:neoplasie o ematomi con incremento della P endocranica, patologie cerebrovascolari recenti, aneurismi o malformazioni vascolari.Impiego della TEC in presenza di patologie cardiovascolari: rischio elevato: infarto recente, angina instabile, scompenso cardiaco, gravi patologie alle valvole cardiache, aneurismi e displasie venose, aritmie (ventricolari, sopraventricolari, blocco A/V), ipertensione arteriosa non controllata. Basso rischio: portatori di pacemakers, portatori di defibrillatori, pazienti con trapianto cardiaco.Impiego della TEC in presenza di patologie cardiovascolari; consulenza cardiologia, esami strumentali (ecocardio, ECG da sforzo, Olter ecc.), ottimizzazione della terapia farmacologia, stabilizzazione della funzionalità cardiaca.Impiego della TEC nei pazienti diabetici; adeguamento della terapia in relazione al digiuno, azione iperglicemizzante della TEC, monitoraggio della glicemia, somministrare soluzione glucosata nel periodo di digiuno.Impiego della TEC nei pazienti con ipertiroidismo: al momento del trattamento dismissione massiva di T3 e T4.Trattamento farmacologico: utilizzo di beta-bloccanti, lievi elevazione del T3 e T4 non rappresentano un fattore di rischio.Impiego della TEC nei pazienti con alterazioni elettrolitiche: iperpotassemia: può essere aggravata dalla succinilcolina con tossicità cardiaca (corretta prima della TEC), ipopotassiemia: paralisi respiratoria (corretta prima della TEC), iposodiemia: riduce la soglia convulsivante (corretta prima della TEC), la disidratazione innalza la soglia convulsivante, dialisi: seduta di TEC il giorno successivo. Porfiria: controindicati barbiturici.Preparazione alla terapia elettroconvulsivante: anamnesi medica ed esame obbiettivo, visita anestesiologica, consenso informato, terapie farmacologiche.Anamnesi: ricerca d’infarto del miocardio recente, scompenso cardiaco. insufficienza cardiaca, emorragia cerebrale, interventi neurochirurgici, epilessia, aritmie, pacemaker, defibrillatori, gravidanza, neopalsie cerebrali, distacco di retina, glaucoma, patologie polmonari, osteoporosi, fratture ossee recenti, trombosi venose, feocromocitoma, diabete.Preparazione: esami ematochimici e strumentali; emocromo con formula, elettroliti (Na, K), pseudocolinestarasi, numero di dibucaina, funzionalità epatica, funzionalità renale, ECG, RX (fumatori), TC o RMN encefalo, test di gravidanza.Preparazione: consulenze specialistiche; dopo questo sreening basale, qualora sia necessario un approfondimento diagnostico, la valutazione medica deve essere integrata dalla richieste di consulenze cardiologiche, neurochirurgiche o di altri specialisti.Anamnesi e colloquio psichiatrico; inquadramento diagnostico, sintomi bersaglio, rapporto rischio/beneficio, prognosi.Visita anestesiologica; precedenti anestesie, allergie, rischio anestesilogico ASA, ispezione cavo orale.Consenso informatonatura della terapia; vantaggi/rischi, effetti collaterali, ragione per cui si consiglia la TEC, consenso scritto allegato in cartella. Il consenso deve essere richiesto per ogni applicazione; consenso per l’anestesia, registrazione in cartella delle procedure del consenso, consenso “allargato”(nel caso in cui il paziente, in considerazione del suo stato psicopatologico non fosse in grado di esprimere il proprio assenso, per effettuare il trattamento è necessario il consenso del tutore legale o dell’amministratore di sostegno e del TSO. Terapie farmacologiche e TEC; da sospendere prima del ciclo i sali di litio, IMAO, teofillina, statine. Da ridurre durante il ciclo TCA e SSRI, bupropione, anticonvulsivanti e BDZ, clozapina e neurolettici, levodopa.Da assumere sempre prima di ogni trattamento:antiipertensivi, antianginosi, antiaritmici, agenti antireflusso, broncodilatatori (esclusa teofillina), farmaci per il glaucoma (esclusi inibitori della colinesterasi a lunga durata).Da assumere solo dopo il trattamento: ipoglicemizzanti e insulina, diuretici, litio, BDZ, anticonvulsivanti, TCA. Procedure di somministrazione della terapia elettroconvulsivante. Caratteristiche della moderna TEC: anestesia generale; anticolinergico vagolitico (Atropina solfato 0, 02 mg/Kg i.m.),anestesia e rilassamento muscolare (Tiopentale sodico 3-4 mg/Kg, Succinilcolina 0,5-1 mg/kg), ossigenazione (ossigeno puro con maschera facciale a R.P.P.I).Posizionamento degli elettrodi bitemporale: elettrodi sui due lati della testa a livello del punto fronto-temporale, con il punto centrale dell’elettrodo posto 3-4 cm al di sopra del punto mediano della linea che collega il meato acustico esterno all’angolo palpebrale esterno.

Bifrontale: elettrodi posizionati bilateralmente ai due lati della testa 5 cm al di sopra dell’angolo esterno dell’orbita su una lineaparallela al piano sagittale. Unilaterale: un elettrodo viene posto nella sede temporale classica e l’altro in altra sede (parietale, temporo-parietale, occipitale, ecc.) nello stesso emisfero 8-10 cm dal primo.Caratteristiche della apparecchiatura: apparecchio (MECTA, Spectrum 5000) impulso breve (1 ms), onda quadra bidirezionale, corrente costante (32-576 mC o 5.6-101.4 J) voltaggio (120-240 V).
Soglia convulsivante: la minima quantità di energia in grado di indurre una convulsione generalizzata della durata di 20 – 25 secondi. Si ottiene il miglior rapporto tra effetti collaterali e risposta clinica somministrando stimoli di intensità del 50-100% al di sopra della soglia. Formulen° di Joule pari all’età del paziente (Abrams and Swartz 1989); n° di Joule pari a ½ età del paziente (Petrides e Fink 1996). Convulsione adeguata: durata della crisi motoria di almeno di 20 sec, durata della crisi EEG di almeno 25 sec*. Se il paziente > 60 anni dopo il 6° trattamento crisi motoria di 15 sec e EEG di 20 sec. Monitoraggio EEG della convulsione; due elettrodi di registrazione: a livello frontotemporale (punto medio sopraciliare), a livello mastoideo (dietro l’orecchio). Monitoraggio convulsione (EEG ):durata della crisi, ampiezza delle manifestazioni EEG, soppressione post-critica, crisi mancata, bassa intensità dello stimolo, elevata impedenza, ipercapnia/ipossia, disidratazione, anestetici, trattamenti concomitanti.In caso di mancata crisi: attendere almeno 20 secondi, incrementare l’entità dello stimolo del 50-100%, effettuare una nuova stimolazione. Crisi breve (<> 180 secondi): interrompere la crisi con barbiturico o diazepam, ricercare ed eliminare eventuali fattori responsabili nella seduta successiva incrementare l’entità dello stimolo del 50-100%. Trattamenti; frequenza : 2 sedute/settimana. Ciclo: 6-12 sedute. Eventi avversi della terapia elettroconvulsivante: mortalità1/10 000 - 1/80 000 pazienti trattati (sovrapponibile al tasso di mortalità della anestesia generale da sola o durante il parto); la mortalità è frequentemente correlata a complicanze cardiovascolari, è inferiore a quella dei pazienti trattati con TCA. I pazienti trattati con TEC presentano una mortalità inferiore.Complicanze cardiovascolari insorgono durante o subito dopo l’applicazione: le complicanze cardiache sono correlate alla patologia preesistente; monitoraggio dell’ECG, PA, FC durante il trattamento. Intervenire rapidamente in caso di complicanze. Crisi prolungate e male epilettico durata della crisi > di 3 minuti, crisi comiziale di oltre 30 minuti, 2 o più crisi epilettiche senza la ripresa dello stato di coscienza. Crisi tardive; apnea prolungate: si manifesta nei pazienti che hanno un lento metabolismo della succinilcolina.Cefalea :contrazione dei m. massetere e temporale, modificazioni emodinamiche della TEC. Effetto transitorio, risponde ai FANS. Dolori muscolari secondari alle fascicolazioni da succinilcolina. Nausea: anestesia convulsione insufflazione di aria nello stomaco durante la ventilazione; somministratre prometazina o metoclopramide i.m. prima del trattamento.Viraggio maniacale; diagnosi differenziale con “delirium euforico”. Proseguire il ciclo di TEC o sospendere la TEC e trattare il pz con Sali di litio, anticonvulsivanti e neurolettici. Stato confusionale post-critico fase di disorientamento (minuti/ora): disturbi della concentrazione, memoria, prassie, ansia e agitazione psicomotoria (Bdz a breve emivita).E volve in uno stato confusionale intercritico o delirium, si accentua con il numero complessivo delle sedute, farmaci associati (litio e anticolinergici) Abrams 2002. Disturbi cognitivi: amnesia anterograda; difficoltà a ricordare avvenimenti accaduti durante il ciclo di TEC, scompare nei giorni o settimane successive alla fine del ciclo. Alcuni eventi relativi al periodo in cui è stata eseguita la TEC possono non essere più ricordati. Amnesia retrograda: difficoltà a ricordare avvenimenti accaduti poco prima del ciclo di TEC; la memoria di eventi del passato remoto è