venerdì 23 gennaio 2009

I disegni di vostro figlio: interpretazione attraverso il test di k. koch

Prendete un foglio e fate disegnare un albero a vostro figlio (età 4 - 6 anni), confrontandolo con “gli alberi esempio” che troverete di seguito.
Secondo Pulver, anche per l'albero come per la scrittura:
Il tronco = l'io (corrisponde al carattere)
La chioma = aspirazioni, immaginazione, spiritualità.
Le radici = zona dell'istinto, dell'inconscio, dei bisogni materiali e della sessualità (rappresentano il rapporto col passato e i ricordi, quindi il modo di affrontare la vita in base alle esperienze).

1°) Albero con rami lunghi carichi di frutta con colori vivaci rosso-verde : soggetto eccitabile, irritabile, distratto, ansioso di finire al più presto ogni cosa; insicuro e pauroso.


2°) Albero con rami tagliati, poco fiorito, con presenza di un nido, ciccatrici sul tronco: soggetto sentimentale, dominato da emotività, esitante nel parlare, meticoloso, perfezionista, ossessivo.
3°) Albero esile, sottile con la chioma chiusa. Colori assenti stesi con eccessiva cura: soggetto timoroso, molto attento al giudizio altrui, sensibile alle critiche che gli causano un crollo dell’autostima. Teme gli errori e ne commette facilmente. Tende a sognare ad occhi aperti. 4°)Albero disegnato in aria con colori vivaci e contrastanti. Privo di radici: soggetto teatrale nei comportamenti.

5°) Albero di forma elementare senza abbellimenti come foglie, frutti. Colori mischiati tra di loro: soggetto irritabile, collerico; non sta mai fermo, tende a distinguersi dagli altri bambini, spesso inconcludente.
6°) Albero con tronco pallido colorato di nero, chioma chiusa, radici scarse o assenti; colori tenui o sfumati: soggetto ansioso, inibito con strane posture, si muove con difficoltà, occupa poco spazio sul foglio. 7°) Albero allargato nel tronco con poca chioma e striature sul fusto simili a cicatrici: soggetto ansioso, disordinato con tanti interessi, ma mutevoli in modo repentino. L’ansia deriva dal fatto che è troppo impegnato e preoccupato di rispondere alle aspettative dei genitori e tale situazione gli crea disagio con conseguente voglia di trasgressione.



8°) Albero con radici a forma di mano, colori vivi e violenti: soggetto ansioso, impulsivo.

9°) Albero a base allargata con chioma chiusa priva di fiori, frutta. Può esserci una scala per raccogliere la frutta; colori freddi tipo verde scuro, blu e con caratteristiche coprenti: soggetto svolgiato e pigro. Ha paura di non essere all’altezza della situazione.

10°) Albero tortuoso e parzialmente cancellato con scarabocchi: soggetto con paura d'essere abbandonato.

11°) Albero con radici ben piantate per terra. Possibile presenza d’ uccelli, farfalle, nidi: soggetto con paura dell’aereo.

12°) Albero con colorazione nera eccessiva, tane, nascondigli, buche: soggetto con paura del buio.


13°) Albero con foglie cadenti: soggetto con paura d'essere figlio adottivo.
Commento finale: mah?!

martedì 20 gennaio 2009

Semeiotica della mano

Prefazione: oltre alla raccomandazione per far carriera, esiste un altro valido sistema che consente un rapido arranpicamento sociale: “la vendita di fumo”. Mentre la prima è una caratteristica assolutamente casuale e/o dipende da molte circostanze fortunate (papà, mamma, zio, nonno primario, politico, cardinale ecc.), la seconda invece può essere considerata da taluni una "dote" dell’essere umano. In effetti, dato che ognuno nella propria professione è costretto “a vendersi” al proprio interlocutore, chi riesce a farlo meglio e magari ha qualche spintarella in più è destinato ad un sicuro successo professionale. In fondo basta poco; uno studio medico che non sia diroccato, un’apparenza che non sia da barbone che si è appena risvegliato dal suo giaciglio di cartoni in strada, un piglio sicuro anche quando si brancola nel buio più totale e così via. Poi ci sono “gli esteti” come l’amico ginecologo che consegna le proprie ecografie su busta con effige della venere di Botticelli che sorge dalle acque, ma lui è già arrivato al primariato. Se vi siete chiesti dove cavolo voglio arrivare con questo discorso e che cosa centra ciò con la semeiotica della mano, eccovi la risposta: dato che molto spesso arrivano in ambulatorio pazienti che lamentano disturbi funzionali o di sensibilità della mano, invece di inviarli immediatamente dallo specialista, con un po’ di sapiente “vendita di fumo” (dato che poi dallo specialista, in genere, li dovete mandare) li potete visitare ed è altresì possibile che, grazie a questo, loro non vi considerino alla stregua di un compilatore automatico di impegnative. Eccovi i miei appunti (da corso-congresso sull’argomento):

