Ho casualmente visionato un dvd dal titolo “La vena d’oro: la storia mai raccontata del drogare psicotropo”; vi racconto i punti salienti. Nel 1967 a Portorico si svolge il primo congresso mondiale della psichiatria moderna con lo scopo, entro il 2000, “di creare degli psicofarmaci in grado di controllare ogni aspetto del comportamento umano.” Sino ad allora, secondo il racconto, gli psichiatri erano ritenuti dei medici di serie b in parte per il loro lavoro quasi esclusivo negli istituti per malati di mente, in parte per gli scarsi risultati ottenibili ed ottenuti con la terapia da loro proposta. Nel giro di 40 anni questi specialisti sono riusciti a far assumere psicofarmaci a circa 100 milioni di pazienti nel mondo, sebbene questa branca medica sia priva d’efficaci test diagnostici per verificare la correttezza della diagnosi e quindi della terapia (o quelli esistenti non hanno alcun valore assoluto tipo glicemia per il diabete, pressione nell’iperteso, ecc.). Questa terapia però, secondo gli autori, non sarebbe assolutamente indolore; infatti ci sarebbero 3.000 morti ogni mese a causa dell’uso di queste medicine nei soli Stati Uniti; farmaci prescritti per il 70% dai medici di medicina generale. 42.000 morti all’anno per uso di psicofarmaci nel mondo. Ma vediamo alcune cifre relative al giro d’affari che sta dietro al farmaco psicotropo:
Guadagno lordo per le case farmaceutiche: 18 milardi di dollari all’anno negli U.S.A. 330 miliardi di dollari all’anno.
Numero di farmaci in prontuario nel 1966: 44. Nel 2008: 174Senza dubbio ci sono vari modi per approcciarsi e trattare la “malattia mentale”, ma quasi il 100% degli psichiatri prescrive farmaci già alla prima visita e, secondo gli autori, dopo pochi minuti di colloquio. Gli specialisti in questo modo ammetterebbero di non poter curare la malattia e si limiterebbero alla prescrizione di medicine per controllarla. 50 anni fa la separazione fra coniugi, la perdita del lavoro, la depressione post-partum, veniva “trattata” in famiglia tramite sostegno dei familiari, gli amici, il medico curante, il prete; nessuno si sarebbe sognato di medicalizzare una tale situazione. Ora invece per ogni “status” esiste un farmaco e la psicoterapia è stata messa nel cassetto dei ricordi. Gli autori si chiedono come sia potuto accadere? Ecco la risposta: “marketing, businnes e creazione del D.S.M” (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Per far ciò gli psichiatri si riuniscono in congresso annualmente e concordano una strategia terapeutica dopo aver osservato un determinato quadro clinico relativo ad una nuova presunta malattia mentale; tale patologia viene successivamente codificata nel D.S.M, la Bibbia della moderna psichiatria.
Nel 1952 nel D.S.M. erano descritti 106 disturbi in 130 pagine.
Nel 2008 nel D.S.M. IV le malattie sono decuplicate e descritte in 886 pagine.
Quale sarebbe lo scopo ultimo del proliferare di nuove patologie mentali secondo gli autori: per fare diagnosi ci si deve basare sulla letteratura e questa è costituita dal D.S.M. IV; dalla diagnosi si passa alla terapia con la prescrizione di farmaci psicotropi, grazie ai quali si ottiene il rimborso:
72 miliardi di dollari dalle assicurazioni, negli States.
Quindi si creerebbero continuamente nuove malattie inesistenti per foraggiare l’industria del farmaco e ricevere dei profitti dalle stesse aziende. Altro punto degno di nota è il meccanismo mediante il quale il farmaco psicotropo agirebbe sul sistema nervoso centrale;
“agirebbe, riequilibrandolo, su un disturbo biochimico cerebrale”.
Secondo T.Szasz, psichiatra statunitense, nessuno però ha mai dimostrato che la malattia mentale è frutto di uno squilibrio biochimico a livello cerebrale. Come si può immettere allora in commercio un farmaco che ripristina l’equilibrio biochimico se non si sa neppure cosa esso sia e se esiste veramente? A questo punto entrerebbe in gioco la F.A.D. (Food and Drug Admin che si occupa anche dell’immissione sul mercato dei nuovi farmaci). Nel 1992 la sperimentazione sui farmaci prima della loro immissione in commercio durava 2 anni; nel 1996 i tempi si sono accorciati a 6 mesi. Come mai? Perché è sufficiente versare alla F.A.D 1 milione di dollari per ottenere una più rapida approvazione del farmaco ed il suo “patentino”di vendita (T.U.F.A.) Il guadagno è ottimo perché pur spendendo subito 1 milione di dollari, si ricava ad esempio dalla sola paroxetina 12 milioni di dollari al giorno.
