Da Corriere Medico 29.01.2009
Riemerge l’allarme danni epatici da supplementi nutrizionali non controllati ed assunti senza supervisione medica.Lo rilancia il J. Of Hepatology (50;2009:111-117) con un articolo a firma di Felix Stickel, Istituto di farmacologia clinica, Università di Berna, pubblicando la segnalazione di due casi di epatopatia grave (un epatite col estatica e una cirrosi), successive ad un prolungato consumo di prodotti a marchio Herbalife. Un’associazione ritenuta probabile in base a criteri internazionalmente validati e dopo che, com’è corretto, è stata esclusa ogni altra possibile causa: virale, alcolica, metabolica, autoimmune, neoplastica, vascolare epatica, iatrogena per assunzione di farmaci di sintesi. Nei due casi emersi a Berna è stata messa in luce la contaminazione da parte del Bacillus subtilis in vari preparati Herbalife, consumati da un uomo di 78 anni nei tre anni precedenti e da una donna di 50 anni per un anno.Nello specifico, l’indagine microbiologica ha rilevato la contaminazione di due dei 7 prodotti ingeriti dalla donna e dell’unico prodotto assunto dall’uomo, oltre alla contaminazione di un altro preparato, ancora sigillato.
Primi allarmi nel 2002.
La segnalazione bernese è solo la più recente di una serie che ha coinvolto nel tempo (2002,2005,2007) prodotti (LipoKinetic, Hydroxycut) contenenti efedrina e tè verde e successivamente proprio Herbalife.Va detto che proprio Herbalife, nonostante ripetute richieste,non ha mai reso pubbliche le composizioni dei suoi vari prodotti. Poiché si tratta, come per le altre marche citate, di supplementi nutrizionali, non esiste l’obbligo d’efficacia né tanto meno di sicurezza come è richiesto per i farmaci. Aggravante è l’invito all’assunzione prolungata, comune a tutti i produttori, come garanzia d’effetti benefici. Già nel 2007, peraltro, il J. Of Hepatology (47; 514-520 e 521-526) aveva pubblicato due lavori che coinvolgevano Herbalife. Il primo a firma di epatologi, internisti e patologi dell’Università di Hadassah-Hebrew di Gerusalemme, riportava i risultati di un indagine del locale Ministero della Salute su 12 soggetti con lesioni epatiche acute di varia natura, associabili al consumo di prodotti della linea. Secondo i criteri Oms, l’associazione con il consumo di prodotti Herbalife era certa in tre di questi casi, probabile per sei e possibile per i restanti tre. Di questi ultimi, una donna di 33 anni era deceduta per epatite fulminante, nonostante un trapianto d’emergenza, probabilmente per l’aggravante di una precedente infezione da virus dell’epatite B. Certa invece la correlazione per una 48 enne ipertesa e per una 78 enne psorisiaca e diabetica: infatti dopo la sospensione di Herbalife e una prima normalizzazione delle Alt, le tre donne avevano ripreso ad assumere questi prodotti (senza farne menzione ai medici), con una rapida e massiccia ricaduta della malattie epatica. Il secondo lavoro a firma dei gastroenterologi , internisti, patologi e farmacologi dell’università di Berna, riguardava altri 10 casi d'associazione tra epatopatia severa ed Herbalife, di cui due certi (una 30 enne sana di base e una 63 enne ipertesa), sette probabili (tra cui un 41 enne senza co-morbilità precedenti, costretto al trapianto di fegato) e uno possibile. Nel 2008, infine, ecco una lettera (J. of Hepatology, 49; 289-290) a firma questa volta dei responsabili del centro di farmacovigilanza delle Asturie, che riportava quattro casi risalenti al 2005 e al 2006, dopo assunzioni di prodotti Herbalife anche per un solo mese. Gli editoriali di commento sottolineano alcuni obblighi ineludibili: il primo, conoscere in dettaglio la composizione di queste preparazioni; il secondo, l’altrettanto necessaria analisi microbiologica e chimica, per rilevare contaminanti eventuali, correlabili alle lesioni epatiche. Ci si chiede come mai le segnalazioni più numerose emergano soltanto in Svizzera e in Israele. Le ipotesi sono due: una distribuzione locale di lotti contaminati oppure, considerando anche la corrispondenza spagnola, una sottosegnalazione (più probabile) nelle altre 58 nazioni del mondo in cui viene venduta Herbalife; complice il preoccupante atteggiamento fideistico dei consumatori, peraltro esteso a tutti i prodotti erboristici in genere.























1 commenti:
E CHEFFAI, MI TOGLI IL LAVORO? ;-)
Mi hai battuto sul tempo, ma pubblicherò anch'io lo stesso articolo sul mio blog...
Ciao
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