Primo punto: esame generale della mano per valutare eventuali deficit o malformazioni
Disegno 1
: far toccare con la punta delle dita il tubercolo dello scafoide
Disegno 2: far opporre il pollice alle altre dita in sequenza; pollice - 2° dito, 3° dito e così via.
Disegno 3: far ruotare ed alzare-abbassare il pollice
Disegno 4: far fare il segno del W (o delle corna o dell'automibilista in coda)
Disegno 5: far ruotare il polso con il pollice esteso.
Figura A: valutare se il centro anatomico della mano corrisponde al III metacarpo (far tenere una penna impugnata tra le dita e vedere dove posa la stessa sul palmo)
Figura B: valutare la funzionalità della mano in rapporto alla sua anatomia funzionale;
pollice ed indice = sub-unità 1 con funzione di pinza (corrisponde al 1° metacarpo)
2° e 3° metacarpo= unità fissa
4° - 5° dito= sub-unità 3 con funzione di presa fissa.


Ora valutiamo la semeiotica elementare (vedi gli schemi sopra, non sono Leonardo da Vinci, ma a lezione è diffcile disegnare, ascoltare e guardare il decoltè della collega allo stesso tempo)
Segno di TINNEL: si picchia sul nervo ulnare - > scossa? Se si->neuropatia (tunnel carpale)
Segno di PHALEN: iperestensione del polso - > se compare parestesia o si aggrava ->possibile compressione del nervo radiale
Segno di FROMENTI: far prendere un foglietto di carta e trattenerlo tra le dita, mentre cercate di sfilarlo ->paziente non riesce a trattenerlo?-> possibile deficit del nervo ulnare.
Segno di FINKELSTEIN: con polso disteso e dita chiuse a pugno, far flettere il polso verso il basso ->dolore? ->possibile tendinite
Segno di ALLEN: valutazione eventuali problemi circolatori della mano; si comprimono con un dito i vasi del polso ->compare sbiancamento? -> possibile compromissione vascolare.
Segno di WARTENBERG: si fa ruotare ed alzare-abbassare passivamente il pollice per valutare una eventuale compressione radicolare nel canale di Guyon (i disturbi consistono in sensazione di formicolio e riduzione della sensibilità dell’anulare e del mignolo).
Per valutare la sensibilità della mano si utilizza il metodo del TWO POINTS DISCRIMINATION.
Normalmente nel territorio del nervo ulnare (a livello del palmo), si è in grado di distinguere due punti separati ad una distanza di 3 – 4 mm, nel territorio del nervo radiale 5 – 6 mm.
Dolore alla compressione a livello dell’articolazione trapezio-metacarpale? Dolore al pollice con difficoltà di prendere oggetti? Possibile rizoartrosi.

Detto questo, fatto un poco di spettacolo e, perché no, anche un po’ di diagnosi, potete inviarlo dal chirurgo della mano. La visita specialistica per la diagnosi di tunnel carpale dura 0,025 secondi: segno di Tinnel positivo? “ Lei si deve operare”.

giovedì 15 gennaio 2009

Psicofarmaci e fobia sociale

Spitz, René Arpad; Vienna 1887 - Denver 1974, psichiatra e psicoanalista statunitense d’origine austriaca, intende con la stesura del D.S.M. definire la malattia mentale e descriverla alla stregua di qualsiasi altra malattia, tipo ipertensione, diabete. I criteri diagnostici e terapeutici sono ben stabiliti, ma riguardano solo la punta di un iceberg la cui parte sommersa e di gran lunga più voluminosa è costituita da manifestazioni sottosoglia o in stadio iniziale e come tali non diagnosticabili con facilità.
Domanda 1: E’ opportuno una volta identificati trattarli oppure no? Ed in che modo? Per alcuni senz’altro si, per altri no in assoluto, per altri la terapia deve essere farmacologica, per altri ancora il trattamento deve essere psicoterapico o comprendere entrambe le tecniche. Quanto espresso sul dvd (precedente post) può essere confutato in più punti: non è vero che non esistono tecniche diagnostiche efficaci per la scoperta di malattie mentali; si è addirittura scoperto che alcune forme sono codificate nei cromosomi umani anche se non sono frutto dell’espressione di un singolo gene, ma da un gruppo di geni che va a determinare un sistema psicopatologico elementare. Ad esempio:
Ansietà:cromosoma 8
Rischio obesità : 1-2-10.
Ossessione: 1
Regolazione appetito: 10
Activity level: 22
Psicosi: 8
Impulsività: 8 – 10.
Tossicodipendenze: 11