Ma chi collabora con la F.A.D.? Un pool di psichiatri che sarebbero tutti in conflitto di interessi e spesso foraggiati dalle case farmaceutiche con compensi in denaro e avanzamenti di carriera.
Se ci atteniamo al D.S.M. IV, ognuno di noi potrebbe essere etichettato come malato mentale; la timidezza, la depressione momentanea (post-partum), l’ansia, sono sensazioni e condizioni che ognuno di noi ha provato e sperimenta spesso su di se. Il disturbo bipolare (D.B.P.; euforia o mania alternata a depressione) è tipico dei nostri giorni; al mattino mi sveglio riposato e sono maniaco-euforico, la sera torno stanco dal lavoro e mi sento spossato, depresso; sono anch’io bipolare. Nel corso del 1996, lo psichiatra Biederman ha condotto degli studi approfonditi sul tale disturbo nell’adulto e soprattutto sui bambini. In tale anno e nei successivi, la percentuale di diagnosi di D.B.P. nei bambini è aumentata del 4.000% con 2,5 milioni di prescrizioni di farmaci. Quello che si scoprì poco dopo però, è che il Biederman ricavò in compensi dalle case farmaceutiche ben 1.6 milioni di dollari e fu soggetto ad un accertamento da parte del Congresso degli Stati Uniti per mancata dichiarazione dei redditi. Ma il danno secondo gli Autori era già stato fatto. Oggi la sertralina cloridrato rende
25.000 dollari al minuto.
E quando il farmaco comincia a non fruttare più, scade il brevetto? Si cambia prescrizione ed indicazioni terapeutiche: il Duloxelene (antidepressivo) con nuova etichetta e colore diverso delle pastiglie, viene utilizzato per l’incontinenza urinaria; altri antidepressivi hanno trovato indicazione per l’obesità, l’alcolismo, gioco d’azzardo, vampate di calore, herpes, nausea, prurito, brivido; sono però e restano gli stessi farmaci psichiatrici di prima. E gli effetti collaterali?
Nel 2004 si è eseguito uno studio sulla duloxetina cloridrato (indicazione: trattamento degli episodi di depressione maggiore) mediante somministrazione sperimentale del farmaco su soggetti sani e privi di sintomi depressivi. Ci furono:
11 tentativi di suicidio e 4 suicidi portati a termine in soggetti non depressi.
Il caso della ragazza Tracy Jonhson è esemplare: nessun segno di depressione, ma una volta iniziata l’assunzione del farmaco per il test, dopo pochi giorni venne ritrovata impiccata. Si sarebbe quindi suicidata non per la malattia di cui non era affetta in partenza, ma per il farmaco che ha, negli effetti indesiderati, proprio questa annotazione: “mania, comportamento aggressivo e ira; comportamento suicidario, ideazione suicidaria, allucinazioni”.
Come è possibile allora che sia stato immesso in commercio questo farmaco dopo tale sequela di suicidi come effetto indesiderato? Semplice; i test di controllo del F.A.D. non riportavano questo item nel questionario relativo agli effetti avversi (non c’era il suicidio come effetto collaterale o indesiderato da sondare), quindi il farmaco fu approvato e posto in commercio. E gli studi clinici? Limitati ad una durata di 4 settimane, tanto che l’associazione consumatori americana ha invitato tutti gli utenti
a non usare farmaci che non sono immessi in commercio da almeno 7 anni. In caso contrario c’è il potenziale rischio di essere usati come cavie per la sperimentazione occulta del farmaco appena immesso in commercio.
Ma come avviene l’immissione sul mercato di un farmaco?
FASE A: si verifica la tossicità del farmaco su animali da laboratorio o test umani
FASE B : si sonda mediante test la relativa efficacia del farmaco (in psichiatria però abbiamo visto che non esistono test affidabili per la diagnosi di una determinata patologia); è più facile allora, secondo gli autori, manipolare i risultati.