intatta, il recupero avviene lentamente ed è completo dopo 6-8 settimane. Dipendono da età, intensità dello stimolo, numero di trattamenti, intervallo tra le sedute, farmaci associati (litio e anticolinergici). Disturbi della memoria presenti nel 75% dei pazienti sottoposti a TEC: sono reversibili: dopo 6 mesi non ci sono differenze di performance nei pazienti trattati rispetto ai controlli, correlati al coinvolgimento del lobo temporale dell’emisfero dominante.L a TEC unilaterale destra induce disturbi della memoria di minore entità (Sackeim, 2000). Strategie per ridurre gli effetti collaterali cognitivi: s cegliere una stimolazione ad onda quadra, passare alla somministrazione unilaterale destra, ridurre l’intesità dello stimolo, ridurre o sospendere i trattamenti farmacologici, ridurre la dose dell’anestetico, ridurre la frequenza dei trattamenti. La TEC può causare un danno cerebrale ? Gli studi autoptici su pazienti sottoposti a TEC non hanno dimostrato danni cerebrali indotti dalla TEC somministrata con le tecniche attuali Devanand e coll (1994), Weiner e coll. (1984). Queste osservazioni sono state confermate da uno studio con RM encefalica in cui non sono stati riscontrate alterazioni cerebrali immediatamente e dopo 6 mesi dopo un ciclo di TEC, Coffey e coll. (1991). Non è stata dimostrata alcuna evidenza biochimica di danno neuronale o gliale di disfunzione della barriera emato-encefalica mediante la misurazione della proteina tau, neurofilamenti e proteina S100, Zachrisson e coll. (2000). Meccanismo d’azione della TEC: non è necessaria la perdita della memoria perché la TEC sia efficace, l’attuale pratica della TEC è mirata a ridurre i disturbi mnesici indotti dal trattamento. Ipotesi: potenzia la trasmissione monoaminergica, ipotesi: azione mediata dai fattori neurotrofici, ipotesi: azione anticonvulsivante; Mann e coll. (1998.)Potenzia la trasmissione monoaminergica: basata sulla ipotesi monoaminergica della depressione dovuta a:deficit del neurotrasmettitore, bassa risposta recettoriale, deficit a livello della trasmissione del segnale. Azione neurotrofica: l’ ECT corregge la disregolazione dei neuropeptidi mediante la stimolazione di encefalica; l’ECT indice un incremento del BDNF. Azione anticonvulsivante: l’ incremento della soglia convulsivante indotto dall’ECT è associato ad una buona risposta clinica. L’ ECS incrementa i livelli di GABA, e i recettori GABA B. Bassi livelli di GABA nel plasma e liquor nei depressi. Gestione del paziente alla fine del ciclo di TEC: alla fine del ciclo di TEC: mancata risposta minoranza dei casi trattati, frustrazione per i pazienti e medici, individuare i fattori prognostici, resistenza ai trattamenti, incrementare l’intensità dello stimolo, ridurre o sospendere anticonvulsivanti e BDZ, somministrare almeno 10 trattamenti ad alta intensità. Nei pz farmacoresistenti effettuare 14-16 sedute. Potenziamento farmacologico: utile con clozapina nei disturbi dello spettro schizofrenico, di non provata efficacia negli altri casi. Dopo un ciclo di TEC migliora la probabilità di risposta agli antidepressivi (Shapira 1989, Iodice and McCall, 2003). Rischio ricadute ricadute nel 30-80% dopo 4-6 mesi , recidive: dopo 1 episodio nel 50%, dopo 2 episodi nell’80%, dopo 3 o > episodi nel 90% (Keller e coll. 1982.) L’ECT è l’unica terapia farmacologica che viene sospesa una volta che si è dimostrata efficace (Sackeim e coll. 1990). Terapia di continuazione. La prosecuzione della terapia per 6 mesi a partire dall’insorgenza dell’episodio indice. Un seduta a settimana per 4 settimane, una seduta ogni 2 settimane per 8 settimane, una seduta ogni 3 settimane per 6 settimane, una seduta ogni 4 settimane per 8 settimane. Terapia di mantenimento. Prosecuzione della terapia per un periodo maggiore di 6 mesi dalla fine dell’episodio indice.

mercoledì 20 maggio 2009

Le madri che uccidono

Il prototipo della donna che uccide il proprio figlio, al posto del partner che vuole colpire, è rappresentato, nella mitologia greca, dalla figura di Medea, figlia di Eeto re della Colchide. Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze" e la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. Euripide ne narra le gesta nella tragedia scritta nel 431 A.C. Quando Giasone arriva in Colchide insieme agli Argonauti alla ricerca del Vello d'oro, lei se ne innamora perdutamente e pur di aiutarlo a raggiungere il suo scopo, giunge ad uccidere il fratello Apsirto spargendone i poveri resti dietro di sé, quindi sposa Giasone e si imbarca nella sua nave. Nel mentre il padre, trovandosi costretto a raccogliere le membra del figlio, non riesce a raggiungere la spedizione e gli Argonauti tornano a Corinto con il Vello d'Oro. Dopo dieci anni però, Creonte re della città, vuole dare sua figlia Glauce in sposa a Giasone, dando così a quest'ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta abbandonando così sua moglie Medea. Vista l'indifferenza di Giasone di fronte alla sua disperazione, Medea medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, manda in dono un mantello alla giovane Creusa, la quale non sapendo che il dono è intriso di veleno, lo indossa per poi morirne fra dolori strazianti. Il padre Creonte corso in aiuto, tocca anch'egli il mantello morendo. Inoltre per assicurarsi che Giasone non abbia discendenza uccide i figli avuti con lui e ne divora le carni. Il dolore per la perdita porta Giasone al suicidio. In realtà la donna rispetto all’uomo, ha un atteggiamento anabolico, cioè è istigatrice nel crimine anche se tra gli adolescenti, maschi e femmine, esistono tassi di criminalità più simile. Si è visto inoltre che la donna delinque di più durante i periodi di guerra. I reati più frequentemente commessi sono l’ingiuria per il 32,4 % dei casi, la diffamazione il 16,6%, la truffa il 24,3%, e il riciclaggio 5,6%. Attua inoltre pochi omicidi volontari, il 70 % dei quali in famiglia. ( maschio 41,5% ). Nei crimini di terrorismo le donne sono meno pentite rispetto agli uomini, probabilmente per l’attuazione del proprio codice materno che da senza chiedere nulla in cambio. Attualmente sono in aumento i reati di spaccio e di traffico di stupefacenti. Le serial killer donna sono molto poche ( 5 – 18 % ); inoltre in questo caso non attuano crimini sadici per la ricerca di potere o a sfondo sessuale. Tipico per gli omicidi è l’avvelenamento in famiglia. I killer seriali donna sono in numero molto minore rispetto agli uomini; la prima fu la prostituta Aileen Wuornos, che ammazzò 7 uomini. La classificazione di Kelleher è senza dubbio la più completa nel descrivere l'omicidio seriale femminile; l'autore in questione ha analizzato cinquanta assassine seriali e ha riscontrato che le tipologie più frequenti sono la "vedova nera" e l'assassina in gruppo. La vedova nera è una donna che uccide sistematicamente i mariti, gli amanti o altri membri della famiglia, ma può far anche vittime al di fuori del contesto familiare. È la più attenta e metodica delle assassine e il motivo degli omicidi è generalmente di natura economica. La "vedova nera" tipica inizia ad uccidere in età matura, è molto intelligente, manipolativa, estremamente organizzata e paziente. Gli omicidi sono di solito perpetrati in un periodo di tempo molto lungo ed è difficile che venga sospettata. L'angelo della morte è una donna che uccide sistematicamente le persone che sono affidate alle sue cure o delle quali comunque si deve occupare per qualche motivo. La spinta principale sembra essere il suo Io onnipotente e il suo bisogno di dominio; uccide sovente negli ospedali e nelle case di cura, attaccando i pazienti più deboli ed indifesi. Purtroppo ci si accorge dell'esistenza di una serie omicidiaria di questo tipo solo dopo un numero elevato di morti sospette e se l'assassina si sposta da un ospedale all'altro, diventa quasi impossibile identificare lo schema omicida o focalizzare l'attenzione su un determinata persona, dato che di solito, si tratta di una professionista stimata dai superiori, dai colleghi e dalle potenziali vittime. La predatrice sessuale è il tipo più raro di assassina seriale; agisce da sola e sceglie le proprie vittime in base al sesso. Probabilmente col passare degli anni, questa tipologia di assassine seriali è destinata ad aumentare e ci sarà un progressivo avvicinamento delle modalità femminili a quelle maschili, fenomeno che in qualche misura è già avviato. La vendicatrice uccide sistematicamente le vittime per motivi di gelosia o di vendetta. Di solito uccide i membri della sua stessa famiglia ed è motivata da un incontenibile senso di rifiuto e di abbandono. Questo comunque è piuttosto raro nelle donne, ma anche in generale in quanto la condotta vendicativa viene solitamente esercitata senza misura e in un unico