Hostility :
1 – 2- 10
Ma prendiamo in esame un quadro clinico in particolare: la fobia sociale, cioè la paura di essere scacciato da un gruppo, di essere ridicolo, goffo, inadeguato o valutato negativamente. Queste persone sono ipersensibili alle critiche, hanno sentimenti d’inferiorità e d’ autosvalutazione, disagio nel sentirsi al centro dell’attenzione, difficoltà nelle relazioni interpersonali; hanno cioè una sensività interpersonale. Il comportamento conseguente è l’evitamento del contatto oculare, l’appiattimento del tono della voce, il torcersi le mani, la postura a capo chino. Spesso recitano una parte e sono aggressivi nei confronti degli interlocutori. Hanno tipicamente difficoltà di relazione tipo quelle relative all’uscita da un negozio senza un acquisto o l’incapacità di dire di no a dei venditori ambulanti. Spesso sono soggetti a rossore del volto, sudorazione profusa, palpitazioni e morsa allo stomaco, nausea con paura di vomitare, situazione che nelle forme più gravi rende difficile la diagnosi differenziale con l’attacco di panico ( in cui non c’è però un motivo scatenante). Esordio 11-25 anni con un picco ai 13 – 16 anni. Durata media 19,4 anni, rapporto maschio femmina 1 : 2. Esordio graduale e decorso cronico che diventa acuto durante gli eventi traumatici. Nei bambini ci può essere l’inibizione dal gioco, quando questo sia condotto in casa altrui. Nel 70% dei casi vi è commorbilità con depressione e spesso questa situazione precede altri disturbi e complicanze quali il fumo (per darsi un tono), l’uso di cocaina, ansiolitici (per controllare gli stimoli vegetativi d’ansia) ed uso di cannabis. Nell’ansia sociale secondaria che si trova nell’attacco di panico, nel disturbo della condotta alimentare (con dismorfofobia) e nel parkinson (con la balbuzie), vi è una riduzione dei recettori per il reuptake della dopamina con conseguente attivazione del sistema d’allarme dell’amigdala. Così un volto conosciuto, ad esempio, che dovrebbe essere neutrale e non rappresenta una minaccia, diventa pericoloso. Inizialmente la malattia si trattava con Beta bloccanti (atenololo compresse 100 mg. o propanololo cp 40-80 mg) che si è visto essere di scarsa efficacia soprattutto per il controllo dei sintomi neurovegetativi, gli I.M.A.O. specifici non sono in commercio in Italia (Nardil), quindi si è pensato ai S.S.R.I. (Inibitori della ricaptazione della serotonina;Fluvoxamina, Fluoxetina) ma a dosi più elevate che per il trattamento della depressione (inizio 20 mg, poi un trattamento con 60/80 mg, infine matenimento con 40 mg). Domanda: a tuo figlio di 13- 16 anni (picco di frequenza massimo), daresti S.S.R.I. ad alti dosaggi? Quante persone conosci il cui comportamento è riconducibile o assimilabile a tale patologia ? Senza dubbio non è facile il compito di chi, in scienza e coscienza si accinge a medicalizzare tale condizione. Le tecniche alternative o complementari riconosciute dalla comunità scientifica sono: il gioco di ruolo (hai paura di parlare? Parla prima tu), le tecniche di rilassamento e la desensibilizzazione somatica (parlare della paura fa diminuire la paura stessa). Certo come è intuibile, la discriminante è costituita dalla gravità dei sintomi. Ma gli effetti indesiderati della terapia?