FASE C: Si paragona il farmaco con il placebo (con nessun farmaco somministrato o pillola di nessun valore terapeutico)
Infine FASE D : IMMISSIONE SUL MERCATO. Questa spesso è l’unica occasione per vedere cosa effettivamente produce un medicinale in risposta terapeutica ed in effetti indesiderati. Ed i bambini? Sono stati anch’essi utilizzati nei test sui psicofarmaci; anzi le cause farmaceutiche ricevono un incentivo particolare per questo tipo di test:
più di 1 miliardo di dollari/anno
che ha fatto si che si conducessero ben 323 studi clinici su di loro, come quello del 2003 sulla cura DEL DISTURBO PREMESTRUALE DISFONICO. Sono stati utilizzati quindi sui bambini farmaci con effetti appena superiori al placebo ma con importanti effetti collaterali anche mortali.
Ma come è possibile incrementare le vendite del prodotto se come detto il 70% degli psicofarmaci sono prescritti dal medico di famiglia?
In questo caso entrerebbero in gioco le cliniche universitarie e i loro docenti. Un professore che sponsorizzi un determinato farmaco può infatti guadagnare anche
mezzo milione di dollari all’anno;
inoltre lo stesso formerà nuovi psichiatri che utilizzeranno quegli stessi farmaci per la terapia della malattia come da indicazioni ricevute nel corso degli studi. Il prodotto finale arriverà sulle scrivanie dei medici di famiglia che in parte inconsapevolmente lo consiglieranno ai loro assititi.
dove circolano milioni di dollari è spesso lecito aspettarsi qualsiasi cosa. Da un lato esitono delle indicazioni terapeutiche internazionali basate sulla letteratura e sul D.S.M. IV che sono riconosciute dalla comunità scientifica e alle quali il medico è tenuto ad uniformarsi (se non altro per non incorrere in contestazioni e contenziosi medico-legali), dall’altro questi studi paralleli che senza dubbio fanno riflettere. Da ciò se ne deduce che la professione del medico che “si pone delle domande” (è giusto quello che sto facendo per i miei pazienti?) è spesso impossibile perché, sebbene la ragione non stia mai da una sola parte, colui che si trova a prescrivere un determinato farmaco non sa veramente cosa sia opportuno fare (seguire lo stato dell’arte, rappresentanti, case farmaceutiche o queste sirene?).
A salvarci da questo empasse è sempre il buon senso che consiglia di assumere psicofarmaci con assoluta moderazione, perché anche quelli più “innocui” non sono privi di effetti collaterali anche gravi e spesso creano dipendenza. Nessun farmaco né pillola magica è in grado di surrogare l’amicizia, l’amore, l’umana solidarietà che ognuno dovrebbe trovare nel momento di sconforto, difficoltà. Quindi se vi sentite depressi, ansiosi, cercate in amici, parenti ed eventualmente medici ciò che vi manca, perché il farmaco non è in grado di dare la risposta giusta ad ogni necessità e soprattutto non lo fa in modo indolore. (per il documentario:www.cchr.org)
Dibattito on-line
Forrest: non mi aspettavo un simile post da te... E' pieno di inesattezze se non di vere è proprie stupidaggini.I criteri diagnostici del DSM IV sono molto precisi e non è assolutamente vero che ognuno di noi potrebbe risultare affetto da una malattia mentale in base a questi criteri!.Per quanto riguarda i nuovi farmaci può essere anche vero, ma sta a noi medici usare il cervello e rendersi conto ad esempio che i vecchi antidepressivi sono, se non più efficaci, quanto meno più sicuri. Curare poi la depressione, quella vera, parlando con gli amici, il prete e via dicendo è un'immane vaccata scritta da chi non sa nemmeno cosa sia LA DEPRESSIONE. Ho visto pazienti così depressi da non aver voglia nemmeno di alzarsi dal letto, di lavarsi, di vestirsi... A questi cosa facciamo: gli mandiamo il prete e gli amici a casa?D'altra parte ho visto altri pazienti profondamente depressi rinascere letteralmente con la PAROXETINA ed altri ancora resistenti a tutti i normali farmaci antidepressivi, rispondere finalmente e pienamente alla sola DULOXETINA. Una discussione sarebbe invece da fare sulla totale mancanza di una base scientifica nonché di evidenze sull'efficacia come pure di un ipotetico meccanismo d'azione delle cosiddette psicoterapie. Mi sa tanto che questi "documentari" sono tirati fuori ad arte dalle lobbies degli psicologi o degli psicoterapeuti che tra qualche anno si troveranno a fare i barboni alla stazione.Esiste, per chi non lo sapesse, anche la psichiatria biologica con studi scientifici di livello sui neurotrasmettitori e sull'imaging funzionale del cervello.Per ora mi fermo qui.