episodio; per fare in modo che la vendetta sia il motore di una serie omicidiaria, l'intensità emozionale della compulsione deve essere preservata attraverso i vari periodi di intervallo emotivo tra un omicidio e l'altro. L'assassina di gruppo uccide insieme ad altre persone e i suoi omicidi in genere sono brutali e di natura sessuale; può partecipare anche solo con un ruolo accessorio al reato. L'assassina psicotica uccide in risposta ad un delirio interiore accompagnato da allucinazioni. Gli omicidi sono commessi in modo casuale, senza movente chiaro ed in presenza di effettivi disturbi psicologici nell'assassina, la cui mente, sebbene affetta da turbe di una certa rilevanza, deve essere almeno parzialmente in grado di gestire al fine di evitare che queste interferiscano con la pianificazione degli omicidi. L'assassina per profitto uccide sistematicamente le vittime durante la commissione di altre attività criminali oppure per un guadagno economico; agisce da sola e non è assimilabile alla "vedova nera" in quanto agisce esclusivamente per denaro e concentra la sua energia distruttiva su vittime estranee alla famiglia. È un'omicida molto organizzata piena di risorse e difficile da catturare. Nelle madri che uccidono i propri figli vi è generalmente l'attivazione di un meccanismo di negazione di gravidanza. Queste donne riescono ad influenzare anche i segni fisici della gestazione con un minimo aumento ponderale, del volume dell’addome e perdite ematiche simili al ciclo. In alcuni casi le giovani donne giustificano atteggiamenti strani con lo stress da studio. In un caso di omicidio, una giovane donna era convinta che solo nell’ambito del matrimonio si potessero generare i figli; in un altro, la ragazza dopo aver regolarmente partorito in casa e da sola, ha tagliato il cordone ombelicale e ripulito la creatura. Quindi l’ha uccisa a forbiciate. Nei figlicidi si attuano sentimenti di estraneità, possesso, ostilità. Una teoria socio biologica afferma che con l’uccisione del figlio la madre si prepara ad una futura gravidanza in condizioni migliori, ma ciò può essere anche frutto di un atto impulsivo in donne maltrattate; vi può altresì essere un atteggiamento omissivo o negligente, deprivazione e trascuratezza, eccesso di disciplina, conflittualità nei confronti, ad esempio di un figlio tossicodipendente, uccisione di figli non voluti o frutto di violenza (motivi di convenienza ed onore), motivi ideologici , mancata identificazione (non ha avuto un adeguato insegnamento su come si deve fare la madre). Può essere talvolta frutto di presenza di una patologia come la depressione post partum, può rappresentare il suicidio allargato o il figlicidio altruistico, attuato ad esempio, durante la guerra in Bosnia per evitare a questo di subire torture; in caso di malattie terminali o omicidio pietatis causa, omicidio compassionevole o pseudo compassionevole). Inoltre può essere il risultato finale della sindrome di Munchausen; questa è fra le patologie psichiatriche, una delle più complesse ed assurde e spesso sfiora il franco comportamento criminale. Munchausen è il nome di un barone realmente esistito (1720-1797), che combatté a fianco dei Russi contro i Turchi e, una volta ritiratosi nel suo castello, si rese protagonista di racconti completamente inventati, e francamente surreali sulle sue gesta, attribuendosi prodezze e atti eroici mai compiuti. L’espressione "Sindrome di Munchausen" fu invece utilizzata clinicamente per la prima volta da R. Asher nel 1951 su Lancet per indicare soggetti che simulavano dei sintomi fisici o se li provocavano volontariamente sottoponendosi a interminabili trafile ospedaliere e diagnostiche e persino a interventi chirurgici multipli anche invasivi. Il DSM IV definisce la sindrome come disturbo cronico fittizio con segni e sintomi fisici predominanti. Secondo una ricerca condotta un decennio fa, più del 5 per cento dei contatti tra medico e paziente avverrebbero per sindrome di Munchausen, che è cosa diversa dall’ipocondria configurandosi come un tentativo deliberato di ingannare il personale medico e paramedico. La patologia nasce quasi sempre dall’esigenza del paziente di attrarre l’attenzione su di sé, di essere oggetto di cura e premura da parte dei curanti e dei familiari e di “esistere”, agli occhi del proprio mondo relazionale, come "un eroe della malattia".Quando i trattamenti a cui il paziente si sottopone sono invasivi o debilitanti è possibile rintracciare una componente masochistica e autolesionistica. Una variante particolarmente perniciosa della malattia si verifica quando il paziente determina la sintomatologia patologica in un'altra persona, spesso si tratta di madri nei confronti dei figli. In questo caso la sindrome prende il nome di Sindrome di Munchausen per procura o sindrome di Polle dal nome vero del figlio di Munchausen morto in tenera età in circostanze sospette. L'espressione "Sindrome di Munchausen per procura (MSbP)" fu usata per la prima volta nel 1977 sempre su Lancet dal pediatra inglese Roy Meadow, per descrivere appunto madri che simulavano o provocavano malattie nei figli allo scopo di attrarre su di sé l’attenzione degli altri. Le modalità dell'abuso infantile erano e sono molteplici e fantasiose, talvolta mortali. Sono state descritte somministrazioni di lassativi per produrre diarree, pseudoematurie (spesso al momento del ciclo mestruale materno), pseudoinfezioni delle vie urinarie da introduzione di pus nelle urine, pseudoglicosurie o anche ipoglicemie da iniezione di insulina, ipernatriemie da apporto abnorme di sale, avvelenamenti farmacologici. Il tasso di mortalità è alto: dal 9 al 22 %; in un caso, un bambino è stato portato 250 volte dal pediatra. Le conseguenze solo gravi residuando spesso un deficit di concentrazione, problemi comportamentali, tendenza al furto, enuresi notturna ed incubi notturni. E' tipica delle madri con padri passivi, deboli, negligenti, emotivamente assenti. Il motivo scatenante non è da ricercare necessariamente nella patologia; le donne possono essere state a loro volta vittime di abuso o incuria ( 70% ), possono avere una identità fragile o incerta. Tipica caratteristica che deve far sospettare una sindrome di Munchausen, in caso di ripetuti ed ingiustificati accessi dal medico o al pronto soccorso, è la competenza medica della madre, la sua conoscenza di farmaci e patologie.

martedì 19 maggio 2009

Disturbi di personalità (Borderline – Antisociale)

Definizione: modello costante d’esperienza interiore e di comportamento che devia notevolmente le aspettative della cultura dell’individuo. Il modello di comportamento deve manifestarsi in almeno due delle seguenti aree: cognitiva, affettività, funzionamento interpersonale, controllo degli impulsi. Il comportamento deve essere persistente, inflessibile e pervasivo determinando disagio o compromissione significativa del funzionamento sociale e/o occupazionale. Il disturbo non deve essere conseguenza di un altro disturbo mentale ne dipendente dagli effetti di sostanze (sostanze d’abuso o farmaci) o di condizioni mediche generali (es. trauma cranico). La personalità riflette un determinato stile di porsi in relazione con gli altri. I disturbi di personalità possono essere considerati come espressioni estreme di caratteristiche che tutti noi possediamo. Per fare una diagnosi di disturbo di personalità, le modalità di comportamento devono essere costanti, stabili nel tempo e di lunga durata. Problemi di diagnosi e classificazione: i disturbi di personalità sono codificati sull’asse II del DSM IV e sono spesso in comorbidità con un disturbo d’asse I e possono fungere da contesto ai disturbi dell’asse I, plasmandoli in diversi modi (Millon, 1996). E’ spesso difficile fare una diagnosi di uno specifico disturbo di personalità, per via dell’ampia gamma di tratti che rende plausibile più di una diagnosi. I disturbi di personalità secondo il DSM IV:
Gruppo strano/eccentrico (Gruppo “ODD”). Sono: 1)Disturbo paranoide di personalità, 2) Disturbo schizotipico di personalità, 3) Disturbo schizoide di personalità (emotività coartata, scarsa fiducia nel prossimo, isolamento sociale, varianti meno gravi della schizofrenia). Gruppo Amplificativi/imprevedibile (Gruppo “Drammatic”). Sono: 1) Disturbo borderline di personalità, 2) Disturbo antisociale di personalità, 3) Disturbo narcisistico di personalità, 4) Disturbo istrionico di personalità (Comportamento deduttivo, scarso controllo degli impulsi, egocentrismo, ampia varietà dei sintomi). Gruppo ansioso/timoroso (Gruppo “Anxious”). Sono:1) Disturbo evitante di personalità, 2)Disturbo dipendente di personalità, 3) Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (Elevati livelli d’ansia, scarsa fiducia in se stessi , necessità di continue conferme).