Effetti indesiderati: nausea, qualche volta accompagnata da vomito, e' il sintomo osservato piu' frequentemente in associazione con il trattamento con fluvoxamina . Di solito, questo effetto collaterale si attenua durante le prime due settimane di trattamento. Altri effetti avversi, osservati negli studi clinici alle frequenze elencate di seguito, sono spesso associati con la malattia e non sono necessariamente correlati al trattamento.
ATTENZIONE: SONO SCRITTI IN ROSSO GLI EFFETTI INDESIDERATI CHE SECONDO IL D.S.M.IV NON SONO ASCRIVIBILI ALLA FOBIA SOCIALE:
Comune (Frequenza 1-10%). Corpo: astenia, cefalea, malessere. Cardio vascolari: palpitazioni/tachicardia. Sistema digerente: dolori addominali, anoressia, stipsi, diarrea, secchezza delle fauci, dispepsia. Sistema nervoso: agitazione, ansieta', vertigini, insonnia, nervosismo, sonnolenza, tremori. Cute: sudorazione. Non comuni (Frequenza<1%).ipotensione (posturale). Muscoloscheletrici: artralgia, mialgia. Sistema nervoso: atassia, confusione, sintomi extrapiramidali, allucinazioni. Urogenitali: eiaculazione anormale (ritardata). Cute: reazioni di ipersensibilita' cutanea (incluso rash, prurito, angioedema). Rari : anormalita' della funzionalita' epatica. Sistema nervoso: convulsioni, mania. Urogenitali: galattorrea Cute: fotosensibilizzazione. Post-commercializzazione. Sono stati riportati aumento di peso o perdita di peso. Raramente, sono state osservate sindrome serotoninergica, eventi simili a sindrome neurolettica maligna, iponatriemia e SIADH. E' possibile che possano insorgere reazioni da sospensione al termine della terapia con fluvoxamina sebbene i dati disponibili degli studi pre-clinici e clinici non suggeriscano che questo trattamento causi dipendenza. I seguenti sintomi sono stati riportati in associazione con la sospensione del farmaco: vertigini, parestesia, cefalea, nausea e ansieta'. La maggior parte delle reazioni da sospensione sono leggere ed auto-limitantisi. Quando si interrompe la terapia puo' essere presa in considerazione una riduzione della dose graduale. Molto raramente, sono state riportate parestesia, anorgasmia e alterazioni del gusto. In uno studio controllato con placebo, nei bambini e adolescenti con DOC, della durata di 10 settimane, gli eventi avversi frequentemente riportati che presentavano una incidenza piu' elevata rispetto al placebo, sono stati: insonnia, astenia, agitazione, ipercinesia, sonnolenza e dispepsia. Eventi avversi gravi in questo studio includevano: agitazione e ipomania. L'uso del farmaco in bambini ed adolescenti al di fuori di studi clinici e' stato associato all'insorgenza di convulsioni. In medicina esiste un’equazione molto semplice:
COSTO – BENEFICIO
Dati dei determinati sintomi tipici di una malattia (conseguente invalidità sociale, rischio morte, aggravamento,ecc), si valutano gli effetti collaterali, indesiderati rapportandoli a ciò che in termini di beneficio (miglioramento della sintomatologia, guarigione) il farmaco può portare per il trattamento di una determinata condizione morbosa.
Altra equazione,ma completamente diversa è la seguente:
IL COSTO E’ UN BENEFICIO
Cioè la vendita di determinati farmaci porta un elevato beneficio economico a chi li commercializza.
Osservando il Costo-sintomo della fobia sociale e gli effetti indesiderati/collaterali rispetto al beneficio/guarigione, verrebbe in mente l’esempio di chi, per spegnere un fiammifero, si accinga ad usare un estintore. Ma si sa che ogni caso è a se stante e la valuazione del costo-beneficio spetta esclusivamente al medico specialista e al paziente che, come spero sempre accada, viene adeguatamente informato sui pro ed i contro di una determinata terapia.

