Un'ambulanza corre nella notte......... A) che sia il solito ebete raccomandato con la tessera giusta di partito? (pronto ad assassinarti il deretano) o....
This blog was born to tell thing happens daily to many medical surgeons in italy.Ed inoltre le storie liete di un medico divenuto suo malgrado, paziente.
Un'ambulanza corre nella notte.........
La cornea è la piccola membrana trasparente posta davanti all’iride, che costituisce la porzione anteriore del bulbo oculare; ha lo scopo di far passare le immagini all’interno dell’occhio e di focalizzarle sulla retina. Quando questa perde la sua trasparenza o diventa fortemente irregolare a causa di infezioni, patologie come il cheratocono ecc., le immagini che vediamo non possono essere più messe a fuoco correttamente sulla retina; se la terapia medica non risolve il problema, è necessario sostituire la cornea mediante un intervento chirurgico di trapianto o cheratoplastica. L’intervento viene effettuato mentre il paziente è sdraiato supino, in un ambiente chirurgico sterile, sotto controllo microscopico; è un atto chirurgico maggiore che prevede la sostituzione di quasi tutta la cornea. Per poter effettuare l’operazione l’occhio deve essere reso immobile ed insensibile; questo può essere ottenuto mediante anestesia generale oppure grazie ad un’anestesia limitata al bulbo oculare ed alla regione circostante. L’operazione consiste nell’asportazione di un disco di cornea del diametro di 7-9 mm. e nell’innesto di uno di uguale diametro.La cornea viene suturata ed il disco di tessuto trapiantato può interessare tutto lo spessore corneale (cheratoplastica perforante) oppure una parte dello spessore corneale (cheratoplastica lamellare).Immagine con microscopio confocale dell'endotelio normale.
Il postoperatorio può essere riassunto come segue; presenza di dolore: nei primi giorni è possibile una dolenzia oculare associata a sensazione di bruciore. Tali disturbi tendono progressivamente a scomparire con il passare dei giorni. Terapia: le cure locali consistono nell’istillazione di gocce, nell’applicazione di una pomata e nell’applicazione di una protezione oculare secondo delle modalità e per un periodo di tempo che le sarà definito per ogni singolo caso. Convalescenza: l’attività professionale, sportiva e la guida dell’auto sono sconsigliati per un periodo di tempo limitato che sarà definito per ogni singolo paziente. Recupero della vista: il miglioramento visivo non è immediato; avviene lentamente nell’arco di diverse settimane ed è condizionato dalle condizioni preoperatorie dell’occhio. Un bilancio definitivo può essere fatto
soltanto dopo l’asportazione della sutura che avviene generalmente entro 1 – 2 anni dall’intervento. La presenza di altre lesioni dell’occhio può limitare il recupero della vista. Dopo l’intervento è quasi sempre presente un astigmatismo residuo per cui, per ottenere il visus ottimale, è necessaria una correzione con occhiale o lente a contatto. Controlli: dopo l’intervento dovranno essere effettuate visite di controllo frequenti e per un periodo molto prolungato; se questi non sono regolari ed eseguiti secondo le prescrizioni, il risultato dell’intervento può essere compromesso. La percentuale di successo supera il 90% per le patologie più comuni; questo grazie alle attuali tecniche operatorie, al controllo di qualità sulle cornee provenienti da donatori e alla peculiarita’ della cornea che essendo un tessuto avascolare, e’ meno soggetto ai fenomeni di rigetto rispetto ad altri tessuti trapiantabili piu’ comuni. Per quanto standardizzata, l’operazione di trapianto di cornea non sfugge alla regola generale secondo la quale non esiste una chirurgia senza rischi.Non è dunque possibile garantire in modo formale il successo dell’intervento.La possibilità di complicazioni è in funzione della patologia oculare pre-operatoria e delle condizioni chirurgiche cliniche generali; se la patologia è limitata alla cornea e non è di grave entità, i rischi sono bassi, mentre se vi sono anche altre patologie oculari o l’occhio è stato precedentemente operato di cataratta o deve essere