Disturbo di personalità “ODD” ;(1) disturbo paranoide di personalità: diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro intenzioni vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi: sospettoso, privo di fiducia negli altri, diffidente verso gli amici, paura di essere sfruttato, permaloso, porta rancore, interpretazioni malevole. Comorbidità: disturbi schizotipico, borderline, evitante di personalità.(3)Disturbo schizoide di personalità: una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali ed una gamma ristretta di espressioni emotive, in contesti interpersonali, che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi; in particolare non prova piacere in compagnia, non ricerca contatti affettivi o sessuali, non ha amici intimi, non prova emozioni forti, appare calmo, insensibile, estraniato, solitario, indifferente alle lodi e alla critica, non esprime sentimenti. Comorbidità: disturbo schizotipico, evitante e paranoie di personalità. (2) Disturbo schizotipico di personalità: stesse difficoltà interpersonali della personalità schizoide, con eccessiva ansia sociale. Sintomi bizzarri: pensiero magico, sospettosità, idee di autoriferimento, ideazione paranoie, comportamento eccentrico, linguaggio strano, appiattimento dell’affettività. Comorbidità: disturbo borderline, schizoide e paranoide di personalità. Geneticamente collegato alla schizofrenia; similarità dei sintomi con quelli della fase prodromica e residua della schizofrenia .Disturbo di personalità “dramatic”. (1)Disturbo borderline di personalità: si tratta di un disturbo di personalità altamente correlato con presenza di crescita in famiglie emotivamente disturbate, con scarsa coesione, con traumi, lutti in età evolutiva, abusi sessuali. Spesso è un disturbo difficile da trattare sia psicoterapeuticamente che farmacologicamente. Instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’umore e nell’immagine di sé, relazioni intense e instabili, comportamento ipocritico, impulsivo e imprevedibile, automutilazioni e minacce di suicidio, rabbia, aggressività, comportamento autolesivo (gioco d’azzardo, spese folli, promiscuità sessuale, abbuffate), mancanza di un’identità, cronico senso di vuoto, depressione, noia, comportamenti manipolativi e seduttivi, facile agli entusiasmi e agli scoraggiamenti. Epidemiologia: più frequente nelle donne, esordio nell’ adolescenza, comorbidità con disturbi dell’umore, abuso di sostanze, disturbi narcisistico, istrionico, evitante e paranoide di personalità. Eziologia: Otto Kernberg (Teorico delle relazioni oggettuali); esperienze infantili negative (es. mancanza d’affetto da parte dei genitori) determina un Io fragile e insicurezza. Per proteggersi dall’ansia che l’insicurezza provoca, il paziente borderline mette in atto un meccanismo di difesa ossia la scissione (vede il mondo diviso in bianco e nero). (4)Disturbo istrionico di personalità: un quadro pervasivo di emotività eccessiva e di ricerca di attenzione, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti: comportamenti drammatici e teatrali, ricerca di lodi ed approvazione, ricerca dell’attenzione, eccessi nel dimostrare le emozioni, preoccupazione eccessiva dell’apparenza, egocentrismo, sessualmente seducente, volubilità, eloquio impressionistico ma povero di dettagli. Eziologia: seduttività parentale (padre verso figlia). (3)Disturbo narcisistico di personalità: un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi: esagerata autostima, fantasie megalomaniche, ricerca continua di lodi, insofferenza alle critiche, mancanza di empatia, invidia , non rispetta le regole sociali, manipolativo e sfruttatore. Eziologia: la personalità narcisistica è il prodotto dei nostri tempi e valori. Henz Kohut (teorico della psicologia del Sé): bambini che non ricevono la giusta approvazione dai genitori, cercano di rafforzare il proprio sé con la perpetua ricerca di amore e approvazione, evolvendo in personalità narcisistiche.(2)Disturbo antisociale di personalità: si tratta di un disturbo di personalità altamente correlato con la presenza di una crescita all'interno di un nucleo familiare problematico, disgregato, patologico. E' notevolmente resistente alla totalità degli interventi psicoterapeutici attualmente conosciuti . Esiste qualche margine per intervenire terapeuticamente solo quando le caratteristiche di personalità pongono la persona nella assoluta necessità di curarsi (es. tossicodipendenti in comunità). Criteri diagnostici (DSM IV): 1) disturbo della condotta prima dei 15 anni, 2) protrarsi nell’età adulta di queste modalità antisociali (condotta antisociale, irresponsabile, incapace di tenere un lavoro in maniera continuativa, non fa fronte ai propri impegni, irritabile, aggressivo, impulsività, bugiardo, autocritico). Comorbidità: si associa a numerose altre diagnosi in particolare con disturbi d’abuso di sostanze.
La psicopatia (sociopatia): termine interscambiabile con “disturbo di personalità antisociale”, ma con importanti differenze. Criteri diagnostici formulati da Hervey Cleckley: povertà d’emozioni, sia negative, sia positive (distacco emotivo), il comportamento antisociale non è motivato in maniera adeguata (impulsività e irresponsabilità). Eziologia: fattori genetici, ruolo della famiglia, emozione e psicopatia. Studio di Lykken: 1) gli psicopatici apprendono a fatica di evitare uno shock, hanno modeste reazioni di allarme, 2) hanno bassi livelli di ansia e una FC più elevata, per cui sono in grado di escludere dalla percezione stimoli avversivi, 3) hanno difficoltà a modificare le loro risposte, anche se il loro comportamento non produce conseguenze desiderabili. Disturbo di personalità “anxious”. (1)Disturbo evitante di personalità: un quadro pervasivo d’ inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti: acutamente sensibile alle critiche, ai rifiuti, alle disapprovazioni, paura di sbagliare, si ritiene incompetente, riluttante alle relazioni interpersonali: ha pochi amici, difficoltà ad entrare in contatto con estranei, rifiuto di situazioni sociali, amplificazione di difficoltà e pericoli. Comorbidità: disturbo dipendente di personalità, fobia sociale generalizzata (criteri diagnostici simili). (2)Disturbo dipendente di personalità: una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che determina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti: mancanza di sicurezza e fiducia in sé, subisce le decisioni altrui anche se pensa che siano sbagliate, esegue compiti sgradevoli, disagio e difficoltà a stare o agire da solo, paura di essere abbandonato, reazioni esagerate nel caso succeda, ipersensibilità alle critiche. Comorbidità: disturbo evitante, disturbo borderline di personalità, disturbi asse I, scarsa salute fisica. (3)Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: un quadro pervasivo di preoccupazione per l'ordine, perfezionismo, e controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta: perfezionismo, maggiore importanza ai dettagli e alle regole, rispetto al fine reale, non portano mai a termine un progetto, rigidità nel ragionamento, eccessiva scrupolosità, inflessibilità, eccessiva dedizione al dovere, difficoltà a prendere decisioni, a dimostrare affetto, a gettare via oggetti vecchi ed inutili. Questa diagnosi si differenzia dal disturbo Ossessivo-Compulsivo per l’assenza di ossessioni e compulsioni. Eziologia del gruppo “Anxious”: esperienze infantili negative, trasmissione dei timori dal genitore al bambino (disturbo evitante di personalità), disgregazione del rapporto genitore-bambino (disturbo dipendente di personalità).