mercoledì 14 gennaio 2009

Psicofarmaci

Ho casualmente visionato un dvd dal titolo “La vena d’oro: la storia mai raccontata del drogare psicotropo”; vi racconto i punti salienti. Nel 1967 a Portorico si svolge il primo congresso mondiale della psichiatria moderna con lo scopo, entro il 2000, “di creare degli psicofarmaci in grado di controllare ogni aspetto del comportamento umano.” Sino ad allora, secondo il racconto, gli psichiatri erano ritenuti dei medici di serie b in parte per il loro lavoro quasi esclusivo negli istituti per malati di mente, in parte per gli scarsi risultati ottenibili ed ottenuti con la terapia da loro proposta. Nel giro di 40 anni questi specialisti sono riusciti a far assumere psicofarmaci a circa 100 milioni di pazienti nel mondo, sebbene questa branca medica sia priva d’efficaci test diagnostici per verificare la correttezza della diagnosi e quindi della terapia (o quelli esistenti non hanno alcun valore assoluto tipo glicemia per il diabete, pressione nell’iperteso, ecc.). Questa terapia però, secondo gli autori, non sarebbe assolutamente indolore; infatti ci sarebbero 3.000 morti ogni mese a causa dell’uso di queste medicine nei soli Stati Uniti; farmaci prescritti per il 70% dai medici di medicina generale. 42.000 morti all’anno per uso di psicofarmaci nel mondo. Ma vediamo alcune cifre relative al giro d’affari che sta dietro al farmaco psicotropo:
Guadagno lordo per le case farmaceutiche: 18 milardi di dollari all’anno negli U.S.A. 330 miliardi di dollari all’anno.
Numero di farmaci in prontuario nel 1966: 44. Nel 2008: 174Senza dubbio ci sono vari modi per approcciarsi e trattare la “malattia mentale”, ma quasi il 100% degli psichiatri prescrive farmaci già alla prima visita e, secondo gli autori, dopo pochi minuti di colloquio. Gli specialisti in questo modo ammetterebbero di non poter curare la malattia e si limiterebbero alla prescrizione di medicine per controllarla. 50 anni fa la separazione fra coniugi, la perdita del lavoro, la depressione post-partum, veniva “trattata” in famiglia tramite sostegno dei familiari, gli amici, il medico curante, il prete; nessuno si sarebbe sognato di medicalizzare una tale situazione. Ora invece per ogni “status” esiste un farmaco e la psicoterapia è stata messa nel cassetto dei ricordi. Gli autori si chiedono come sia potuto accadere? Ecco la risposta: “marketing, businnes e creazione del D.S.M” (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Per far ciò gli psichiatri si riuniscono in congresso annualmente e concordano una strategia terapeutica dopo aver osservato un determinato quadro clinico relativo ad una nuova presunta malattia mentale; tale patologia viene successivamente codificata nel D.S.M, la Bibbia della moderna psichiatria.

Nel 1952 nel D.S.M. erano descritti 106 disturbi in 130 pagine.
Nel 2008 nel D.S.M. IV le malattie sono decuplicate e descritte in 886 pagine.
Quale sarebbe lo scopo ultimo del proliferare di nuove patologie mentali secondo gli autori: per fare diagnosi ci si deve basare sulla letteratura e questa è costituita dal D.S.M. IV; dalla diagnosi si passa alla terapia con la prescrizione di farmaci psicotropi, grazie ai quali si ottiene il rimborso:

72 miliardi di dollari dalle assicurazioni, negli States.
Quindi si creerebbero continuamente nuove malattie inesistenti per foraggiare l’industria del farmaco e ricevere dei profitti dalle stesse aziende. Altro punto degno di nota è il meccanismo mediante il quale il farmaco psicotropo agirebbe sul sistema nervoso centrale;