contestualmente operato anche di asportazione di cataratta o di sostituzione del cristallino, i rischi aumentano. Le complicazioni intra-operatorie possono essere così schematizzate: lesioni dell’iride (rare), lesioni del cristallino (rare), emorragia intraoperatoria (consiste in una improvvisa e talvolta incontenibile emorragia interna che può portare alla perdita funzionale e talvolta anatomica dell’occhio; molto rara, 1-2 per mille). Complicanze post-operatorie: cicatrice non completamente impermeabile per cui è necessario posizionare punti di sutura supplementari, bruciore o sensazione di corpo estraneo che talvolta può perdurare diverse settimane, dilatazione pupillare permanente (rara), aderenza tra iride e cornea con irregolarità di forma della pupilla, infezione, opacamento della cornea trapiantata che può portare alla necessità di un nuovo trapianto di cornea, sensibilità accresciuta alla luce, aumento della pressione oculare che può richiedere l’uso di colliri e raramente, la necessità di un intervento chirurgico. Recupero visivo parziale per irregolarità della cornea o per la presenza di altre patologie oculari. Cataratta. Astigmatismo elevato che limita il recupero funzionale. Rigetto: il rigetto consiste in una reazione dell’organismo nei confronti della cornea innestata la quale viene riconosciuta come un elemento estraneo; la sua incidenza varia dal 5% al 50% a seconda della patologia oculare iniziale. In questo circostanza, una terapia tempestiva ed eseguita correttamente riesce, nella maggioranza dei casi, a risolvere l’episodio. Se la terapia medica non risolve l’episodio di rigetto, la cornea diventa opaca ed è necessario effettuare un altro intervento di trapianto di cornea. Il rigetto si manifesta con un arrossamento dell’occhio e spesso, ma non sempre, con un appannamento della vista. La guarigione è condizionata dalla tempestività con cui si instaura la terapia per cui, siccome talvolta la sintomatologia non è evidente, è di fondamentale importanza effettuare le visite di controllo periodiche.

Cheratoplastica perforante con sutura continua
Pandemia 1918, il killer forse fu lo pneumococco: ad uccidere oltre 50 milioni di persone in tutto il mondo, 400 mila solo in Italia, durante la pandemia di Spagnola (1918-1919) fu in realtà una superinfezione causata dallo Streptococcus pneumonia. E' la conclusione di uno studio curato da Keith Klugman, della divisione di Malattie infettive alla Emory University (Usa), che ne ha parlato venerdì a Roma in occasione del 'Bridging to the Future - Pneumococcal Conjugate Vaccine Summit'. La teoria apre scenari nuovi anche per quanto riguarda l'influenza A. Klugman e il suo team assicurano di aver identificato quale fu la vera causa della letalità della più grave pandemia che la storia dell'umanità abbia mai registrato. "Nel 1918 non erano disponibili né vaccini né trattamenti farmacologici efficaci - ha spiega l'infettivologo - mentre oggi gran parte della popolazione è coperta da vaccini contro lo pneumococco, che causa polmoniti, meningiti e altri gravi disturbi. In un'era di antibiotici e di vaccini probabilmente quella stessa pandemia farebbe molti meno morti". La ricerca, pubblicata sulla rivista 'Emerging Infectious Diseases' e riportata sul sito dei Centers of Disease Control and Prevention (Cdc) americani, sostiene quindi che a causare gli alti tassi di mortalità dell'epoca non fu tanto l'influenza in sé, quanto una complicanza che sorse in conseguenza della malattia, appunto un'aggressiva infezione dovuta allo Streptococcus pneumoniae. E quando sarà terminata la nuova pandemia influenzale si potrà dire con sicurezza se i Paesi che vaccinano i bambini contro lo pneumococco, avranno meno morti causati dall'influenza A. Doctor news 16 novembre 2009 - Anno 7, Numero 191
Una nefrectomia può a volte rendersi necessaria in caso di rene policistico o reflusso vescico-ureterale (urina che dalla vescica risale verso il rene favorendo infezioni). La nefrectomia verrà eseguita, a seconda dei casi, prima dell'inserimento definitivo in lista di trapianto o contemporaneamente al trapianto.