Terapie dei disturbi di personalità. I vari approcci terapeutici: psicoterapia cognitiva a lungo termine. Il trattamento è volto ad individuare non solo i comportamenti disfunzionali, ma anche il tessuto di cognizioni, aspetti affettivi e strategie che caratterizzano il disturbo. Si tratta dell’analisi approfondita della struttura disadattiva del paziente che si riflette nel suo modo di pensare, agire, provare emozioni, fronteggiare i problemi. Fondamentale è l’analisi degli schemi di base o profondi (core schema).Gli scopi della terapia e il processo di cambiamento richiedono: 1)che la struttura disadattiva venga abbandonata; 2) che venga adottata una struttura maggiormente adattiva; 3)che la nuova struttura si generalizzi nei pensieri, nei modi di provare emozioni, nei comportamenti, e sia mantenuta nel tempo. Terapia della psicopatia: “e’ praticamente impossibile trattare la psicopatia” (Cleckley, 1976, McCord e McCord, 1964, Palmer, 1984). Valutazione dei disturbi di personalità: 1)mediante le interviste strutturate sviluppate negli ultimi anni sulla base del sistema diagnostico categoriale in uso nel DSM è possibile diagnosticare con una certa affidabilità i disturbi di personalità; è buona soprattutto l’attendibilità interrater, mentre quella test-retest risulta in genere meno soddisfacente. 2) Le diagnosi di disturbo della personalità presentano comunque ampie sovrapposizioni tra loro, ed è comune che un singolo paziente soddisfi i criteri diagnostici per più di un disturbo di personalità. 3)Dal momento che i disturbi della personalità possono essere considerati l‘espressione estrema di tratti della personalità presenti in tutti in varia misura, è stato proposto di sviluppare un modello dimensionale anziché categoriale per classificare questi disturbi. 4)Nonostante i problemi che presenta la loro diagnosi,sarebbe sbagliato sottovalutare l’esistenza dei disturbi della personalità dal momento che essi sono diffusi e pregiudicano gravemente l’esistenza di molte persone.
Disturbo bordeline della personalità I:caratteristiche cliniche. In origine il termine “borderline” stava ad indicare che il paziente si trovava al limite tra nevrosi e schizofrenia ma nel DSM, in cui è entrato come diagnosi ufficiale dal 1980, il concetto non ha più questa connotazione.L’individuo con personalità borderline è caratterizzato dall’instabilità ed estrema mutevolezza delle emozioni e del comportamento. Elementi tipici sono l’instabilità nelle relazioni interpersonali (con alternanza di idealizzazione e svalutazione dell’altro), nell’umore, nelle emozioni e nell’immagine di sé, il comportamento imprevedibile ed impulsivo, talvolta autolesivo; la capacità di esame di realtà è conservata. Il disturbo borderline di personalità esordisce nell’adolescenza, ha un tasso di prevalenza che va dall’ 1 al 2% (negli USA) ed è più frequente nelle donne. Il disturbo borderline di personalità si associa spesso a disturbi dell’umore, all’abuso di sostanze, ai disturbi di personalità istrionico, narcisistico, dipendente, evitante e paranoide. Disturbo bordeline della personalità II; eziologia: secondo i teorici delle relazioni oggettuali (Kernberg 1985) esperienze infantili negative, con sostegno emotivo incostante, fanno sì che il bambino sviluppi un io incerto e possa adottare un meccanismo di difesa detto scissione, che consiste nel dicotomizzare gli oggetti in totalmente buoni o cattivi e nell’incapacità di integrare in un tutt’uno gli aspetti positivi e negativi degli altri. Numerosi studi, che riportano bassi livelli di cure ed affetto da parte dei genitori dei pazienti, suffragano queste teorie. E’ stato ipotizzato che la personalità borderline sia una componente del PTSD o del disturbo dissociativo dell’identità derivati da gravi e traumatizzanti abusi subiti nell’infanzia. Dalla ricerca biologica relativa al disturbo borderline di personalità è emerso che: tale disturbo ricorre all’interno delle stesse famiglie, il che testimonierebbe a favore di una componente genetica del disturbo; i pazienti borderline sembrano compromessi nel funzionamento dei lobi frontali; variazioni nei livelli del neurotrasmettitore serotonina influenzano le manifestazioni di rabbia nei pazienti borderline.
Il disturbo antisociale di personalità e la psicopatia I; caratteristiche cliniche: preponderanza nella struttura dell’essere psichico di alcune dimensioni istintuali distruttive alle quali il paziente aderisce in maniera più o meno completa. Tale atteggiamento può essere a volte causa ed a volte effetto di una deficitaria struttura dell’Io, istanza che regola tramite il principio della realtà, l’interazione tra il soggetto ed il mondo. Deficitaria o anomala strutturazione del Super-Io che comporta una labilità o una mancanza totale del senso di colpa: è questa una delle caratteristiche fondamentali che spiega gran parte del comportamento psicopatico. Mancanza di identificazione con modelli validi e pertanto incapacità ad assumere dei comportamenti costruttivi. Tono dell’umore prevalentemente ipertimico. Intelligenza nei limiti della norma. Distruttività sempre presente e spesso spiccata: indice di una incapacità a modulare la vita istintiva. Coscienza di malattia assente: lo psicopatico vive in genere la propria abnormità senza accorgersene. Se i dati sopra esposti configurano la struttura della personalità psicopatica, tale struttura si manifesta sul piano comportamentale con le seguenti caratteristiche: vivere momento per momento, senza una vera dimensione temporale, strumentalizzazione degli altri, conseguenza dell’incapacità a stabilire un vero rapporto interpersonale. I rapporti interpersonali sono molto labili e disturbati: ogni legame è improntato all’inganno, alla strumentalizzazione ed il partner in genere o soccombe o si ritrae. Può perdurare solo il legame con una personalità simile: la compensazione reciproca comporta un adattamento minimo, rifiuto dell’autorità sia parentale che sociale con tendenza ad atteggiamenti disgregatori.
Il disturbo antisociale de personalità e la psicopatia II; eziologia ed aspetti biologici. Le ricerche condotte sulle famiglie di origine di questi soggetti indicano che i loro padri manifestavano anch’essi comportamenti antisociali, e che in genere gli psicopatici sono stati allevati in totale assenza di disciplina o con uno stile disciplinare incoerente. Gli studi genetici suggeriscono l’esistenza di una predisposizione ereditaria alla psicopatia. Il problema centrale degli psicopatici può forse essere ravvisato nel fatto che la prospettiva di una punizione non li trattiene dal commettere atti antisociali. Molte prove di diversa natura suffragano questo punto:gli psicopatici apprendono a fatica ad evitare uno shock, e presentano modeste reazioni di allarme; gli psicopatici manifestano bassi livelli d’ansia e sembrano essere maggiormente in grado rispetto alle persone normali di escludere dalla percezione gli stimoli avversivi; gli psicopatici hanno difficoltà a modificare le proprie risposte, anche quando il loro comportamento non produce conseguenze desiderabili. Differenza tra disturbo antisociale e disturbo borderline: il borderline si caratterizza per il suo senso cronico di vuoto che non è necessariamente presente nel disturbo antisociale di personalità. In quest’ultimo prevalgono i comportamenti antisociali e non si manifesta l’autolesionismo che è il sintomo esclusivo del borderline. Inoltre nel disturbo borderline le relazioni appaiono instabili ma intense, caratterizzate da idealizzazione e svalutazione verso l’oggetto scisso in buono o cattivo. Il borderline tende ad essere adesivo (senza riuscire a mantenere il legame) e a soffrire l’angoscia abbandonica. Nel disturbo antisociale di personalità, invece, non vi è questa capacità dell’Io, anche se immatura, di investire nelle relazioni e l’introietto è esclusivamente aggressivo. Terapia della personalità Borderline : la psicoterapia basata sulle relazioni oggettuali. Kernberg (1985) parte dall’assunto che la personalità borderline abbia un io debole e quindi difficoltà a tollerare il fatto di rivivere analizzandoli, i conflitti infantili, come normalmente avviene nel trattamento psicoanalitico.La modifica al trattamento psicoanalitico classico introdotta da Kernberg ha come scopo principale di rafforzare l’Io del paziente in modo che questi non cada nella scissione, ovvero della dicotomia fra tutto-buono e tutto-cattivo, ma giunga ad accettare il fatto che le persone e gli eventi hanno sia qualità positive che negative.Si ritiene che la scissione sia dovuta all’incapacità di elaborare idee complesse che non si adattano a un semplice modello dicotomico buono-cattivo. Le tecniche impiegate sono essenzialmente interpretative, ossia il terapeuta fa notare al paziente che egli sta permettendo alle sue emozioni e al suo comportamento di essere regolati da difese come la scissione. Kenberg usa un approccio più direttivo di quanto non faccia la maggioranza degli analisti: oltre a interpretare l’atteggiamento difensivo, egli dà al paziente suggerimenti concreti su come comportarsi in modo più adattivo.
La terapia dialettica del comportamento. Marsha Linehan (1987) ha sviluppato un metodo che combina l’empatia dell’approccio centrato sul paziente con le tecniche cognitivo-comportamentali finalizzate alla soluzione dei problemi con l’addestramento alle abilità sociali. Questo metodo terapeutico s’incentra sulla totale accettazione da parte del terapeuta del paziente borderline. L’aspetto cognitivo-comportamentale del trattamento si esplica nell’aiutare il paziente ad apprendere strategie di soluzione dei problemi e di controllare le proprie emozioni. Parte dell’intervento è rivolto anche a migliorare le capacità di relazione interpersonale e di controllo della rabbia e dell’ansia. Dopo molti mesi di trattamento il terapeuta inizia a porre limiti al comportamento del paziente, in accordo a quanto sostiene Kernberg.