“agirebbe, riequilibrandolo, su un disturbo biochimico cerebrale”.
Secondo T.Szasz, psichiatra statunitense, nessuno però ha mai dimostrato che la malattia mentale è frutto di uno squilibrio biochimico a livello cerebrale. Come si può immettere allora in commercio un farmaco che ripristina l’equilibrio biochimico se non si sa neppure cosa esso sia e se esiste veramente? A questo punto entrerebbe in gioco la F.A.D. (Food and Drug Admin che si occupa anche dell’immissione sul mercato dei nuovi farmaci). Nel 1992 la sperimentazione sui farmaci prima della loro immissione in commercio durava 2 anni; nel 1996 i tempi si sono accorciati a 6 mesi. Come mai? Perché è sufficiente versare alla F.A.D 1 milione di dollari per ottenere una più rapida approvazione del farmaco ed il suo “patentino”di vendita (T.U.F.A.) Il guadagno è ottimo perché pur spendendo subito 1 milione di dollari, si ricava ad esempio dalla sola paroxetina 12 milioni di dollari al giorno.
Ma chi collabora con la F.A.D.? Un pool di psichiatri che sarebbero tutti in conflitto di interessi e spesso foraggiati dalle case farmaceutiche con compensi in denaro e avanzamenti di carriera.
Se ci atteniamo al D.S.M. IV, ognuno di noi potrebbe essere etichettato come malato mentale; la timidezza, la depressione momentanea (post-partum), l’ansia, sono sensazioni e condizioni che ognuno di noi ha provato e sperimenta spesso su di se. Il disturbo bipolare (D.B.P.; euforia o mania alternata a depressione) è tipico dei nostri giorni; al mattino mi sveglio riposato e sono maniaco-euforico, la sera torno stanco dal lavoro e mi sento spossato, depresso; sono anch’io bipolare. Nel corso del 1996, lo psichiatra Biederman ha condotto degli studi approfonditi sul tale disturbo nell’adulto e soprattutto sui bambini. In tale anno e nei successivi, la percentuale di diagnosi di D.B.P. nei bambini è aumentata del 4.000% con 2,5 milioni di prescrizioni di farmaci. Quello che si scoprì poco dopo però, è che il Biederman ricavò in compensi dalle case farmaceutiche ben 1.6 milioni di dollari e fu soggetto ad un accertamento da parte del Congresso degli Stati Uniti per mancata dichiarazione dei redditi. Ma il danno secondo gli Autori era già stato fatto. Oggi la sertralina cloridrato rende

25.000 dollari al minuto.
E quando il farmaco comincia a non fruttare più, scade il brevetto? Si cambia prescrizione ed indicazioni terapeutiche: il Duloxelene (antidepressivo) con nuova etichetta e colore diverso delle pastiglie, viene utilizzato per l’incontinenza urinaria; altri antidepressivi hanno trovato indicazione per l’obesità, l’alcolismo, gioco d’azzardo, vampate di calore, herpes, nausea, prurito, brivido; sono però e restano gli stessi farmaci psichiatrici di prima. E gli effetti collaterali?
Nel 2004 si è eseguito uno studio sulla duloxetina cloridrato (indicazione: trattamento degli episodi di depressione maggiore) mediante somministrazione sperimentale del farmaco su soggetti sani e privi di sintomi depressivi. Ci furono:

11 tentativi di suicidio e 4 suicidi portati a termine in soggetti non depressi.
Il caso della ragazza Tracy Jonhson è esemplare: nessun segno di depressione, ma una volta iniziata l’assunzione del farmaco per il test, dopo pochi giorni venne ritrovata impiccata. Si sarebbe quindi suicidata non per la malattia di cui non era affetta in partenza, ma per il farmaco che ha, negli effetti indesiderati, proprio questa annotazione: “mania, comportamento aggressivo e ira; comportamento suicidario, ideazione suicidaria, allucinazioni”.
Come è possibile allora che sia stato immesso in commercio questo farmaco dopo tale sequela di suicidi come effetto indesiderato? Semplice; i test di controllo del F.A.D. non riportavano questo item nel questionario relativo agli effetti avversi (non c’era il suicidio come effetto collaterale o indesiderato da sondare), quindi il farmaco fu approvato e posto in commercio. E gli studi clinici? Limitati ad una durata di 4 settimane, tanto che l’associazione consumatori americana ha invitato tutti gli utenti

a non usare farmaci che non sono immessi in commercio da almeno 7 anni. In caso contrario c’è il potenziale rischio di essere usati come cavie per la sperimentazione occulta del farmaco appena immesso in commercio.
Ma come avviene l’immissione sul mercato di un farmaco?
FASE A: si verifica la tossicità del farmaco su animali da laboratorio o test umani
FASE B : si sonda mediante test la relativa efficacia del farmaco (in psichiatria però abbiamo visto che non esistono test affidabili per la diagnosi di una determinata patologia); è più facile allora, secondo gli autori, manipolare i risultati.
FASE C: Si paragona il farmaco con il placebo (con nessun farmaco somministrato o pillola di nessun valore terapeutico)
Infine FASE D : IMMISSIONE SUL MERCATO. Questa spesso è l’unica occasione per vedere cosa effettivamente produce un medicinale in risposta terapeutica ed in effetti indesiderati. Ed i bambini? Sono stati anch’essi utilizzati nei test sui psicofarmaci; anzi le cause farmaceutiche ricevono un incentivo particolare per questo tipo di test:

più di 1 miliardo di dollari/anno
che ha fatto si che si conducessero ben 323 studi clinici su di loro, come quello del 2003 sulla cura DEL DISTURBO PREMESTRUALE DISFONICO. Sono stati utilizzati quindi sui bambini farmaci con effetti appena superiori al placebo ma con importanti effetti collaterali anche mortali.
Ma come è possibile incrementare le vendite del prodotto se come detto il 70% degli psicofarmaci sono prescritti dal medico di famiglia?
In questo caso entrerebbero in gioco le cliniche universitarie e i loro docenti. Un professore che sponsorizzi un determinato farmaco può infatti guadagnare anche

mezzo milione di dollari all’anno;

inoltre lo stesso formerà nuovi psichiatri che utilizzeranno quegli stessi farmaci per la terapia della malattia come da indicazioni ricevute nel corso degli studi. Il prodotto finale arriverà sulle scrivanie dei medici di famiglia che in parte inconsapevolmente lo consiglieranno ai loro assititi.


dove circolano milioni di dollari è spesso lecito aspettarsi qualsiasi cosa. Da un lato esitono delle indicazioni terapeutiche internazionali basate sulla letteratura e sul D.S.M. IV che sono riconosciute dalla comunità scientifica e alle quali il medico è tenuto ad uniformarsi (se non altro per non incorrere in contestazioni e contenziosi medico-legali), dall’altro questi studi paralleli che senza dubbio fanno riflettere. Da ciò se ne deduce che la professione del medico che “si pone delle domande” (è giusto quello che sto facendo per i miei pazienti?) è spesso impossibile perché, sebbene la ragione non stia mai da una sola parte, colui che si trova a prescrivere un determinato farmaco non sa veramente cosa sia opportuno fare (seguire lo stato dell’arte, rappresentanti, case farmaceutiche o queste sirene?).