La maggioranza degli organi, una volta terminate le anastomosi vascolari, riprendono quasi subito la loro funzione, ma a volte il rene va incontro ad un fenomeno di non funzione iniziale che prende il nome di necrosi tubulare. Questo fenomeno indica il danno subito dall'organo durante la fase di prelievo o durante il periodo nel quale (da cadavere) è stato conservato in soluzione fredda. La non-funzione è reversibile entro la settimana, sempre se non intervengono altre complicanze. Particolarmente importante, nella prima settimana post-trapianto, è il monitoraggio della vascolarizzazione venosa realizzabile con la tecnica ecografica eco-color-doppler: ogni eventuale riduzione di calibro dei vasi venosi o arteriosi è indice di trombosi del vaso stesso, complicanza molto temibile che può essere contrastata con appropriata terapia anticoagulante. Complicanze non immunologiche: le complicanze dopo un trapianto possono essere essenzialmente legate al gesto chirurgico stesso (infezione di ferita, ascesso) e legate alla terapia immunosoppressiva che il paziente deve continuare a vita; tra queste ultime, due particolarmente gravi sono il rischio infettivo legato all'immunosoppressione (infezioni virali da Citomegalovirus) e il rischio di sviluppo di neoplasie (tra cui i linfomi che sembrano insorgere in una percentuale leggermente più significativa nei pazienti immunosoppressi). I pazienti diabetici che trapiantano un rene per sopraggiunta insufficienza renale hanno, oltre ai sopracitati rischi, anche il rischio di morte per cause cardiovascolari. Complicanze immunologiche: il rigetto è un rischio sempre presente nella storia di un trapianto, anche a distanza di anni, o anche su reni perfettamente compatibili, inoltre non è sempre prevedibile dalla tipizzazione. Di per sé il rigetto è un processo immunologico per cui il sistema immunocompetente riconosce come "non propri" gli antigeni dell'organo trapiantato reagendo contro essi.In relazione al momento in cui si verifica, è possibile distinguere 4 tipi di rigetto: rigetto iperacuto, nel corso delle prime 24 ore post-trapianto, rigetto acuto accelerato, durante le prime 24-72 ore post-trapianto, rigetto acuto, tra il decimo giorno e la fine del terzo mese, rigetto cronico, che si verifica a distanza di anni dal trapianto, come esito finale di una serie di insulti ricevuti dall'organo trapiantato, come ripetuti episodi di rigetto acuto e nefrotossicità indotta dai farmaci antirigetto. Il successo di un trapianto renale è anche legato al grado di similarità genetica tra donatore e ricevente. Il sistema HLA rappresenta nell'uomo il complesso maggiore di istocompatibilità si esprime sulla superficie cellulare attraverso un gruppo di antigeni. Il riconoscimento di questo sistema antigenico da parte dell'organismo ricevente rappresenta nel trapianto la maggiore barriera immunologica e attiva la risposta che induce al rigetto.Gli Antigeni costituenti il sistema HLA sono glicoproteine codificate da geni presenti sul braccio corto del Cromosoma 6 in sei differenti loci. Sono valutati 2 differenti gruppi antigeni nel sistema HLA:gli antigeni di classe I sono espressi dai loci A, B, C, gli antigeni di classe II sono espressi dai loci DP, DQ, DR. mIn ordine decrescente, la compatibilità HLA determina una priorità nella selezione di donatore e ricevente, secondo questa sequenza: gemello omozigote,gemello di zigote, fratello o sorella con HLA-A,B e DR identico, fratello o sorella con un aplotipo HLA identico, fratello o sorella con almeno 2 antigeni identici, figli con aplotipo HLA identico, genitori con aplotipo HLA identico, parenti di primo grado, cadavere con 2 o + antigeni HLA identici.
Da alcuni anni e da quando sono medico di medicina penitenziaria ricevo e leggo con interesse gli articoli pubblicati da Ristretti Orizzonti, inerenti le infinite e spesso irrisolte problematiche riguardanti l’universo carcere nel nostro paese. Devo dire che il mio interesse, sfociato negli anni in due diplomi di perfezionamento universitario su queste tematiche, si è via via diradato se non dissolto, fino all’attuale aspettativa per motivi di salute. Purtroppo le recenti e tragiche notizie riguardanti il decesso del giovane *****, mi hanno fatto valutare ancor più positivamente la mia decisione di sospensione temporanea dal lavoro, ma il dramma umano e la possibilità di accedere, grazie all’associazione sopraccitata alle cartelle cliniche redatte dai colleghi che lo hanno avuto in cura, mi hanno indotto ad una indagine personale. Vorrei comunque e prima di ogni cosa esprimere la mia solidarietà personale alla famiglia del ragazzo, per quanto possa valere in questo momento. Questo è quanto scrivono i relatori di Ristretti Orizzonti (ometto volontariamente i dati anagrafici che potrebbero identificare il soggetto, essendoci un indagine in corso e non avendo personalmente il consenso dei familiari, nè della Procura della Repubblica, nè del Garante della Privacy):