La terapia dinamico-cognitivo-comportamentale. Turner (1993) fonde le procedure cognitive con quelle interpretative per chiarire ai pazienti in che modo essi stanno opponendo resistenza ai tentativi del terapeuta di aiutarli a cambiare. Il terapeuta cerca di insegnare ai pazienti migliori strategie per gestire lo stress, risolvere gli inevitabili problemi dell’esistenza e stabilire relazioni interpersonali più appaganti. La terapia cognitiva. Anche gli approcci cognitivi sottolineano le difficoltà che sorgono quando si cerca di stabilire una relazione di fiducia con i pazienti borderline: la loro tendenza a mettere alla prova l’affidabilità del terapeuta con minacce o richieste di altro tipo, la scarsa tolleranza all’intimità, accompagnata da un’esacerbata sensibilità al rifiuto, e il continuo ripresentarsi, ad ogni seduta, dell’emergere di una crisi, il che rende molto difficile per il terapeuta focalizzare il lavoro su un numero limitato di temi e di scopi. Beck (1990) e i suoi collaboratori mettono in guardia contro le reazioni di transfert da parte del paziente borderline. Beck cita come esempio il caso di una paziente, convinta che tutte le figure dotate di autorità tendessero a manipolarla e a controllarla, un residuo delle sue passate relazioni con i genitori. I suggerimenti offerti dal terapeuta su come modificare taluni comportamenti, si scontravano con reazioni di rabbia e forti resistenze, dato che questi tentativi evocavano nella paziente le esperienze sensibilizzanti dell’infanzia. Il terapeuta affrontò queste reazioni di transfert assumendosi ogni volta il compito di spiegare con grande chiarezza e pazienza quali fossero e quali non fossero le ragioni implicite dei suoi suggerimenti. Secondo quanto teorizzato da Beck, l’individuo con personalità borderline opera in base a uno o più dei tre seguenti schemi di pensiero negativo: 1) il mondo è pericoloso e malevolo, 2) lui stesso è vulnerabile e impotente, 3) non può essere accettato dagli altri. Un principio guida per i terapeuti è quello di essere più flessibili di quanto sarebbero con qualsiasi altro paziente, e di adattare le tecniche e la scelta dei problemi da mettere a fuoco alle peculiari idiosincrasie di ogni singolo caso. Ad esempio Beck raccomanda che, nel raccogliere le informazioni sui pensieri negativi del paziente, il terapeuta solleciti il paziente stesso a dare suggerimenti a riguardo, anziché ricorrere alle solite procedure (basate su elenchi standardizzati).Questo modo direttivo di procedere, infatti, mentre può tranquillizzare un depresso infondendogli una sensazione di sicurezza, può risultare minaccioso per un pz. Borderline e provocarne reazioni di rabbia, perché gli fa probabilmente vedere il terapeuta come una figura respingente e critica. Per quanto riguarda la scissione o pensiero dicotomico, la strategia consiste nel mostrare senza forzature al paziente borderline che il suo modo di pensare è di fatto dicotomico, quindi nel persuaderlo che sarebbe nel suo interesse provare a vedere il mondo nelle sue tante tonalità di grigio piuttosto che unicamente in bianco e nero. Man mano che il pensiero del paziente si fa meno dicotomico, anche le rapide ed estreme fluttuazioni emotive, tipiche della personalità borderline, tendono ad attenuarsi. Le terapie per la psicopatia: a quanto propongono Beck e collaboratori (1990) la psicopatia andrebbe concettualizzata in termini di particolari convinzioni e modalità di pensiero.Le convinzioni specifiche comprendono la giustificazione (il semplice fatto di volere qualcosa giustifica qualunque azione per ottenerla), l’infallibilità personale (la certezza di compiere sempre scelte giuste), l’impotenza degli altri (ciò che gli altri pensano non conta nulla) e lo scarso impatto delle conseguenze (vi possono essere conseguenze negative, ma la cosa non ha alcuna importanza). Lo scopo generale della terapia cognitiva è mettere in discussione tali convincimenti e cercare di portare le idee e le convinzioni del paziente a riallinearsi con le regole di una società in cui le persone rispettano i diritti e la sensibilità degli altri. Il terapeuta deve cercare di dimostrare a questi pazienti che possono raggiungere con maggiore facilità i loro scopi modificando il proprio comportamento in modo da renderlo meno impulsivo, più empatico, e in generale più conforme ai canoni sociali accettati, e che tenere in considerazione i sentimenti altrui potrebbe rivelarsi più vantaggioso per loro del continuare ad ignorarli. Dato che molti psicopatici vengono rinchiusi in carcere per i crimini commessi, i risultati scoraggianti della detenzione come mezzo di riabilitazione vengono attribuiti, almeno in parte, all’incapacità di modificare il comportamento psicopatico. Come i criminologi hanno ripetutamente affermato, il nostro sistema carcerario sembra funzionare più come una scuola del crimine che come un luogo nel quale chi si è reso colpevole di atti criminosi, psicopatici compresi, può veramente arrivare a riabilitarsi. Nell’istituto di pena potrebbero avvenire degli incontri di gruppo ad approccio prevalentemente supportivo. È importante favorire la condivisione di regole, responsabilità sociale, cooperazione, sviluppo della dimensione affettivo-relazionale e percezione degli altri all’interno del gruppo.Nell’analisi della domanda difficilmente si individua una motivazione intrinseca al colloquio, ma emergono piuttosto rabbiose aspettative di rivendicazione. Bisogna considerare che spesso il colloquio si svolge nel contesto carcerario, vissuto come estremamente costrittivo e fonte di insofferenza. Ne consegue che il colloquio stesso può essere percepito come un’ingiusta imposizione o strumentalmente come una situazione da sfruttare per ottenere dei vantaggi materiali. Quindi raramente sono presenti i presupposti per un intervento d’aiuto.

