domenica 8 novembre 2009

Corso demenziale:il paziente anziano fragile

La premessa è che il lavoro dei colleghi relatori, che indubbiamente è stato svolto, merita comunque rispetto, ma tale rispetto deve essere rivolto anche nei confronti di chi questi pseudocorsi li subisce sulla propria pelle il sabato; uno dei pochi giorni liberi. Raramente mi è capitato di sentire tali e tante minchiate messe insieme, ma se tal cosa da un lato mi indispettisce per il tempo perso nell’ascolto, dall’altro mi preoccupa per la volontà di chi questi corsi organizza, quella di creare cioè un’altra, l’ennesima categoria a rischio di soggetti a cui vendere farmaci, tagliare servizi, ossia delegare funzioni assistenziali al territorio per cercare di risparmiare qualche spicciolo sulla pelle di chi non ha salute e prendersi il premio bonus per l' obiettivo-risparmio centrato a fine anno. A questi soggetti organizzatori dovremmo rispondere solo con un gesto: ma vaffanculo! Purtroppo mi è capitato di sentire dai colleghi solo delle mezze frasi buttate là del tipo: “non mi restano che pochi neuroni; infatti se ne avessi qualcuno in più, non sarei qui oggi”. Ebbene che questo valga per le prossime volte: non presentiamoci più domani! Una volta si faceva ricerca, si scoprivano cose; oggi, delegate le scoperte e la ricerca all’estero, dove chi vuol farla deve scappare per non morire di fame, si fanno classificazioni, scale di gestione, si creano nuove entità e pseudocondizioni cliniche per le finalità sovraesposte. Ma come si crea una nuova categoria di malati che comprende di tutto e di più e non serve a nulla? Primo passo: si crea un vuoto ed un bisogno fittizzio: “per quanto ne so, non esiste alcuna definizione di fragilità che soddisfi tutti i criteri richiesti per una formulazione esaustiva ... “ Rockwood; what would make a definition of frailty age and ageing 2005. La risposta più semplice è la seguente: non c’è perchè sino ad ora, in millenni di storia della medicina, nessuno ne ha sentito il bisogno; forse un motivo ci sarà! Secondo passo: inventare una definizione; "fragilità nell’anziano, una sindrome definita come un insieme di sintomi e segni associati ad un determinato processo morboso e costituenti nella loro somma, il quadro della malattia. Classico esempio la sindrome di Cushing dove l’alterazione di un singolo processo fisiologico (eccessiva secrezione di cortisolo) sfocia in multiple manifestazioni cliniche". Certamente chi ha la sindrome di Cushing non se la passa bene, ma anche chi ha la diarrea del viaggiatore, lo scolo-gonorrea preso da una prostituta, il medico con 83 pazienti in carico, il lavoratore in cassa integrazione è un soggetto fragile. Ed ancora:“la fragilità si può in modo semplice, definire come sindrome fisiologica caratterizzata da ridotta riserva funzionale (omeostenosi) e ridotta resistenza agli stress, risultanti dall’accumularsi del declino in numerosi sistemi fisiologici, e che comporta un aumento della vulnerabilità ad esiti avversi”. Fried L. & Walston J. (1999) Frailty and failure to thrive. In Principles of Geriatric Medicine and Gerontology, 4th edn (Hazzard W.R., Blass J.P., Ettinger Jr W.H., Halter J.B. & Ouslander J.G., eds), McGraw-Hill, New York, NY, pp. 1387–1402. Una volta essere anziani era un merito dalle molteplici funzioni sociali, un segno di saggezza; ora è malattia, è omeostenosi! Un costo insomma; ma vaffanculo! Punto terzo: ora che so che esiste, la classifico; ma in che modo?1)I criteri Fried “short physical performance battery” SPPB, ovvero una“valutazione breve di una serie di prestazioni fisiche” 2)Vulnerable elderly survey (VES 13). E qui scatta la domanda memorabile alla platea: “Quando a casa di un paziente anziano fragile ti trovi ad operare in condizioni d'instabilità e d' incertezza, cosa trovi difficile dal punto di vista comunicativo?” Beh,trovo difficile:
1) dirgli che dovranno spendere 900 euro al mese per trovarsi una badante, perché l’ulss non può permettersi l’assistenza domiciliare ne tanto meno, di ricoverare “un giovanotto fragile”,
2) che in caso di urgenza è preferibile chiamare il 118, perché il medico di famiglia o il servizio di continuità assistenziale è privo di ogni ben che minimo strumento diagnostico(altro che territorio,si torna in ospedale!)
3)che in caso esami per monitorare la condizione clinica dovranno attendere mesi, a volte anni prima di poterli eseguire,
4) che se il medico, per disgrazia, sbaglia una dizione sulla richiesta, ci sono un nugolo di scribacchini pronti a cestinarla e così via.
Alla fine di tal corso e probabilmente per errore, si è finalmente capito la finalità di quanto detto e fatto sino a quel momento: "il medico dovrà accompagnare pazienti e familiari, aiutandoli ad apprendere le conoscenze e le abilità necessarie a “vivere nella fragilità”. IN MOLTI CASI QUESTA È L’UNICA CERTEZZA CHE SIAMO IN GRADO DI DARE. Come dire ai pazienti: arrangiatevi! E voi medici: andate voi a dirglielo, che noi non abbiamo le palle o semplicemente, molto più semplicemente, la voglia di farlo! Quì più che di paziente fragile, sarebbe opportuno parlare di sistema sanitario nazionale fragile....ed infine ed a proposito di tali "relazioni scientifiche":
non é vero che abbiamo poco tempo : la verità é che ne perdiamo molto ( Seneca ).

1 commenti:

Mi chiamo Forrest... ha detto...

Io avevo proposto il boicottaggio del corso al nostro rappresentante sindacale, mi ha risposto che avrebbe girato le mie perplessità al responsabile dei corsi di aggiornamento Dr. P.S.
Ti faccio notare che i vari relatori ed i vari tutor sono pagati per compiere la loro missione educativa...

Ciao