A salvarci da questo empasse è sempre il buon senso che consiglia di assumere psicofarmaci con assoluta moderazione, perché anche quelli più “innocui” non sono privi di effetti collaterali anche gravi e spesso creano dipendenza. Nessun farmaco né pillola magica è in grado di surrogare l’amicizia, l’amore, l’umana solidarietà che ognuno dovrebbe trovare nel momento di sconforto, difficoltà. Quindi se vi sentite depressi, ansiosi, cercate in amici, parenti ed eventualmente medici ciò che vi manca, perché il farmaco non è in grado di dare la risposta giusta ad ogni necessità e soprattutto non lo fa in modo indolore.
(per il documentario:www.cchr.org)
Dibattito on-line
Forrest: non mi aspettavo un simile post da te... E' pieno di inesattezze se non di vere è proprie stupidaggini.I criteri diagnostici del DSM IV sono molto precisi e non è assolutamente vero che ognuno di noi potrebbe risultare affetto da una malattia mentale in base a questi criteri!.Per quanto riguarda i nuovi farmaci può essere anche vero, ma sta a noi medici usare il cervello e rendersi conto ad esempio che i vecchi antidepressivi sono, se non più efficaci, quanto meno più sicuri. Curare poi la depressione, quella vera, parlando con gli amici, il prete e via dicendo è un'immane vaccata scritta da chi non sa nemmeno cosa sia LA DEPRESSIONE. Ho visto pazienti così depressi da non aver voglia nemmeno di alzarsi dal letto, di lavarsi, di vestirsi... A questi cosa facciamo: gli mandiamo il prete e gli amici a casa?D'altra parte ho visto altri pazienti profondamente depressi rinascere letteralmente con la PAROXETINA ed altri ancora resistenti a tutti i normali farmaci antidepressivi, rispondere finalmente e pienamente alla sola DULOXETINA. Una discussione sarebbe invece da fare sulla totale mancanza di una base scientifica nonché di evidenze sull'efficacia come pure di un ipotetico meccanismo d'azione delle cosiddette psicoterapie. Mi sa tanto che questi "documentari" sono tirati fuori ad arte dalle lobbies degli psicologi o degli psicoterapeuti che tra qualche anno si troveranno a fare i barboni alla stazione.Esiste, per chi non lo sapesse, anche la psichiatria biologica con studi scientifici di livello sui neurotrasmettitori e sull'imaging funzionale del cervello.Per ora mi fermo qui.
Guard runner
Caro Forrest, per continuare la discussione di ieri, questa notte mentre ero di guardia in ospedale psichiatrico, ho dovuto trattare:
Ore 21.30: Mr.C.,che ha in uso mangiare i propri escrementi e qualsiasi cosa trovi a terra, con 2 fiale di Promazina (Talofen) perché in grave stato di agitazione psicomotoria e di aggressività eterodiretta (colpiva con pugni e calci chiunque gli si parasse davanti e sedarlo, non è stato facilissimo);
Ore 22.45: Mr M. con clotiapina (Entumin)40 mg 1 fl. + clordemetildiazepam (En)1 fl da 5 mg intramuscolare per il medesimo motivo;
Ore 00.35: Mr.A. con 2 fl di clotiapina e 2 fiale di clordemetildiazepam seguite da XXX goccie di bromazepam(Lexotan) a distanza di 2 ore perché il paziente stava per defenestrasi dal corridoio ed era stato afferrato per il bavero del pigiama da un infermiere e trattato con le manopole contenitive per evitare che si strappasse, per la terza volta, la sutura appena fatta al volto per una caduta accidentale.
Dulcis in fundo, Ore 4.45: Mr R. sutura 5/0 4 punti staccati al sopracilio dx perché il paziente, svegliato per la raccolta urine, non era in grado (data la terapia serale sedativa) di reggersi in piedi da solo.
Certamente non consiglierei ad un mio paziente in stato ansioso o depressivo reattivo perché a rischio di perdita del posto di lavoro o perché appena cornificato dalla moglie con l’idraulico o ancora perché con una trasfusione si è beccato l’epatite C (ho pochi pazienti, ma questi sono dei miei pazienti reali) di assumere diazepam (Valium), flurazepam (Flunox) o zolpidem (Stilnox) ecc.,ecc.; molto meglio una bevuta con gli amici o qualche amica da night, piuttosto o qualche controllo in più dall’infettivologo e qualche minuto in più ”perso” per lui in ambulatorio per saggiarne le esigenze, le paure ed i perché, i come ed i quando (e credo che questo fosse il messaggio che il dvd volesse lanciare con tutti i suoi limiti). Come tu mi confermerai, il 100% delle nonne in trattamento da 20 e più anni con lorazepam (Tavor) 1 mg la sera prima di coricarsi, lo assume o per placebo o per contrastare la sindrome da astinenza da benzodiazepine più che per uno scopo sedativo-ipnotico. Quello che credo sia da evitare è la medicalizzazione estrema di ogni patologia, mentale o non, (richiesta ed accontentata) ed il pensare, tipico dei tossicodipendenti che da 8 anni seguo come Ser.t in carcere, che il farmaco sia la risoluzione di ogni problema, disagio e conflitto interiore (che è poi il primo passo d’avvicinamento alla droga), anche al fine d’evitare di subire il loro craving ossessivo ed assolutamente insopportabile. Non farei inoltre come mia cognata (che lavora in neuropsichiatria infantile) che ha dato antidepressivi per via inalatoria anche al suo gatto perché le pisciava sul divano. Concludendo, anche se non sono in accordo con il dvd sulla generalizzazione del problema psicofarmaci, ho ritenuto opportuno dare spazio a queste teorie (anche perché questi dati sul businnes sono evidentemente inconfutabili, viceversa gli autori, noti psichiatri, farmacologi, sarebbero già stati legati ed imbavagliati), in modo tale che chi legge abbia la possibilità di fruire di un contraddittorio alle teorie ufficiali (che spesso noi medici accettiamo come se piovuti dal cielo) e di meditare. Il dubbio è lecito ed è tipico delle menti libere, anche in medicina e chirurgia; lo sparare a zero invece potrebbe essere etichettato, magari nel D.S.M. V, come sindrome da “fobia sindacale con discontrollo degli impulsi a mezzo blog”, malattia di cui siamo gravemente ed entrambi affetti. Infine ricorderei a proposito di businnes, quel professore universitario internista ai cui nel lontano 1987 una casa farmaceutica offrì 2 miliardi delle vecchie lire per la sperimentazione breve di un nuovo farmaco in corsia; la sua risposta fu: “ io per queste due lire non mi allaccio nemmeno le scarpe”; 1987! Seguiresti con fiducia i suoi consigli terapeutici? E poi, dato che hai fatto la tesi in psichiatria, porgi il fianco alle critiche dei documentaristi: sei assolutamente convito della bontà della terapia convenzionale proprio perchè saresti stato adeguatamente plagiato dall'università. Io non ho però le tue assolute certezze, purtroppo, anche se per campare sono costretto a sedare.