martedì 12 maggio 2009

Chemioterapia antineoplastica vs dieta anti-cancro mirata per pazienti neoplastici

Tratto da “Mille piante per guarire dal cancro senza la chemio"di Giuseppe Nacci, M.D. “…Si può guarire dal cancro, ma non dalla chemio :su cinquanta malati di cancro, che decidono di curarsi con la chemio, soltanto uno di loro sarà ancora vivo dopo soli cinque anni dalla prima chemio…” Come già dimostrato da Gerson, sia da altri autori moltissime sostanze contenute solo in frutta e verdura cruda e biologica sono in grado d’indurre cascata immunitaria contro il tumore, detossificazione e il particolare fenomeno dell’apoptosi (suicidio) delle cellule malate, senza quindi necessità di laboriose e costosissime ricerche. Così, nella dieta anti-cancro del dott.Gerson applicata a 153 pazienti sofferenti del caso del peggior cancro conosciuto (melanoma) si giungeva, dopo 5 anni di Dieta-Gerson, a percentuali di guarigione variabili dal 70-90% (se il tumore ancora localizzato) a percentuali di guarigione del 40-70% (se tumore già metastatizzato), purchè in pazienti non sottoposti precedentemente a chemio-terapia.Viceversa, con la chemio-terapia, la percentuale di guarigione da melanoma a 5 anni è del 6% (969), valore che secondo altre fonti è invece dello zero per cento, valore che è confermato anche nel caso del cancro del pancreas, del sarcoma, dell’utero, della prostata, della vescica, del rene e del mielosa multiplo, salendo poi all’1% nel caso del cancro dello stomaco e del colon, al 2% circa nel caso della mammella e del polmone, al 3-5% nel caso del cancro del retto, al 4-5% nel caso dei tumori al cervello, al 5% nel caso del cancro dell’esofago, al 9% nel caso del cancro dell’ovaio, al 10% nel caso del linfoma NON Hodgkin, al 12% nel caso del cancro della cervice uterina, al 40% circa nel caso del seminoma del testicolo e del linfoma di Hodgkin. La chiave di spiegazione di tale efficacia curativa di queste particolari diete vegetariane risiede nel fatto di non assimilare mai cibi contenenti tutti i potenziali fattori di crescita cellulare, in particolare l’assimilazione contemporanea di tutti e 9 gli aminoacidi essenziali (Valina, Isoleucina, Leucina, Lisina, Metionina, Istidina, Triptofano, Fenilalanina, Treonina), degli acidi nucleici, della vitamina B12, dell’acido folico e, relativamente, anche acido para-aminobenzoico [PABA]): una volta, i cibi che contenevano tutto ciò erano unicamente i cibi di origine animale (carne, pesce, uova, latte,formaggio, burro..) che sia Gerson, sia altri Autori (compresa anche la medicina cinese e indiana) proibivano di assumere per almeno 1 anno. In particolare risultava così vincente la sola alimentazione vegetariana, cioè a base di sola frutta e di verdura, compresi i cereali e i legumi. Questi ultimi cibi (cereali e i legumi) sono però ricchi di aminoacidi essenziali, e ciò può stupire che venissero comunque impiegati nella terapia del cancro da molte altre scuole di medicina naturale occidentale, indiana e cinese. Il successo di queste terapie così lontane fra loro come teoria, ma così simili come efficacia pratica contro il cancro, potrebbe essere spiegato dalla moderna biochimica , in base al fatto che: nessun cereale e nessun legume conteneva da solo tutti e 9 gli aminoacidi essenziali. Questi alimenti però, se uniti insieme nello stesso pasto, determinavano l’assimilazione di tutti e 9 gli aminoacidi. Di qui il divieto assoluto di non mangiare assieme pasta (o polenta, o pane [anche se azimo] o riso) con legumi, poiché si ha integrazione dei nove aminoacidi essenziali (8 contenuti nei cereali + 8 contenuti nei legumi), con effetto nutrizionale simile a quello ottenuto dalla carne (in fondo, una volta , un piatto di pasta e fagioli era anche chiamato ….la carne dei poveri….) Oggi però, tramite l’introduzione in commercio di cereali, legumi e altri vegetali modificati geneticamente (O.G.M.) in molti di questi alimenti sono contenuti tutti gli aminoacidi essenziali rendendo in tal modo effettivamente non più curabile il cancro secondo quanto descritto in questo lavoro, nella terapia Gerson, e da molti altri autori. Proposta di dieta anti cancro mirata per pazienti neolplastici. La dieta antineoplastica dev’essere priva il più possibile di cibi ricchi di glucosio (cibi ad elevato indice glicemico come zucchero, dolci, banane, fragole, kaki, zucca) e soprattutto di cibi contenenti acidi nucleici, proteine, acido folico ed in particolar modo, quantità anche minime di vitamina B12: ciò per la fondamentale ragione che la crescita del tumore avviene soltanto attraverso particolari fattori di apporto energetico (glucosio) e tramite sostanze necessarie alla sintesi di nuovo DNA e per creare nuove cellule tumorali (mitosi cellulare). Secondo tale dieta, la bassa quantità di glucosio, il ridotto o assente apporto di acidi nucleici, di proteine, di acido folico e di vitamina B12 tenderanno a bloccare la crescita tumorale. Ma poiché l’organismo non può sopravvivere in assenza di queste sostanze, vi sarà anche un depauperamento continuo e costante di tali sostanze a carico dei tessuti muscolari e di riserva dell’organismo: si può ritenere che tale depauperamento verrà anche compiuto a carico dello stesso tessuto neoplastico. Il paziente inizierà cioè a “ nutrirsi” del proprio stesso cancro; di qui la necessità di integrare gli enzimi pancreatici con enzimi simili di derivazione vegetale, allo scopo di aiutare l’organismo in tale azione di depauperamento organico a spese dello stesso tumore. Non associare mai però, nello steso pasto i cereali con le leguminose, per rischio di sommazione dietetica di aminoacidi essenziali (con effetto quindi simile all’ingestione di carne, uova, pesce, formaggio,….). L’alimentazione deve essere articolata su 12-15 piatti giornalieri di verdure fresche, frutta fresca. Assumere cereali in quantità adatta (pasti piccoli) e soltanto in caso di provata necessità (febbre, dimagrimento eccessivo). Importanti sono le spezie. Particolare cura deve essere anche rivolta all’assunzione di vitamine naturali. Il cibo deve essere di buona qualità, possibilmente ottenuto da agricoltura biologica o comunque privo di pericolosi additivi chimici. La frutta esotica o comunque la frutta e le verdure provenienti da regioni del mondo poco controllate dal punto di vista igienico-sanitario possono essere veicoli di contagio per malattie infettive anche gravi a causa delle acque sporche (liquami) usate per le irrigazioni del suolo. Il pesce deve essere mangiato soltanto dopo l’avvio della cascata immunitaria con massa tumorale in forte regresso dimensionale, data la possibilità che gli aminoacidi essenziali, gli acidi nucleici e la vitamina B12 contenuti nel pesce possano essere assimilati anche dalle stesse cellule tumorali. Commento: ipotesi/tesi suggestiva; sappiate che esiste anche questo. La fine che però fa, in questi casi, chi la propone è la seguente: "l'oncologia ufficiale - quella ben rappresentata dai Veronesi di turno e dalle corporation del farmaco - non sa spiegare cos'è il tumore, quali sono i motivi che spingono delle cellule a "impazzire" e proliferare invadendo tutto il corpo; non sa proporre altri strumenti oltre la chirurgia, la radio e chemioterapia (questi ultimi devastanti per l'organismo già debilitato e totalmente nelle mani delle case farmaceutiche).L'oncologia ufficiale - nonostante le incoraggianti parole degli esperti di turno - non riesce ad ottenere alcun risultato serio e infatti si continua a morire sempre e più di prima. L'oncologia ufficiale adotta programmi di screening di massa, spacciandoli per "prevenzione", per cercare e trovare sempre nuovi "pazienti" (lo screening infatti non previene, ma diagnostica, cioè "trova"). La vera prevenzione è un'altra cosa: alimentazione sana, biologica e integrale e comprende l'intero nostro stile di vita.Questa oncologia - nonostante i risultati totalmente fallimentari - si arroga il diritto di estromettere, radiare e/o sospendere medici, nonostante i risultati terapeutici siano positivi, semplicemente perché non abbracciano il paradigma e non usano gli strumenti e i protocolli imposti dell'establishment scientifico (i farmaci delle lobbies). Emblematici i casi di Pantellini, Bonifacio, Hamer, Di Bella, Simoncini e moltissimi altri ricercatori.Oggi nel Malleus Maleficarum (il "Maglio o Martello delle Streghe, il manuale dell'inquisizione redatto nel 1486), è stato iscritto il nome del dottor Giuseppe Nacci..." Pubblicato da “Il Piccolo” giovedì 26 marzo 2009. Medicina La terapia Nacci di recente l’Ordine dei Medici di Trieste ha nuovamente sospeso dall’Ordine il dottor Giuseppe Nacci. Ma chi è questo dottore e cosa ha fatto di tanto grave ? Il dottor Nacci, medico specializzatosi in medicina nucleare al San Raffaele di Milano ha contribuito anche con una sua scoperta, protetta da brevetto, alla diagnosi e terapia dei tumori, come descritto nel suo libro “La terapia dei tumori con Gadolinio 159 in Risonanza Magnetica Nucleare” (671 pagg.). Considerato tuttavia che le normali terapie dei tumori (radioterapia, ormonoterapia e soprattutto chemioterapia) presentano forti effetti collaterali, ha sviluppato lo studio per la cura dei tumori secondo il metodo metabolico Gerson. Tale metodo, seguito con molto successo in parecchie cliniche all’estero, si basa principalmente su un apporto vitaminico fitoterapico accompagnato da un’adeguata dieta. Tutto ciò è ampiamente illustrato nel suo libro “Diventa Medico di Te Stesso” che è stato premiato dall’Associazione “Mare Nostrum” di Wildon (Graz) come il miglior libro a tema scientifico dell’anno 2006. Per i suoi studi i sindaci di Trieste e di Padova lo hanno insignito del Sigillo delle loro città e il rettore e il Senato accademico dell’Università di Padova gli hanno conferito il premio “Città di Padova 2008” . Nonostante l’alto riconoscimento dei suoi studi e il felice esito delle sue cure, l’Ordine dei Medici di Trieste ha deciso di sospenderlo ulteriormente perché le sue cure non sono in linea con quelle ufficiali. Ci chiediamo allora quale sia l’effettivo significato del concetto di tutela della salute e di libertà di cura dei cittadini, sancito dall’art. 32 della Costituzione, stante che i pazienti oncologici del dottor Nacci sono ora impossibilitati a proseguire le cure intraprese e sono lasciati al loro destino. Chiediamo all’Ordine dei Medici di Trieste quali siano le reali motivazioni che si celano dietro a questa sospensione: i molteplici successi terapeutici ottenuti dal dottor Nacci, testimoniati anche recentemente da articoli apparsi in questa stessa rubrica, dimostrano inconfutabilmente la validità della sua terapia che, non presentando effetti collaterali, risulta, in termini di guarigione e qualità di vita, nettamente superiore a quelle derivanti dall’applicazione delle terapie ufficiali. Ridateci la possibilità di scegliere come curarci con il medico di nostra fiducia.Pubblicato da “Il Piccolo” del 31 marzo 2009.