Guard runner
Caro Forrest, per continuare la discussione di ieri, questa notte mentre ero di guardia in ospedale psichiatrico, ho dovuto trattare:
Ore 21.30: Mr.C.,che ha in uso mangiare i propri escrementi e qualsiasi cosa trovi a terra, con 2 fiale di Promazina (Talofen) perché in grave stato di agitazione psicomotoria e di aggressività eterodiretta (colpiva con pugni e calci chiunque gli si parasse davanti e sedarlo, non è stato facilissimo);
Ore 22.45: Mr M. con clotiapina (Entumin)40 mg 1 fl. + clordemetildiazepam (En)1 fl da 5 mg intramuscolare per il medesimo motivo;
Ore 00.35: Mr.A. con 2 fl di clotiapina e 2 fiale di clordemetildiazepam seguite da XXX goccie di bromazepam(Lexotan) a distanza di 2 ore perché il paziente stava per defenestrasi dal corridoio ed era stato afferrato per il bavero del pigiama da un infermiere e trattato con le manopole contenitive per evitare che si strappasse, per la terza volta, la sutura appena fatta al volto per una caduta accidentale.
Dulcis in fundo, Ore 4.45: Mr R. sutura 5/0 4 punti staccati al sopracilio dx perché il paziente, svegliato per la raccolta urine, non era in grado (data la terapia serale sedativa) di reggersi in piedi da solo.
Certamente non consiglierei ad un mio paziente in stato ansioso o depressivo reattivo perché a rischio di perdita del posto di lavoro o perché appena cornificato dalla moglie con l’idraulico o ancora perché con una trasfusione si è beccato l’epatite C (ho pochi pazienti, ma questi sono dei miei pazienti reali) di assumere diazepam (Valium), flurazepam (Flunox) o zolpidem (Stilnox) ecc.,ecc.; molto meglio una bevuta con gli amici o qualche amica da night, piuttosto o qualche controllo in più dall’infettivologo e qualche minuto in più ”perso” per lui in ambulatorio per saggiarne le esigenze, le paure ed i perché, i come ed i quando (e credo che questo fosse il messaggio che il dvd volesse lanciare con tutti i suoi limiti). Come tu mi confermerai, il 100% delle nonne in trattamento da 20 e più anni con lorazepam (Tavor) 1 mg la sera prima di coricarsi, lo assume o per placebo o per contrastare la sindrome da astinenza da benzodiazepine più che per uno scopo sedativo-ipnotico. Quello che credo sia da evitare è la medicalizzazione estrema di ogni patologia, mentale o non, (richiesta ed accontentata) ed il pensare, tipico dei tossicodipendenti che da 8 anni seguo come Ser.t in carcere, che il farmaco sia la risoluzione di ogni problema, disagio e conflitto interiore (che è poi il primo passo d’avvicinamento alla droga), anche al fine d’evitare di subire il loro craving ossessivo ed assolutamente insopportabile. Non farei inoltre come mia cognata (che lavora in neuropsichiatria infantile) che ha dato antidepressivi per via inalatoria anche al suo gatto perché le pisciava sul divano. Concludendo, anche se non sono in accordo con il dvd sulla generalizzazione del problema psicofarmaci, ho ritenuto opportuno dare spazio a queste teorie (anche perché questi dati sul businnes sono evidentemente inconfutabili, viceversa gli autori, noti psichiatri, farmacologi, sarebbero già stati legati ed imbavagliati), in modo tale che chi legge abbia la possibilità di fruire di un contraddittorio alle teorie ufficiali (che spesso noi medici accettiamo come se piovuti dal cielo) e di meditare. Il dubbio è lecito ed è tipico delle menti libere, anche in medicina e chirurgia; lo sparare a zero invece potrebbe essere etichettato, magari nel D.S.M. V, come sindrome da “fobia sindacale con discontrollo degli impulsi a mezzo blog”, malattia di cui siamo gravemente ed entrambi affetti. Infine ricorderei a proposito di businnes, quel professore universitario internista ai cui nel lontano 1987 una casa farmaceutica offrì 2 miliardi delle vecchie lire per la sperimentazione breve di un nuovo farmaco in corsia; la sua risposta fu: “ io per queste due lire non mi allaccio nemmeno le scarpe”; 1987! Seguiresti con fiducia i suoi consigli terapeutici? E poi, dato che hai fatto la tesi in psichiatria, porgi il fianco alle critiche dei documentaristi: sei assolutamente convito della bontà della terapia convenzionale proprio perchè saresti stato adeguatamente plagiato dall'università. Io non ho però le tue assolute certezze, purtroppo, anche se per campare sono costretto a sedare.