Risposta del Presidente Ordine dei Medici di Trieste. L’intervento Ordine dei Medici: provvedimenti e sanzioni scattano solo dopo un lungo iter fissato dalla legge. In qualità di presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Trieste mi vedo costretto a rispondere alla segnalazione apparsa sul quotidiano “IL PICCOLO” del 26 marzo 2009. E’ doveroso ricordare che l’Ordine è un ente ausiliario dello Stato ed è chiamato a vigilare sull’operato dei propri iscritti. In Italia per esercitare la professione medica è necessaria l’iscrizione all’albo professionale, iscrizione che obbliga alla conoscenza e al rispetto del Codice Deontologico. L’Ordine pertanto interviene nei casi in cui un iscritto contravviene agli articoli del Codice Deontologico. In tal caso viene istruita una pratica, viene convocato il collega interessato dal procedimento che ha la possibilità di visionare la medesima, presentare le proprie controdeduzioni e sostenere un contradditorio di fronte alla Commissione Medica, organo di cui fanno parte i medici eletti dagli stessi iscritti in seno al Consiglio direttivo dell’Ordine. Nel contradditorio il medico può farsi assistere da un legale di fiducia. Concluso il contradditorio la Commissione medica delibera l’eventuale sanzione da irrogare all’iscritto in misura proporzionale alla gravità del fatto commesso. Il medico destinatario della sanzione può infine ricorrere avverso la decisione dell’Organo di disciplina ordinistico innanzi alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCE-PS), con sede presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che valuta le motivazioni della stessa, l’operato della Commissione locale e si pronuncia per confermare, ridurre o annullare la sanzione irrogata. Fino a che il provvedimento non supera tutte queste fasi, la sanzione non diventa esecutiva. La procedura garantisce la massima trasparenza ed è comune a tutte le categorie professionali ordinistiche. Ricordo per completezza che l’articolo 13 del Codice Deontologico recita: omissis “le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche…” ed ancora: “sono vietati l’adozione e la diffusione di terapie e di presidi diagnostici non provati scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e documentazione clinico-scientifica, nonché di terapie segrete” omissis Nel caso in oggetto l’Ordine ha rispettato tutte le procedure previste dall’Ordinamento vigente nel rispetto delle norme del Codice Deontologico. Claudio Pandullo.Pubblicato da “Il Piccolo”, 19 aprile 2009.
Lettera aperta al Presidente dell’Ordine dei Medici di Trieste Gent.mo dott. Claudio Pandullo, la ringraziamo per la sollecita risposta alla nostra segnalazione, pubblicata su “IL PICCOLO” il 31 marzo u.s. Ci dispiace dover proseguire il dialogo attraverso questo quotidiano che, d’altra parte, è l’unico che ci ha permesso di far sentire la nostra voce. Non sarà certo sorpreso nell’apprendere che i pazienti e i sostenitori del dott. Nacci sono ben al corrente di quanto prescrive il Codice Deontologico e dell’iter procedimentale necessario ad addivenire ad una pronuncia definitiva del provvedimento emesso dall’Ordine, così come delle vicissitudini che hanno determinato la sua sospensione (e ciò in ordine al fatto che ha dovuto in qualche modo giustificare l’obbligata cessazione della sua attività ai suoi pazienti, che hanno continuato a rivolgergli pressanti richieste di aiuto). Niente di nuovo quindi è stato scritto nel Suo articolo, che in realtà si è rivelato null’altro che una esposizione acritica delle procedure previste dall’Ordinamento vigente nel rispetto delle norme del Codice Deontologico. La questione però è un’altra, e – per correttezza nei confronti dei tanti lettori che, altrimenti, hanno giustamente diritto di ritenere motivato un provvedimento disciplinare così gravoso e che in fin dei conti colpisce soprattutto i pazienti – va valutata nel merito, anche a ragione del fatto che non solo l’ultimo libro del dott. Nacci (“Diventa Medico di Te stesso”, 3° ed., Supermercato del Libro, Treviso 2008, in vendita presso la libreria Borsatti di Trieste e che ben illustra e documenta la terapia da lui proposta) – è stato premiato motu proprio dall’Associazione per la Promozione della Ricerca Mare Nostrum di Wildon (Graz); non solo al dott. Nacci è stato conferito il Sigillo Trecentesco da parte della città di Trieste e di quello della città di Padova in riconoscimento del suo appassionato impegno nello studio e nella ricerca scientifica; ma il suo lavoro è anche stato tradotto e messo in rete (internet) dalla National Health Federation degli Stati Uniti (http://www.thenhf.com ) e premiato il 30 ottobre 2008, nell’Aula Magna dell’Università di Padova, dal Rettore e dal Senato Accademico. Procediamo quindi con ordine ad analizzare quanto riportato nell’articolo di risposta alla nostra segnalazione del 26/3 u.s.1) “nel contradditorio il medico può farsi assistere da un legale di sua fiducia”: Nel caso specifico al difensore di fiducia (avv. A.S.) del dott. Nacci NON è stato permesso di parlare, in violazione di quanto previsto dal Codice Deontologico e affermato dalla Corte di Cassazione (v. sentenza Cass. S.U. , n. 4630 del 7.5.1998). D’altra parte lo stesso art. 165 c.p.c. stabilisce che l’attore (e, a norma del successivo art. 166 c.p.c. , il convenuto) deve costituirsi in giudizio a mezzo del procuratore o personalmente;2) “eventuale sanzione da irrogare all’iscritto in misura proporzionale alla gravità del fatto commesso …”: una sospensione di 6 mesi per aver il dott. Nacci omesso di far firmare due consensi informati da altrettanti pazienti ci sembra un provvedimento inaccettabile (tanto più che un consenso è stato semplicemente firmato in ritardo); sappiamo bene che sia prassi abbastanza comune sottoporre i pazienti ai più svariati trattamenti terapeutici/diagnostici senza far firmare alcunché (basti guardare alla casistica giurisprudenziale !): non ci consta che tutti questi medici abbiano avuto procedimenti e sospensioni da parte dei rispettivi Ordini; oltretutto dal comportamento omissivo del dott. Nacci non è derivato alcun danno, al di là del fatto che, in base alla legge italiana, il consenso, al di fuori di specifici casi previsti per legge, non necessita della forma scritta. Va ribadito che il diritto costituzionalmente garantito del paziente di autodeterminarsi con riguardo alle proprie scelte sanitarie è assoluto. Inoltre la Corte di Cassazione (sent. n. 301/2001) ribadisce la libertà terapeutica del medico, mancando l’arte medica, per sua natura, di protocolli scientifici a base matematica. E se il punto è che il dott. Nacci reputa controindicata, al fine del successo della terapia da lui suggerita, la chemioterapia, allora è il medico che ha proposto tale cura a doversi procurare il consenso informato con il rifiuto del paziente a sottoporsi alla stessa; 3) “le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche”: a nostro parere è stata messa in dubbio la validità scientifica dei “crismi scientifici” solo nel tentativo di rafforzare la motivazione di un provvedimento abnormemente severo, tant’è vero che le prove cliniche della validità della terapia (in possesso del medico che, per oltre 7 anni, ha preso in cura diversi pazienti e che, tra l’altro, hanno ben dichiarato in più occasioni a diversi sanitari di essere sottoposti alla “sua” cura metabolica senza che venissero presi provvedimenti di alcun genere) sono documentate da oltre 1.600 casi clinici pubblicati in precedenti lavori scientifici su riviste mediche ufficiali da diversi medici, oltre che basati su statistiche di sopravvivenza ben documentate. Quindi riformuliamo le domande: perché al dott. Nacci è stato precluso il diritto di esercitare la sua professione, con circa 40 pazienti già in carico con regolare consenso informato scritto? Come può oggi il dott. Nacci conformarsi a quanto previsto dall’art. 23 del Codice Deontologico in base al quale “il medico deve garantire al cittadino la continuità delle cure” quando è evidente che non è possibile procedere ad una sua sostituzione in quanto in Italia non vi sono altri medici a praticare questo tipo di terapia ? Quali sono gli studi scientifici e quali sono le statistiche di guarigione che fanno assurgere il trattamento chemioterapico a terapia convenzionale d’eccellenza nel trattamento dei tumori e che dovrebbero quindi far propendere per tale approccio terapeutico?Nel rispondere ai quesiti posti, contiamo sulla coscienza della categoria medica ed in particolare vogliamo richiamare il giuramento di Ippocrate cui ogni medico ha fatto voto : “…di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza…di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni….di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto…” Ringraziamo per la cortese attenzione ed inviamo distinti saluti.